Desy Icardi ritorna in libreria con ‘La biblioteca dei sussurri’: “E’ la lingua madre dei lettori”

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La scrittrice Desy Icardi fa il suo ritorno in libreria con il terzo libro della saga dal titolo ‘La biblioteca dei sussurri‘, pubblicato sempre con Fazi Editore.

Quello della Icardi, non è affatto solo un libro: è soprattutto un inno alla lettura e a quello che è contenuto nella carta. A tutto: alle emozioni, ai ricordi, alle paure. Ai sussurri, soprattutto. A quei gemiti silenziosi che, molto spesso, fanno un rumore pazzesco. “Dove?”, si chiede il lettore durante questa lettura. Fanno rumore nell’anima, e in tutto quello che si vede. A ciò che è invisibile.

Dora, la piccola Dora.

Dora, il fiume che scorre accanto alla sua casa.

Dora che ascolta – e sente più di chiunque altro – i sussurri dei lettori. Questo potere lo trasforma ben presto in dono, e se ne prende cura. Proprio come fa una mamma con il suo bambino. Sono i lettori del passato, che le fanno visita: bisbigliano e sussurrano parole, lasciando intendere come i libri siano immortali. Che nemmeno la morte stessa può farli svanire, che la carta resta in questo mondo anche se, un mondo, non riesce più a vederlo.

Capite perché il libro di Desy Icardi non è solo un libro? E’ molto di più: è la vita vera che si trasforma in parole e che resta dentro, in ogni cosa e in ogni dove. E diventa anch’esso immortale: quasi si sente sussurrare la voce dell’autrice che legge ogni parola, e quasi si sente la piccola Dora guardarci con quegli occhi attenti e sempre profondi. Si sente tutto, tra queste pagine. Il lettore sente tutto, e lo conserva come se fosse gioiello. Come se, quelle lettere, non dovessero morire mai. E non moriranno.


Ciao Desy, e benvenuta tra le nostre pagine! Poche domande non basterebbero per parlare di tutto quello che è contenuto nel tuo libro. Vorrei però iniziare con uno dei più semplici quesiti: da dove deriva la scelta del titolo? Secondo te, cosa può portare ciascuno di noi a sussurrare, anziché urlare, all’interno di una biblioteca?

Il sussurro è la lingua madre dei lettori che frequentano le biblioteche. In biblioteca vige un tacito accordo secondo il quale ogni lettore viene lasciato in silenziosa intimità ad ascoltare la storia con la quale si sta confrontando. Il silenzio delle biblioteche è solidale e complice; mai tetro e malinconico.

La protagonista è Dora, una bambina che a me piace definire speciale. Dora è anche il nome del fiume che scorre accanto alla sua casa. C’è una ragione particolare per cui hai scelto questo nome? Ma soprattutto, chi è Dora per te?

Talvolta le persone scelgono di dare ai bambini i nomi di persone amate e poiché i parenti della protagonista considerano la Dora un membro della famiglia, scelgono di darle questo nome. Dora, nelle mie intenzioni, rappresenta l’infanzia di ogni lettore.

Il sussurro: un elemento cardine di questo libro. Il sussurro, inteso come silenzio, può essere un modo per prendere le distanze dal caos della vita quotidiana. Nel tuo romanzo, è anche altro: è un modo per sentire chi non c’è più. Pensi che ci siano davvero persone che, come Dora, siano in grado di ascoltare quei sussurri che spesso noi non riusciamo ad incontrare?

Non saprei, ma è bello immaginarlo possibile. Il sussurro è qualcosa che ci costringe a tendere l’orecchio e a prestare attenzione. Anche i ricordi che riemergono dal passato – voci, volti, profumi –  talvolta hanno bisogno di una particolare attenzione per essere percepiti. Il sussurro diventa quindi una metafora dell’ascolto, sia esteriore che interiore.

L’Avvocato Ferro è un altro personaggio importante: cosa rappresenta per te e cosa vorresti dirgli, se ti capitasse di incontrarlo?

L’avvocato è un omaggio ai lettori devoti e al tempo che dedicano ai libri. Se lo incontrassi non credo che avrei molto da dirgli, nel senso che di norma sono io a dargli le direttive un po’ come fa il regista con un attore. Dopo le quattro storie nelle quali è apparso, ha tuttavia acquistato una sorta d’indipendenza e talvolta mi pare quasi che prenda decisioni in autonomia. Ovviamente si tratta soltanto di un’impressione, ma è divertente fare finta che sia reale.

C’è qualcosa di autobiografico tra le tue pagine?

Certo, nessuno può scrivere qualcosa di totalmente estraneo a se stesso. Come diceva Flaubert: “Bovary c’est moi!”. Nessun evento del romanzo è riconducibile alla mia vita, ma molti luoghi, atmosfere e sensazioni lo sono senza dubbio.

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Questo non è il primo libro che pubblichi con Fazi Editore, e gli altri tuoi volumi hanno avuto un grandissimo successo mediatico. Quali erano le tue aspettative iniziali? Ti aspettavi una simile popolarità quando hai iniziato questo percorso letterario?

No, non me l’aspettavo ma ci speravo fortemente. Chi ha creduto sin dall’inizio al successo delle mie storie è stato Fazi Editore, al quale sono infinitamente grata.

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Come procede la promozione de ‘La biblioteca dei sussurri’? Parlaci dei tuoi futuri progetti.

La promozione intesa in senso tradizionale, con visite a librerie, biblioteche e festival comincerà dopo le feste di Natale. In quanto ai miei progetti futuri, La biblioteca dei sussurri è il terzo romanzo di una pentalogia dedicata ai cinque sensi: il primo romanzo, L’annusatrice di libri, era  dedicato all’olfatto, il secondo, La ragazza con la macchina da scrivere, al tatto, il terzo, La biblioteca dei sussurri, all’udito. Ora sto lavorando al quarto e penultimo romanzo della serie, dedicato alla vista.

Recensione e intervista a cura di Stefania Meneghella