Carlotta Proietti ricorda papà Gigi: “Mi ha insegnato il sorriso” | Poi parla della sua vita

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Carlotta Proietti è una grande attrice e, su questo, non ci sono dubbi. Il suo percorso artistico vanta infatti numerose collaborazioni e partecipazioni teatrali. E’ stata proprio questa la bella e intramontabile eredità che le ha lasciato il suo papà Gigi Proietti: una grande presenza sul palco e nella vita che, con la sua recitazione, ha conquistato migliaia di cuori per tanti e lunghi anni.

La Proietti ha così accettato di incontrarci dimostrando, con le sue parole, di aver appreso da lui la sua dote più importante: l’umiltà. Ha raccontato un po’ della sua vita e dei suoi numerosi progetti, che mette in pratica sempre con quell’instancabile bravura che la contraddistingue.


Ciao Carlotta, e benvenuta tra le nostre pagine! Partiamo da una delle tue più grandi passioni: la recitazione (trasmessa sicuramente dal tuo papà). Quando hai compreso che sarebbe stata quella la strada giusta per te?

Grazie! Ho cominciato cantando. Mio padre, in tempi non sospetti, mi disse che secondo lui avrei potuto recitare, ma non era minimamente nei miei piani. La musica mi ha portata verso il teatro, dove lavoravo in veste appunto solo di cantante. Il palcoscenico mi ha messo di fronte al fatto che avevo bisogno di nozioni tecniche per gestirmi fisicamente meglio davanti a un pubblico. Perciò, in funzione del canto, mi sono iscritta al Cantiere Teatrale di Roma di Paola Tiziana Cruciani. La scuola mi ha fatto scoprire il valore del gruppo: la concentrazione, la gioia dell’improvvisazione. Insomma il gioco del teatro che conoscevo, ma non ancora sulla mia pelle. Ho scoperto che mi divertivo molto a mettermi alla prova nella recitazione. A seguito di due anni di Accademia, ho iniziato a “testarmi” in scena con esperimenti, tentativi, la cosiddetta “gavetta”, ed eccomi qua.

Quanto c’è di papà Gigi nella tua recitazione? Qual è il suo insegnamento più prezioso che conservi nel cuore?

Chi lo conosceva bene e mi conosce, dice di riconoscere espressioni e movimenti che ci avvicinano. Si tratta di impulsi inconsci, somiglianze tra padri e figlie di cui io non mi accorgo; non so se ho qualcosa del suo modo di recitare. I suoi insegnamenti sono tanti. La prima cosa che mi viene in mente se penso a tutte le volte che l’ho guardato lavorare è il sorriso; generava, con professionalità, pazienza e autorevolezza, un clima sempre bellissimo, unico. Oggi posso dire che non è da tutti. L’approccio ad un nuovo lavoro inoltre, è sempre colmo di insicurezze assieme ad un’enorme curiosità. Anche in questo penso di aver “preso” da lui.

E’ stato recentemente presentato al Festival del Cinema di Roma “Gigi Proietti detto Gigi”, un documentario dedicato al grande Gigi Proietti e diretto dal bravissimo Edoardo Leo. Com’è nato questo progetto e qual è stata la tua prima sensazione nel guardarlo?

Edoardo ha iniziato a lavorare su questo film circa tre anni fa. La sua intenzione era quella di raccontare come ‘A me gli occhi please‘, il one-man-show di mio padre del ’76, abbia cambiato in un certo senso il teatro italiano. Purtroppo a novembre 2020 tutto si è fermato. Qualche tempo dopo, ho sentito Edoardo per sapere se aveva intenzione di andare avanti col documentario, e lui mi ha detto di si e che avrebbe allargato lo sguardo del racconto su tutta la carriera di papà. Noi come famiglia abbiamo contribuito come potevamo, reperendo materiale ad esempio. Ne è uscito un lavoro splendido, coinvolgente, eseguito con grande delicatezza e poesia. Vederlo finito è stata un’emozione che non saprei spiegare a parole. C’è molto amore nel film di Edoardo, molto rispetto, per mio papà e per ciò che rappresenta. Penso che al pubblico piacerà moltissimo. Nella primavera 2022 uscirà al cinema e successivamente verrà trasmesso in tv.

