Fantine Tho, Alessandro De Rosa e la loro sinergia musicale: “Così è nato il nostro incontro”

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Credit Alessandro De Rosa: Aleksandra Zalewska


Alessandro De Rosa, compositore e produttore, e Fantine Tho, cantautrice brasiliana, performer e attivista, hanno dato vita ad un nuovo album dal titolo ‘Pele e Alma‘. In uscita il 22 febbraio 2022 su tutte le piattaforme digitali, si tratta di un vero e proprio viaggio nella musica meditativa: un modo tutto speciale per collegarsi a sé stessi, all’altro e alla meravigliosa bellezza della natura.

I due artisti hanno così accettato di incontrarmi, e si sono lanciati in un racconto profondo e significativo della loro musica. Non c’è nient’altro da raggiungere: bisogna solo lasciarsi rapire dalle loro parole (e dalle loro ipnotiche, rilassanti e silenziose note).


Com’è avvenuto il vostro incontro e quando avete deciso di iniziare una collaborazione?

Fantine: Alessandro ed io ci siamo conosciuti nel 2012, quando studiava Composizione al Conservatorio de L’Aja. Stavo suonando la chitarra e cantando durante una jam session. Ci siamo incontrati e abbiamo iniziato a parlare. Ha detto: “Mi piace la tua musica, mi piace la tua voce. Dovremmo lavorare insieme“. Quindi, abbiamo iniziato a incontrarci alcune volte, a condividere alcune canzoni. Sono trascorsi molti anni da allora: lui è tornato in Italia e ha pubblicato il libro dedicato a Ennio Morricone. Poi, mi ha chiesto: “Ehi, che cosa stai combinato musicalmente?“, e io ho detto: “Questo è quello su cui ho lavorato“. Così abbiamo iniziato a lavorare insieme.

Dove nasce l’idea per questo progetto e cosa vi ha ispirato più di tutto?

Alessandro: L’idea nasce sicuramente da lei. Tutte le idee hanno bisogno di essere portate a termine. Ci siamo trovati insieme, allineati già dal principio. La stesura di tutto è stata molto veloce: abbiamo ovviamente lavorato molto per accordarsi e trovare tutte le frasi produttive. La base di questo lavoro è sicuramente la relazione con Fantine: lei mi ha proposto queste idee, e sono molto contento di aver accettato.

Fantine: Ho fatto alcuni studi sui Chakra e un po’ di studi spirituali con lo Yoga. Mi sono rivolta a diversi produttori musicali che mi hanno aiutata a trasformare le storie in musica. Ho parlato poi con Alessandro. Gli ho spiegato come avrei voluto che fosse il suono, e lui l’ha capito. Era connesso a questa conoscenza perché anche lui è cresciuto con la stessa conoscenza e le stesse influenze. Aveva fatto questi primi suoni strumentali, me li ha mandati. Mi sono seduta nel mio soggiorno, ho iniziato a piangere e ho detto: “Questo ragazzo ha capito“.

Il titolo dell’album ‘Pele e Alma’ è molto significativo: chi è Alma e chi è Pele?

Fantine: Avevamo molti nomi diversi per questo album. Abbiamo iniziato con Solar. Poi abbiamo detto: “Tiriamo alcune frequenze sonore da diversi pianeti, il Sole, la Luna e connettiamoci ai Chakra“. Abbiamo iniziato a fare questa ricerca, volevamo qualcosa di più concettuale. All’improvviso, stavo ascoltando una delle canzoni (la seconda traccia) e mi è venuta l’idea. Il titolo ci fa comprendere che non siamo soli, siamo fatti di carne e di anima. Abbiamo cantato raccontando la dualità, l’essere umani, le persone con un’anima, un cuore, con sentimenti e carne. Quindi, questo è stato perfetto. Questa è la storia della Dualità. Vogliamo immergerci con questa musica nella luce e ombra, nel giorno e nella notte, nel positivo e nel negativo.

La natura è un elemento molto presente nelle vostre musiche: secondo voi, come può conciliarsi la musica con la natura? Quanto c’è della natura nella musica?

