Marco Iantosca racconta il nuovo singolo Non è politica: “Avevo paura di cantare la paura”

DiStefania Meneghella

Ago 18, 2022

Come nasce la passione per la musica? Quando hai compreso che quella della musica sarebbe stata la giusta strada per la tua vita?

La musica è nel mio DNA, ma in realtà non sono l’unico ad avere questo dono in famiglia. Da piccolo la musica mi ha permesso di crescere e sviluppare idee e sensazioni che diversamente non avrei mai potuto conoscere e anche oggi, da grande, è così. Più che una “strada giusta” la definirei una “compagna giusta”, dato che vivo tutto in  maniera spontanea ed onesta.

Come descriveresti la tua musica a chi non ha ancora avuto la possibilità di poterla ascoltare?

La mia musica è decisamente fuori dagli schemi e da logiche commerciali; nasce per sviluppare un pensiero e magari per dare degli spunti di riflessione sia a me sia a chi la ascolta. Anche se ascoltare e riflettere sono due cose a cui ci stiamo totalmente disabituando.

Quali credi siano le doti che caratterizzano il tuo stile musicale?

Il mio stile è fatto di esperienze sia musicali che di vita, ma anche influenze a volte nostalgiche ed ancorate al passato, a volte più moderne legate da un filo conduttore attraverso le canzoni. Mi piace portare insieme nel mio viaggio tante influenze che variano dalla psichedelia al cantautorato, passando per il reggae e la new wave.

E’ da poco uscita la tua nuova canzone intitolata “Non è politica”, un brano che conservavi da anni ma che ora hai deciso di pubblicare. Qual è il motivo che ti ha spinto a renderla pubblica adesso?

In realtà, se pur non cantato da me, il brano era già uscito nel 2016. L’ho scritto senza pensarci troppo, come per esorcizzare tutte le guerre sia “fuori che dentro” che stavo vivendo. Ho però sempre avuto timore di cantarla. Con il passare del tempo l’esigenza di urlare questo dolore e trasformarlo in un grido di speranza ha prevalso sulla paura, e così eccomi qui.

Qual è il messaggio che vorresti che la gente possa carpire da questo ultimo singolo?

Il messaggio è tanto semplice quanto utopistico: “ideale etico-politico destinato a non realizzarsi sul piano Istituzionale ma avente ugualmente funzione stimolatrice nei riguardi dell’azione”. Malgrado sia così dannatamente complicato, mi piace pensare che attraverso il bene comune, l’unità di intenti e anche un po’ di sano romanticismo la situazione che stiamo vivendo possa migliorare. Provo a cambiare “il mio mondo” affinché possa essere un esempio per chi mi sta intorno. “Non è Politica” canta la voglia di rialzarsi e superare il dolore e il buio stando insieme: “Portami a volare con te, questa notte ha il tuo sapore, portami nel respiro che non c’è dove posso immaginare la mia terra che non muore e non è politica!!!

Qual è il complimento fatto sulla tua ultima canzone che più ti è rimasto impresso?

Più che un complimento ricordo l’emozione trasmessa da un bellissimo messaggio di una persona che ha ascoltato il brano prima che uscisse. Infatti eravamo all’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina, quando decisi di voler pubblicare la mia versione. Ho poi aspettato ancora per farlo uscire, perché la guerra non è un trend su cui mi andava di speculare e soprattutto non volevo mancare di rispetto a nessuno. Proprio per questo motivo mi rivolsi ad una  persona che avendo parte della sua famiglia in Ucraina, purtroppo era ed è ancora più coinvolta di noi nelle vicende. Le chiesi di ascoltare il brano e poco dopo la sua risposta fu l’ennesima dimostrazione dell’immenso potere che ha la musica e di quanto sia più forte di tutto il resto! Ricordo le sue parole, la sua voce che mi esortava a pubblicarla e una commozione così forte che non avrei mai pensato potesse scatenare una “canzone triste” che avevo paura di cantare…. Avevo “paura di cantare la paura” ma è  stato l’unico modo per sconfiggerla e cercare di per essere migliore.

Ci sono altri temi su cui ti piacerebbe fare luce attraverso un testo musicale per trasmettere un messaggio al tuo pubblico?

Per ciò che mi riguarda ci sono diversi temi di cui si parlerà nel prossimo album “Tra social & realtà”. Il titolo è emblematico e racchiude un concept/viaggio nei paradossi della nostra società, prodotto e registrato tra Venezuela e Italia e naturalmente fuori dagli schemi e dalle logiche di mercato. In generale mi piacerebbe che la musica fosse un mezzo per elevarci umanamente oltre che culturalmente; invece oggi molto più spesso è un’occasione per dimostrare quanto siamo stupidi. Sembrerà retorica, anche molto banale o forse starò invecchiando male ,ma certe “modernità” che passano frequentemente in radio, che vengono acclamate, ascoltate e cantate anche da bambini mi sembrano un motivo per fermarci a pensare se è davvero questo il senso che vogliamo dare alla musica e all’umanità in generale.

Quali sono i tuoi futuri progetti futuri?

Nel lungo termine sono concentrato sull’uscita di “Tra social & realtà”, che molto probabilmente ci sarà all’inizio del prossimo anno. Molte canzoni sono da ultimare e, essendo anche più del previsto, non è escluso che escano in due volumi diversi. E’ un lavoro di anni a cui tengo tanto, non solo per le prestigiose collaborazioni e per il sound che insieme siamo riusciti a sviluppare, ma soprattutto per il percorso che rappresenta. Come dicevo sto invecchiando, ma non smetto di sognare e questo album ne è la riprova! Tra qualche giorno invece ci sarà un appuntamento live da non perdere in una bellissima piazza dell’ Irpinia, precisamente il 18 Agosto a San Mango sul Calore (Av), dove suonerò per la prima volta molti brani del nuovo disco. Per l’occasione sarò accompagnato dai The Ayers, la mia band storica con la quale sono in giro da più di vent’anni. Sarà una sorta di data zero da cui mi aspetto molto e alla quale siete tutti invitati.

Intervista a cura di Manuela Ratti

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