Maurizio Lastrico torna in tv con ‘Don Matteo 13’: “Ci sarà leggerezza” | L’attore si racconta

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E’ ormai impossibile non associare Maurizio Lastrico al vero talento: la sua è infatti un’Arte a 360°, che non fa solo divertire ma anche emozionare. Attore, comico e cabarettista, l’abbiamo visto in numerose apparizioni televisive e cinematografiche, e non possono di certo mancare i suoi numerosi spettacoli teatrali in tutta Italia (che riscuotono sempre un enorme successo).

Tra qualche mese, Lastrico tornerà nel piccolo schermo con la tredicesima stagione di ‘Don Matteo‘ (nel quale interpreta il PM Marco Nardi). I fans potranno inoltre vederlo anche nel nuovo film dei Fratelli D’Innocenzo, che uscirà al cinema nel mese di gennaio 2022. Insomma, sono tantissimi i progetti che Maurizio sta costruendo giorno dopo giorno. Ha voluto così raccontarceli uno ad uno, parlando anche della sua vita destreggiata sempre tra teatro, cinema e tv.


Iniziamo questa intervista con una domanda molto semplice: quando hai capito che l’Arte e la recitazione sarebbero state la tua strada?

L’ho compreso soprattutto in due momenti. Innanzitutto, quando ero bambino e ho iniziato a fare qualcosa per la scuola. Vedevo che, istintivamente, c’era qualcosa che funzionava e che creava una risata. Il secondo momento è stato quando ho iniziato a fare un altro tipo di lavoro, ma ho sentito subito un richiamo verso l’Arte che mi ha portato a frequentare l’Accademia. Insomma, è stata un’inclinazione naturale ma anche un disagio nei lavori naturali.

Stai per ritornare nel piccolo schermo con la tredicesima stagione di ‘Don Matteo’, nel quale interpreti il PM Marco Nardi. Quanto c’è di Maurizio in lui e com’è stato per te interpretare quel ruolo?

Sicuramente è la scrittura che ti porta a far andare il personaggio nella giusta direzione. Ho messo però molto di mio: è una persona che fa un lavoro molto più quadrato, e che lo porta ad essere in quel determinato modo. Ha un percorso di vita amoroso che, se avessi dovuto sostenerlo io nella realtà, mi sarei sicuramente depresso. Non si gode mai una domenica, non è mai andato a mangiare un gelato al mare con la propria fidanzata. Per esigenze sceniche, è sempre in un ciclone. Rispetto a lui, ho avuto la fortuna di vivere momenti sentimentali più tranquilli.

Ci sarà un’evoluzione del tuo personaggio in questa attesissima nuova stagione? Puoi anticiparci qualcosa?

Credo che l’evoluzione sia soprattutto recitativa. Ci sarà ancora di più una dimensione comica e di commedia, specialmente grazie alla scrittura. Insieme ad Emma Valenti (una new entry del cast), a Maria Chiara Giannetta e a Nino Frassica, ho creato un quadrilatero comico più alto. Riusciamo a far passare, quasi nella stessa scena, ingredienti riconducibili a cose più pesanti con una leggerezza particolare.

Com’è stato lavorare sul set con il grande Terence Hill? Cosa ti ha insegnato professionalmente parlando?

Terence Hill ha un approccio davvero speciale con questa professione: per lui, è una vera e propria missione. Racconta gli esseri umani a così tante persone (tra cui anche ai ragazzi, che magari vedono per la prima volta delle rappresentazioni di realtà). E’ una missione per chi ha quel tipo di atteggiamento giusto, quell’amore verso il proprio lavoro. Questo è ancora più importante della capacità di recitare, del dire bene le proprie battute. E’ una bella responsabilità verso il ruolo che abbiamo, ed è questo che fa la differenza: dà un tocco di amore e di passione verso quello che si fa. Porta una tridimensionalità al personaggio che si deve interpretare.

Abbiamo recentemente visto il tuo ritorno nel programma ‘Zelig’ e dunque il ritorno del tuo moderno ‘monologo in terzine’ ispirato a Dante Alighieri. Dove nasce questa originalissima idea? Sei un appassionato di Dante?

Nasce nella Scuola di Recitazione, in cui ci facevano interpretare Dante. Era un gioco di esercizi per farci approcciare ancora di più alla poetica Dantesca e farci interpretare poi il Dante vero. Era inizialmente un gioco che, man mano, è arrivato a ‘Zelig’ e poi in teatro. E’ arrivato a persone che hanno scritto anche le proprie tesi di laurea su questo; è arrivato nelle scuole, dove fanno leggere queste terzine ai ragazzi per farli approcciare più facilmente allo studio di Dante. Questo gioco funziona molto soprattutto in teatro: è diventato una specie di nostro “dialetto condiviso”. E’ ormai un gioco che si fonda sul cambiare le parole, ma è anche un gioco della recitazione, della narrazione, della costruzione di un pezzo comico. E’ una successione di battute, collegate tra di loro. Il fatto di avere una piccola storia (seppur semplice e banale) dà un grado di attenzione al pezzo, e questa è senz’altro un’ottima piattaforma sulla quale puoi mettere delle battute (necessarie in un contesto comico). Il tutto è però supportato da una linea narrativa, che dà la possibilità di tenere alta l’attenzione.

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La tua vita si destreggia tra televisione, cinema e teatro. C’è un ambito tra questi che preferisci maggiormente e che ti lascia più emozioni degli altri?

Il teatro ha ovviamente un’efficacia comunicativa davvero potente. Quello che porto nei teatri è qualcosa che ho creato io e che sono riuscito a portare su quel palco. Riuscire a vedere uno spettacolo realizzato (con un grande successo), è per me l’emozione più forte. Per poter avere un’esperienza artistica più ricca, il fatto di poter lavorare anche al cinema e in tv è per me qualcosa di importante. L’impatto che si ha nello schermo porta le persone a venire a vedermi in teatro, e viceversa.

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Quali sono i tuoi futuri progetti?

A gennaio 2022 uscirà il nuovo film “America Latina”, diretto dai Fratelli D’Innocenzo e a cui ho preso parte. Ci sarà poi la tredicesima stagione di “Don Matteo”. Farò inoltre una mia tournée in Italia per tutta la primavera 2022, e sto intanto aspettando alcune risposte di vari provini.

Intervista a cura di Stefania Meneghella