Alessandro: La natura è molto presente. Possiamo parlare di ri-connessione con sé stessi e con il mondo esteriore. Come facciamo ad essere sani in un mondo malato? Come possiamo essere uniti se, al di fuori, siamo sconnessi con la natura, inquiniamo il mondo e anche le nostre relazioni? Questo lavoro si basa su questo principio: connettendo dentro, riesci a connettere anche fuori. Ogni traccia corrisponde a un Chakra: se si ascolta l’album dall’ultimo brano fino al primo, si arriva verso l’unificazione. Il punto di arrivo è la ‘torre di Cristallo‘: l’identità del singolo si riconnette con l’identità naturale del mondo. L’identità del singolo e l’identità collettiva spesso si intendono come due cose disgiunte: in realtà sono anche congiunte. La meditazione non è lo svuotare la testa e la mente senza pensare a nulla: è profonda concentrazione ed è focalizzata verso qualcosa. Si contrappone alla frammentazione che sperimentiamo tutti i giorni, ossia al caos della vita: la meditazione è prendere coscienza di sé stessi.

Quale può essere il segreto per ricollegarsi con sé stessi e per sentirsi un tutt’uno con l’ambiente che ci circonda?

Fantine: Respirare. Respirare è il più grande segreto. È così sorprendente, perché è così ovvio ed è qualcosa che il corpo fa per noi. Non abbiamo bisogno di fare uno sforzo per respirare. A volte, ci dimentichiamo di respirare e il modo in cui ci sentiamo ci fa respirare in un modo specifico. Quando siamo arrabbiati, il nostro respiro si abbassa e, a volte, come esseri umani, dimentichiamo che la chiave più grande per riconnetterci e trasformare tutto ciò che ci circonda è appunto respirare. Questa è la parte della natura, la parte dell’esistenza che è tutt’intorno a noi e ci connette attraverso il tempo e lo spazio. Questo respiro è colmo della luce dei raggi del Sole, dei suoni della natura. Siamo la natura. Spesso lo dimentichiamo, perché siamo così occupati nella nostra mente e così sofisticati con questa complessa capacità di razionalizzare e diventare un essere intellettuale che a volte perdiamo la nostra connessione con la Natura. Questo è il motivo per cui amo così tanto la tua domanda: perché parli di riconnettersi e tornare nella nostra natura. La prima cosa che fai è respirare e l’ultima cosa che fai è respirare. Il respiro è così potente. Quando una persona vuole porre fine alla propria vita, non dice: “Non voglio più vivere“. Dice invece: “Smetto di respirare“. Il respiro è più grande di noi. È più grande della nostra mente, più grande della nostra forza di volontà. Quindi per me, questo è il più grande segreto ed è la cosa più ovvia. Quindi ogni essere umano vivo su questo pianeta è un essere spirituale. Il nostro album ci sta dicendo che siamo tutti spirituali, ed è per questo che all’inizio dell’album si fa un respiro profondo.

A questo proposito, so che sei un ambientalista. Quali sono le tue maggiori attività da te realizzate per sensibilizzare l’importanza della natura?

Fantine: Ho iniziato con la natura del corpo e con i miei lavori per lo Yoga. Per me è importante la connessione tra il movimento consapevole, la respirazione consapevole e il saluto al Sole. È grazie ai raggi solari che hanno raggiunto il pianeta, che la vita sul pianeta è possibile. Sono originaria della Foresta Amazzonica. Vengo da un background indigeno e anche da un background europeo come ogni brasiliano: c’è un grande mix di tedesco, italiano, portoghese, spagnolo, indigeno. Sono andata in India dal mio insegnante di yoga e mi sono sentita un po’ ipocrita, perché ho pensato: “Perché devo imparare l’antica saggezza dall’India, quando vengo dall’antica saggezza e dalla natura della foresta amazzonica?“. Quando sono andata in India, ho ricevuto il titolo di Ambasciatore di Mission Green Earth e ho promesso di piantare almeno due alberi all’anno. Pensavo di essere nei guai, perché sono terribile con le piante. Non sono brava a prendermi cura delle piante nella mia casa. Ma poi mi sono ricordata che il mio primo fidanzato possiede una missione di riforestazione in Brasile. Allora, l’ho chiamato e gli ho detto: “Puoi aiutarmi a piantare alberi?“. Ecco perché ho iniziato a riunire un gruppo di Yoga, dove meditiamo e scriviamo musica pensando a quali sono i valori che si vogliono coltivare: sedersi, vedere fiorire, crescere, piantare. Ora, abbiamo la missione di piantare alberi in una piccola boutique, perché voglio sapere il nome di chi sta piantando gli alberi. Voglio sapere da quanto tempo stanno crescendo. Finora abbiamo piantato 300 alberi, dove ogni albero riceve un nome. Ogni seme ha un’anima, un nome e, quando piantiamo ogni albero, entriamo in meditazione. Ci sono missioni molto grandi in Brasile: c’è molta corruzione e, intorno alla riforestazione, ci sono sempre un sacco di soldi. Ma possiamo sempre stare vicini perché la natura è una cosa personale. È una cosa intima. È maestosa, gigantesca ma è anche molto intima e molto personale.

