Kyshan Wilson su Mare Fuori: “Insegna ad essere persone buone” | Poi parla della sua Kubra

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Kyshan Wilson è diventata nota al piccolo schermo grazie alla sua partecipazione alla fiction ‘Mare Fuori 2‘: una serie che ha fatto conoscere al grande pubblico italiano molte giovani promesse, e ha fatto comprendere a tutto il Paese come ci siano diversi destini per ognuno ma anche diverse strade da percorrere.

E’ un po’ quello che insegna il personaggio di Kubra, interpretato dalla stessa Wilson. Inglese di nascita e originaria della Calabria, Kyshan è amante dell’arte e della bellezza. Soprattutto però, ama recitare e questo l’ha portata a costruirsi una strada nel mondo dello spettacolo e della recitazione. Dopo una piacevolissima chiacchierata telefonica, ho compreso un aspetto molto importante della giovanissima attrice: il potere dell’umiltà. E questa consapevolezza mi ha portato ad apprezzarla non solo per il suo lato artistico, ma anche umano.

La Wilson ha risposto a tutte le mie domande, e l’ha fatto con una spontaneità unica. Ha così voluto donare alle nostre pagine i suoi pensieri sui vari aspetti della sua Arte, confessandosi senza filtri e parlando di quello che potrà essere il suo futuro. Di una cosa sono quindi certa: la passione non l’abbandonerà mai, e ce lo sta già dimostrando pienamente.


Prima di tutto mi piacerebbe chiederti qualcosa di te. Chi è Kyshan nella vita di tutti i giorni?

Cerco di migliorarmi sempre, da tutti i punti di vista. Cerco di leggere, di informarmi su aspetti attuali come la politica. Sto attualmente iniziando a fare vari corsi di recitazione. Ho una vita abbastanza normale.

Parliamo della fiction che ti ha resa nota al piccolo schermo: ‘Mare Fuori’. Com’è stato essere catapultata in una serie di così grande spessore? Te lo saresti mai immaginata?

Assolutamente no. Per me è stata un’esperienza surreale (questa è l’unica parola che riesce a catturare quello che ho provato). Da essere spettatrice della serie, diventarne l’attrice è stato un grande colpo. Mi ha portato ansia, ma anche tanta felicità e soddisfazione: è incredibile lavorare con persone che adoro e a cui aspiro, sia per la bravura sia per la personalità.

E il primo provino? Ti ricordi com’è stato?



Il primo provino l’ho realizzato in modalità selftape, perché eravamo in pieno lockdown. E’ stata un’esperienza particolare, dato che è stato il mio primo provino. Ho sentito tanta soddisfazione, e da lì è iniziato tutto. L’elemento più importante è per me non smettere mai di imparare: in questo periodo, ho appreso molto dai miei colleghi e dalle persone che incontro. Il mio agente mi ha sempre detto: “E’ il set la miglior scuola di recitazione che esista”. Per questo, sento di essere molto fortunata.

Interpreti Kubra, un’adolescente apparentemente dura e coraggiosa ma, allo stesso tempo, anche molto fragile. Quanto c’è di Kyshan in lei? Cosa ti ha insegnato il personaggio di Kubra?

Kubra non mi rispecchia molto a livello superficiale: io sono una persona molto solare, e non cupa come lei. Su un livello più profondo, credo invece che mi rispecchi: lei ha una fragilità interiore che cerca spesso di nascondere, credendo di apparire vulnerabile. In questo mi ritrovo. A prescindere, è un personaggio che adoro e c’era qualcosa in lei che mi ha ispirato. E’ una ragazza coraggiosa ma anche molto speranzosa: mi ha fatto un enorme piacere interpretarla, perché è stato anche un ruolo complesso e non scontato. Kubra ha in fondo un cuore grandissimo, e ha avuto modo di dimostrarlo attraverso i legami che ha stretto con i ragazzi del Carcere. La sua storia ha sicuramente un grande sviluppo. Ora sta imparando ad essere un’adolescente, a non avere questo peso sulle sue spalle e a vivere finalmente l’età che ha.

La serie è ovviamente ambientata in un carcere minorile, e racconta le storie drammatiche dei ragazzi che sono lì dentro. Come pensi che si possano evitare certe situazioni familiari? Credi in un loro cambiamento?

Credo che, quando si è così giovani e si cresca in un ambiente del genere, si pensa di non avere altra scelta e di non poter cambiare il proprio destino. E’ sicuramente molto difficile uscirne: serve tanta forza e tanto coraggio. Spero però che ‘Mare Fuori’ trasmetta questo messaggio e che possa insegnare, a chi ha esperienze simili, la possibilità di scegliere sempre altre strade. Non siamo mai costretti o bloccati in una situazione: possiamo sempre fare di meglio e scegliere le cose giuste, essere persone buone. E’ difficile, ma si deve tentare.

Mi ha colpito molto la scena del mare: Kubra sa di non saper nuotare ma, nonostante questo, si tuffa comunque e rischia di annegare. Com’è stato girarla? Ci sono particolari aneddoti da raccontare?

Girare questa scena è stato veramente difficile, non solo dal punto di vista tecnico ma anche personale. Pur sapendo nuotare, non è stato semplice girarla per circa un’ora e mezza: sono quasi affogata davvero, e ho bevuto molta acqua. Nonostante questo, è stata dura e difficile ma sono rimasta molto soddisfatta, grazie ovviamente all’aiuto del regista Ivan Silvestrini. Kubra si butta sapendo di non saper nuotare e si fida di Pino: è stato un rischio ma anche una dimostrazione della sua crescita: lei non si fida di nessuno, e questa scena è stata molto importante. Si lancia nel mare e decide di fidarsi di qualcuno, per la prima volta nella sua vita.

C’è una scena a cui sei particolarmente affezionata?

Sicuramente c’è la scena dell’accoltellamento: è stata la mia prima scena e il mio primo giorno su un set. Le emozioni erano tante, ma tutta la troupe mi ha aiutata sin dall’inizio. E’ stata un’esperienza commovente. Per me è stata inoltre importante anche la scena con Pino e il cane, durante la quale parliamo dei nostri padri e dell’affetto che ci è mancato nella nostra infanzia. E’ stata molto importante per me perché ho lavorato molto con Artem (Pino): abbiamo parlato molto di come l’avremmo girata, e anche delle nostre esperienze umane. In quella scena, trovo molta umanità e vulnerabilità. Io la ritengo speciale, e crediamo di aver fatto un bel lavoro. E’ sicuramente una delle mie scene preferite.

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Com’erano le giornate sul set? Che ricordi hai di quel periodo?

Ricordo molta euforia. In quel set c’è un ambiente di famiglia, unità, fratellanza. Siamo davvero uniti, ci diamo forza, ci stringiamo, ci aiutiamo. Trovarmi su quel set per la prima volta è stato sicuramente una delle motivazioni per cui mi sono innamorata del cinema.

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Hai nuovi progetti in ballo? Parlaci del tuo futuro.

Dopo ‘Mare fuori’, ho avuto la fortuna di lavorare su un altro film, su un’altra serie e ora sto per iniziare un cortometraggio (che sicuramente avrà molto successo). Per fortuna, sto realizzando vari progetti bellissimi e sto incontrando persone che mi stanno insegnando e aiutando. Speriamo che continui così, e che possa sempre trovare queste persone spettacolari.

Intervista a cura di Stefania Meneghella