Mr Joy racconta il suo Vivere: “La mia linfa vitale? Parte tutto dai bambini”

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Mr Joy torna sulla scena musicale con il nuovo singolo Vivere, un viaggio verso una riscoperta di noi stessi e quella parte fanciullesca persa nel tragitto della vita. L’artista vuole ritrovare il bambino dentro di noi, prenderlo per mano e condurlo verso una nuova rinascita: è sicuramente questo lo spirito del suo progetto, che esprime forza ed energia in ogni dove. Il suo motto è: “Non mollare mai“. C’è sempre un nuovo angolo, una nuova foglia, un nuovo pezzo di strada da incontrare e assaporare (per non perdersi di nuovo).


Come nasce il tuo primo approccio alla musica? Quando hai scoperto che sarebbe stata la tua strada?

Quando avevo 8 anni, volevo giocare a calcio. Mia madre mi obbligò però a suonare il pianoforte, e ricordo che ero in questa scuola a fare solfeggi mentre gli altri bambini stavano giocando a pallone. Inizialmente, ho odiato la musica perché mi era stata imposta. Ho poi iniziato a scrivere canzoni, a fare animazioni e non mi sono più fermato.

Parliamo del tuo nuovo singolo Vivere: come nasce l’idea per questo brano?

Mr Joy è un progetto di rinascita, che insegna appunto a partire da zero: è un inno alla positività. Tutto è nato l’anno scorso, quando ho pubblicato le prime due canzoni: Vivere è invece la chiusura di un percorso forte, un inno alla ripresa che insegna a credere che ci sia un mondo migliore. E’ un progetto che nasce dalla sofferenza: credo che abbiamo passato tutti un periodo di paura, e questa canzone è così venuta fuori da sola.

La particolarità della tua musica sta nel fatto che parti spesso dai bambini e dalla loro ingenuità: cosa rappresentano per te i bambini? Qual è il motivo per cui hai pensato di parlare di loro?

Questo brano porta tutti noi a risvegliare la nostra parte fanciullesca: i bambini restano abbagliati da una farfalla bianca in un prato o da una lucciola di sera. Dovremmo farlo anche noi. Vorrei quindi svegliare quel bambino nascosto, fargli ricordare la canzone che ha ascoltato a scuola o all’asilo. Il brano inizia con “Se sei felice tu lo sai batti le mani“, delle parole che tutti abbiamo canticchiato quando eravamo piccoli. I bambini rappresentano l’anima pura e la spensieratezza: è un progetto di risveglio delle anime.

Secondo te, qual è il segreto per abbandonare tutte le nostre paure e ritrovare quella spensieratezza e fanciullezza di un tempo?

La spensieratezza arriva dopo un periodo di tanta paura e tanto dolore: arriva quando ti scontri con te stesso e attraversi dei momenti di panico. Questo ti porta a risvegliarti e iniziare a vedere quello che non vedevi. Ho passato momenti bellissimi nella mia vita ma, ad un certo punto, ho attraverso un periodo triste e buio in cui sono caduto nello sconforto. Lì è rinato il nuovo Andrea, e sono diventato Mr Joy. Nel videoclip di Vivere, ho inserito un dinosauro: c’erano tanti bambini che correvano e ci hanno abbracciato. Il bambino è sempre attirato da qualcosa che gli fa paura, ed è stato bellissimo. Il mondo dei bambini è bellissimo. Nel mio pubblico, ci sono sicuramente molti bambini e questo mi rende felice: è proprio quello che volevo. La mia linfa vitale parte da loro.

Il tuo stile è sicuramente molto originale, ma com’è avvenuto il tuo approccio a questo genere? Chi sono stati i tuoi maestri musicali?

Ho iniziato a fare musica, approcciandomi alla dance e alla disco. Ho poi fortunatamente incontrato Massimo Luca (produttore di Grignano, chitarrista di Lucio Battisti e Mina). Lui mi ha aperto corde musicali che non avevo: ho infatti avuto la fortuna di collaborare con gente che ha fatto la storia della musica in Italia. Ho così gestito il mio mood con le basi di questi maestri.

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Quali sono i tuoi futuri progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Ci sarà l’album di Mr Joy, che conterrà due cover e altre canzoni molto serie ma vestite in maniera leggera. Ci sarà poi uno spettacolo teatrale durante il quale si racconterà la nascita di Mr Joy. Il titolo sarà “Il Farfallo“. Farò una puntata zero, e poi capirò quello che succederà: l’obiettivo è quello di portarlo in giro.

Intervista a cura di Stefania Meneghella