Quanto ha inciso il vostro percorso musicale individuale sul lavoro che avete realizzato insieme?

Alessandro: Le nostre differenze sono state importantissime, ma anche le risonanze. La relazione è fondamentale, perché può diventare una cosa che ci avvicina e che ci allontana. Quando ho visto Fantine per la prima volta, ho sentito questa nostra risonanza, che si è espressa nel nostro lavoro. Musicalmente parlando, mi sono lasciato andare: mi sono sentito libero nel contesto e per quella che era la nostra missione. E’ tutto fluito piuttosto velocemente. Sono partito con le storie di Fantine che lei mi aveva mandato e, da lì, è partito tutto. Abbiamo connesso i nostri due mondi in questo modo e ci siamo resi conto quanto questo album ci rappresenti in pieno. Specialmente quando arriva la musica, è molto difficile sentirmi unificato: questa volta, mi sta bene e la musica mi piace. Conduce a degli stati emotivi. Ho la speranza che, questo bene, possa arrivare a più persone possibili, anche in seguito al periodo di disconnessione che abbiamo attraversato. E’ nato da una risonanza, e i nostri percorsi individuali e di coppia hanno portato questo risultato.

Credit: Aleksandra Zalewska

Pensate che lavorerete ancora insieme? Ci sono alcuni progetti in ballo?

Fantine: Certo. Mi piacerebbe continuare a collaborare con Alessandro e abbiamo un’altra fase di questo progetto. Abbiamo pubblicato le narrazioni portoghesi e brasiliane delle storia. Poi ci sono la narrazione inglese e l’esperienza strumentale. Invece di uscire con una copia fisica di un CD o di un LP, ho deciso di creare un libro di esercizi di yoga per l’autoriflessione con domande chiave su ciascun Chakra per l’esplorazione personale in cui le persone avranno lo spazio per trovare la propria storia.

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Come sta procedendo la promozione del vostro album?

Alessandro: Ci siamo affidati a Greta Desirèe Facchinato che, oltre a realizzare la copertina, ha preparato i teaser e le impostazioni grafiche dell’album. Stiamo cercando delle sinergie con delle società che si occupano del benessere e della meditazione. Pensiamo ad una crescita organica. Il nostro scopo non è quello di scalare le classifiche immediatamente, ma è un discorso che si sta costruendo man mano. Verrà rilasciato un planner che è stato illustrato dalla stessa Greta Facchinato. L’album è il primo strumento che abbiamo deciso di condividere con le persone ma, in seguito, ci sarà appunto il planner: si tratta di una cosa pratica che si basa sulla connessione. Vorremmo partire dal Brasile per l’identità di Fantine e di molti altri aspetti, e arrivare gradualmente ad espanderci in altre parti del mondo. E’ un lavoro di costruzione, di contatti diretti con centri di meditazione: sarebbe bello organizzare conferenze durante le quali si parla e si discute di questo disco. E’ importante avere un feedback dalla gente: l’idea è quella di avere un dialogo con le persone che lo ascoltano.

Intervista a cura di Stefania Meneghella