Hubble spia un ammasso globulare gremito di stelle

DiFabio Meneghella

Ago 16, 2022

Il telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA, in orbita terrestre dal 1990, ha spiato l’ammasso globulare NGC 6540 nella costellazione del Sagittario, a 17.000 anni luce dalla Terra (1 anno luce corrisponde a circa 9.460 miliardi di chilometri).

Per osservare e scaricare l’immagine di NGC 6540 in alta definizione, è possibile consultare il sito internet dell’ESA dedicato al telescopio Hubble (Clicca Qui).

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Ammasso globulare NGC 6540 catturato dal telescopio spaziale Hubble.
Credits: ESA/Hubble & NASA, R. Cohen

Le stelle più luminose in questa immagine sono adornate con schemi di luce a forma di croce, noti come diffraction spike (spicchi di diffrazione).

Questi “abbellimenti astronomici” sono causati dalla struttura di Hubble, anziché dalle stelle stesse: la luce stellare, mentre entra nel telescopio, viene leggermente disturbata dalla struttura interna dello strumento, creando i famosi spikes of light sulle stelle più luminose (picchi di luce a forma di croce).

Gli ammassi globulari come NGC 6540 (quest’ultimo ottenuto grazie agli strumenti Wide Field Camera 3 e Advanced Camera for Surveys di Hubble), possono contenere tra le decine di migliaia a milioni di stelle.

Hubble ha scrutato nel cuore di NGC 6540 per aiutare gli astronomi a misurare le età, le forme e le strutture degli ammassi globulari nel centro della Via Lattea (la nostra galassia). E non solo: questi studi aiutano i ricercatori a capire come si è evoluta la nostra galassia.

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L’intensa attrazione gravitazionale, formatasi grazie alla presenza di decine di migliaia/milioni di stelle ravvicinate, conferisce agli ammassi globulari la loro forma sferica regolare.

Tutti gli ammassi stellari sono molto importanti per gli astronomi, perché le loro stelle si sono formate tutte approssimativamente nello stesso momento, nella stessa posizione e con una composizione iniziale simile. Pertanto, essi sono ideali per scoprire la genesi e l’evoluzione delle stelle.

  • Cover image credits: ESA/Hubble & NASA, R. Cohen

Articolo a cura di Fabio Meneghella

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