Francesco Serpico torna con L’Amica Geniale: “Vi racconto il mio Nino Sarratore”

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L’Amica Geniale‘ sta per ritornare in tv: è infatti ormai agli sgoccioli la sua terza e attesissima edizione. Accanto a Lila e Lenù (le ormai indiscusse protagoniste della nota fiction), ci sarà il tanto chiacchierato Nino Sarratore, il cui ruolo è interpretato dal bravissimo Francesco Serpico.

Il ritorno di Nino porterà sicuramente scompiglio nella vita delle due ragazze ma, allo stesso tempo, renderà la storia ancora più travolgente ed enigmatica. Ce ne ha parlato proprio Serpico durante una chiacchierata telefonica. L’attore ci ha infatti raccontato il suo mondo fatto di recitazione e sogni, ma anche come l’esperienza de ‘L’Amica Geniale‘ abbia cambiato la sua vita.


Partiamo dalla tua più grande passione: la recitazione. C’è stato un momento particolare in cui hai compreso che questa sarebbe stata la tua strada?

Questo è accaduto circa sei mesi fa, non perché il mio percorso con la recitazione non fosse più antico. Quando ero più piccolo, mi sembrava di non potermi permettere di fare l’attore. Per prima cosa, perché nel meridione l’ambito creativo è visto maggiormente come un hobby (o comunque come un’occupazione parallela). Non pensavo assolutamente che questo potesse essere il mio lavoro. Sei mesi fa, ho fatto un viaggio a Pisa e la vicinanza con dei ragazzi musicisti e creativi che ho conosciuto, mi ha fatto comprendere che sarebbe stata questa la mia strada. Il mio percorso si sta adesso equilibrando sul lato creativo in generale (in particolare, sulla recitazione).

Parliamo adesso de L’Amica Geniale, una serie tv che ha avuto un enorme successo. Ti ricordi com’è stato il tuo primo provino?

E’ stato del tutto casuale. Il mio migliore amico Ferdinando doveva fare il provino per una comparsa, e mi invitò ad accompagnarlo. Sono così andato con lui: loro facevano una foto ad ogni persona che si fosse presentata, e chiamavano poi alcuni volti che trovavano particolarmente interessanti. Io ero tra questi, e mi fecero così una breve intervista. Mi chiesero se io avessi paura di qualcosa, e io dissi di aver paura degli squali. Ho infatti paura di tutto quello che non vedo: sto per questo cercando di allenarmi a capire che, il buio, non significa necessariamente pericolo.

Nino Sarratore è un giovane misterioso, che riesce però ad ammaliare sempre molto donne (tra cui Lila e Lenù). Com’è stato interpretare questo ruolo? Quanto c’è di Nino in te?

Non c’è più Nino di Elena, non c’è più Nino di Lila. Ogni personaggio ha in qualche modo una parte dentro di me, e in ogni personaggio io posso rivedermi. Ho sempre visto la rabbia degli altri nei confronti di questo personaggio, ma io ho capito che posso essere l’unico ad abbracciarlo e comprenderlo. Nino non è negativo, ma incompleto. Mi ci vedo forse nella sua incompletezza eterna, come nella sua attenzione nei confronti della donna: ha una sensibilità estrema, quasi mimetica. Durante un’intervista che fecero a Toni Servillo, gli chiesero: “Ma come fai ad uscire dal personaggio?”. Lui rispose: “La prima cosa che un attore deve considerare è che il proprio personaggio è sempre più complesso di lui. Per questo, faccio senz’altro un passo indietro rispetto alla complessità di Nino.

In questa attesissima terza stagione, il personaggio di Nino sarà molto presente. Ci sarà un cambiamento in lui? Puoi anticiparci qualcosa?

Ci sarà sicuramente un cambiamento. Nino diventa un giovane adulto sotto vari punti di vista, anche a livello relazionale. In lui cambia soprattutto il rapporto con la famiglia: cambia il paradigma padre – figlio. Assistiamo alla nota anticipazione e predetta trasformazione di Nino nel padre. Nino abbandona le insicurezze giovanili, e colma questo senso di incompletezza buttandosi nelle relazioni (soprattutto con le donne) senza freni e inibizioni. Quell’insicurezza probabilmente gli resterà sempre, ma lui è diventato più bravo a mascherarla.

Qual è il ricordo più bello che conservi del set de L’Amica Geniale?

Il primo momento che mi viene in mente è quello della spiaggia dei trecento gradini di Gaeta. Lì abbiamo girato gli episodi ambientati a Ischia, durante la seconda stagione. Alice Rohrwacher era alla regia. Ricordo un momento molto sospeso nel bene e nel male, nella sua bellezza e nell’enorme solitudine. E’ stato un momento di enorme contatto con me stesso, nato sia dal meraviglioso luogo in cui ci trovavamo sia dalla regia di Alice, che è sempre quasi fuori dal tempo e in questi spazi eterni. Quella sensazione mi ha accompagnato in un percorso di espressività enorme, di conoscersi, di innamorarsi. L’ultimo giorno, ho sentito che la mia esperienza con L’Amica Geniale aveva raggiunto il suo apice. Poi ho continuato a lavorare in modi diversi, ma quell’attimo lì è stato senz’altro l’apice.

Dopo questa bellissima esperienza, quali sono i tuoi sogni lavorativi? Per quale progetto ti piacerebbe lavorare?

Il mio obiettivo è quello di continuare a formarmi, e raccogliere strumenti ed immagini da trasformare in qualcosa che ancora non so. Mi sto ultimamente avvicinando molto al teatro. Il mio sogno è sicuramente quello di andare in America, e vedere com’è lì il mondo. Sto ultimamente realizzando il mio primo cortometraggio insieme al mio migliore amico Ferdinando Antonini Genovese, che è un grandissimo fumettista.

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Stiamo riuscendo a portare avanti una piccola produzione insieme e sto sperimentando il lavoro della scrittura. Lui si occuperà della regia, e io sarò il protagonista. E’ un progetto di cui ci stiamo occupando in famiglia: c’è mio cugino Mario Miccione alla macchina da presa, Roberta Rossi Scala (che sarà la DoP) e il musicista Luigi Grisolia. E’ la storia di un trombettista jazz napoletano ambientata a cavallo tra gli anni ’50 e ’70.

Intervista a cura di Stefania Meneghella