Valeria Nitto racconta il potere della fede: Di cosa parla ‘Il canto degli angeli’

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Valeria Nitto torna in libreria con il romanzo ‘Il Canto degli Angeli‘, edito da Les Flaneurs Edizioni. Nel corso della lettura, ho avvertito un misto di sensazioni, che si sono poi tramutate in consapevolezze (e anche sorrisi).

La protagonista è Dalila, una ragazza ‘diversa‘ ma allo stesso tempo speciale: non sono riuscita a definirla, all’inizio, ma ho poi compresso un aspetto molto più importante. Dalila si definisce da sola, e lo fa con tutto quello che ha vissuto: madre distante, padre non presente. La vita della fanciulla è stato un continuo tramutarsi, e questo ha fatto tramutare anche lei. E’ stato così che l’ho capita (e anche un po’ abbracciata). Poi c’è stato tutto il resto: “Cosa sono gli angeli?“, mi sono detta, “ma soprattutto, dove sono?“.

Le pagine di Valeria Nitto mi hanno insegnato che non basta credere: bisogna anche saper cercare. Ma cosa? Le anime che avevamo visto e spesso perduto. Cercare anche noi stessi e, dentro di noi, ritrovare la forza per non arrendersi. Con uno stile semplice ma profondo, l’autrice ha saputo cogliere i veri significati della vita: anzi, li ha plasmati rendendoli oro e ce li ha restituiti in un modo assolutamente unico e originale. Dalila vede cose, persone, immagini, luci: vede tutto, Dalila. E vediamo anche noi, insieme a lei: “allora, Dio esiste?“, si chiede il lettore. Non posso interpretare quello che ognuno ha pensato alla fine del romanzo, ma posso senz’altro percepire chi è diventata Dalila.

Lo percepisco e la porto con me per sempre: e allora sì, inizio a credere un po’ di più. Nei miracoli, nelle presenze, negli angeli. Inizio a credere in quello che non si vede, e in ciò che è trasparente: è sicuramente questo il potere della lettura. E’ sicuramente questo: niente di più, niente di meno.


Ciao Valeria, e benvenuta tra le nostre pagine! La scrittura fa ormai parte di te. Quando hai compreso che sarebbe stata la tua strada?

Buona sera e grazie a voi per questa occasione. La scrittura è sempre stata parte integrante della mia vita. Che fossi felice o triste, ero sempre pronta a riportare i miei pensieri su carta. Tuttavia, solo in età adulta, ho capito che volevo intraprendere questa strada e cercare così un posticino nel panorama editoriale.

Parliamo adesso del tuo ultimo lavoro ‘Il Canto degli angeli’ (Les Flaneurs Edizioni). Un romanzo che racconta l’importanza degli angeli, appunto. Come nasce l’idea per questo romanzo?

Il concetto si collega a una recente riscoperta di fede. Gli angeli sono parte integrante della nostra esistenza. Volevo dar loro voce sotto forma di romanzo e, caso volle, lessi di una ragazza dalle capacità straordinarie. Da lì, lo spunto per una nuova avventura fantastica.

La protagonista si chiama Dalila, una fanciulla molto confusa ma soprattutto sola. Se ti dovesse capitare di incontrarla, cosa le diresti? C’è un consiglio che vorresti darle?

In parte quello che riguarda un po’ tutti: non arrendersi e, anche se la vita vuole schiacciarti, tu ribaltala.

Com’è stato costruire il suo personaggio? Quanto c’è di Dalila in te?

Ogni mia protagonista richiama un po’ ciò in cui credo. La voglia di combattere e crescere, durante questo percorso alla riscoperta di se stessi. Dalila incarna un concetto da non sottovalutare. Non siamo su questa terra per caso. Intraprendere un viaggio, mutando il nostro spirito è il minimo al quale dovremmo aspirare.

‘Il canto degli angeli’ non è la tua prima pubblicazione. Anzi, alle tue spalle ce ne sono state molte altre. Com’era inizialmente il tuo stile di scrittura? Hai cambiato qualcosa nel corso del tempo?

I miei primi esperimenti romanzeschi erano piuttosto “diretti”. Nel senso che descrivevo l’azione, non tutto ciò che l’arricchiva. Ho imparato a dar respiro alle proprie emozioni soffermandomi sulla pienezza della scena, senza però tergiversare.

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Come procede la promozione del tuo libro? Ci sono nuovi progetti in ballo?

Il cammino de “Il canto degli angeli” deve andare ancora avanti. Nel frattempo non riesco a stare ferma troppo a lungo. Chi mi segue, sa benissimo che la maggiore ispirazione dove traggo uno spunto valido, è nel mondo onirico. I sogni non sono soltanto una serie di immagini dettate a casaccio, ma nascondono segreti e messaggi davvero sorprendenti.

Intervista a cura di Stefania Meneghella