C’è uno spettacolo teatrale da te realizzato a cui sei particolarmente affezionata?

Sono molto legata a “The Prudes”, una commedia di Anthony Nielson a due attori diretta da Gianluigi Fogacci, in scena con me, che ha debuttato nel 2018 e va in giro da allora. E’ prodotto da Politeama Srl, la nostra società di produzione. Ogni nostra produzione è un orgoglio; ad alcune inevitabilmente ci si lega di più. Probabilmente per il percorso che si fa per arrivare alla messa in scena, seguendo ogni passaggio. E’ il caso della nostra produzione più recente, “Intramuros”, diretto da Virginia Acqua. Sono passata dall’innamorarmi del testo al chiederne i diritti, fare i casting, seguire i preventivi, conoscere i costi, organizzare, allestire, provare, recitare, debuttare al Campania Teatro Festival 2021. Si tratta di un testo che mio padre aveva approvato, e questo mi ha dato molta forza nel portarlo avanti, anche se purtroppo non lo ha visto realizzato. Sono molto legata alle nostre produzioni del Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti, perlopiù shakespeariane, che sono il nostro orgoglio ormai da 18 anni. 

Sei un’artista a 360°, e la musica è un’altra tua grande passione: come pensi che le due arti (musica e teatro) possano intersecarsi tra di loro? Credi che ci siano delle similitudini?

Le due si intersecano continuamente, una non vive senza l’altra. O almeno questo succede nella mia testa! Con questo intendo che il ritmo nella recitazione è fondamentale a mio avviso e, per chi canta, recitare è sicuramente un’arma interpretativa importante. Mi piacerebbe poter cantare e recitare sempre, non necessariamente nella forma musical, che non ho mai avuto il piacere di sperimentare, ma anche nella forma di commedia musicale.

Il 6 gennaio 2022 debutterà lo spettacolo “La concessione del telefono” di Andrea Camilleri e diretto da Giuseppe Dipasquale. Ti va di presentarci questo progetto?

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Giuseppe mi ha chiamata per questo progetto ed ho accettato con gioia e curiosità. La sfida per me è la lingua, il siciliano di Camilleri. E’ una musica alla quale sto abituando le orecchie ed è un’esperienza molto stimolante. Sono grata a Dipasquale per avermi dato fiducia in questo senso. Questo adattamento teatrale di La concessione del telefono ha come protagonista Pippo, interpretato da Alessio Vassallo, ed è una commedia degli equivoci ambientata nelll’800 a Vigàta. La sua richiesta di attivazione di una linea telefonica, innesca una serie di malintesi che si intrecceranno in modo irrecuperabile! Si tratta di uno dei romanzi più divertenti di Camilleri, e la commedia sembra promettere lo stesso divertimento.

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Cosa ti riserverà il futuro dal punto di vista lavorativo?

Per il momento sono impegnata con ‘La concessione del telefono‘ fino al 17 gennaio a Palermo, poi ad Ancona la prima settimana di febbraio. Sempre in febbraio riprenderemo ‘The Prudes‘ in Abruzzo. Sto lavorando alla ripresa anche di ‘Intramuros‘, per Roma e in Tournée. A breve cominceremo a lavorare per la stagione estiva del Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti, per il quale avremo presto un nuovo direttore artistico. E’ nata la Fondazione Gigi Proietti con cui abbiamo svariati progetti che vedranno presto la luce. Sto scrivendo uno spettacolo nuovo, ed altre novità di cui spero di potervi parlare presto!

Intervista a cura di Stefania Meneghella