Samuele Proto torna sulla scena musicale con il nuovo singolo Fragili Rose, un brano che racconta l’inconscio e l’incessante ricerca di sé stessi. Il giovane cantautore parla di quanto siano piccoli certi gesti, ma anche di quanto siano importanti: come le formiche che si muovono all’unisono, ma che spesso vanno dove preferiscono andare. Dopo numerose esperienze musicali, Proto narra sé stesso e il proprio mondo (fatto spesso di sogni e di quella semplicità che lo caratterizza) e ce lo restituisce in maniera profonda e meravigliosa.


Come nasce il tuo approccio alla musica? Quando hai scoperto che sarebbe stata la tua strada?

Ho iniziato quando avevo 13-14 anni, suonando la chitarra. C’è stato un momento preciso in cui ho visto un video di John Mayer che mi ha illuminato. Ho così iniziato a suonare più seriamente. Ho iniziato a scrivere dei pezzi, ma inizialmente non era previsto il fatto che li cantassi io. Con il tempo, ho cantato i miei stessi pezzi e da lì è iniziato tutto.

Parliamo del tuo ultimo singolo Fragili rose: come nasce l’idea per questo brano? Qual è il messaggio principale che vuoi trasmettere?

E’ una canzone che nasce, da un punto di vista lirico, per cercare di sottolineare l’importanza dei dettagli e delle piccole cose che accadono tutti i giorni. Da un punto di vista musicale, è una delle prime canzoni che ho scritto durante la preparazione di questo disco che uscirà a settembre. Il brano racchiude il concetto musicale del disco, e presenta delle sfumature vintage.

Racconti una profonda ricerca interiore. Secondo te, qual è il modo migliore per ritrovare sé stessi?

Il discorso è legato al concetto base della canzone. Come persone, non ci si ferma quasi mai a pensare sulle cose ma si cerca di andare avanti a macro blocchi. Sono quei piccoli pensieri che uno realizza che, secondo me, ti fanno raggiungere una profondità di pensiero.

Il tuo è uno stile davvero originale e che unisce vari generi musicali. Cosa c’è dietro tutto questo? Com’è avvenuto l’approccio a questo tuo stile?

Questa canzone è stata autoprodotta (come le altre canzoni del disco), e ho così cercato di mettere insieme tutte le influenze che avevo. Sono partito da innanzitutto un’influenza americana e inglese (come il blues, il funky e i vari generi di artisti del passato e presente). Da un punto di vista lirico, scrivendo in italiano, sto cercando di trovare un mio linguaggio che si basa su un cantautorato che non è quello classico, bensì musicale. Dunque, un cantautorato melodico che è più vicino, ad esempio, al mondo di Lucio Battisti.

Sulla copertina del singolo ci sono tante formiche che hanno appena iniziato a muoversi. Qual è il significato che c’è dietro questa immagine?

Per questa immagine, ho collaborato con l’artista Giulia Gaia Rossi: tutto è iniziato grazie all’amicizia che ho con lei. Aveva già fatto dei lavori con delle formiche, e abbiamo quindi continuato su questo stile. Tutto il lavoro sul progetto è stato realizzato a disco ultimato. Dal momento in cui abbiamo iniziato questa collaborazione, abbiamo realizzato 11 tavole nuove (10 che rappresentano le canzoni e 1 che coincide con la copertina dell’album). Una volta messi in ordine, sono uscite fuori delle copertine dedicate ad ogni canzone. Il primo singolo Fragili rose (che sarebbe la seconda canzone del disco) corrisponde alla seconda tavola e rappresenta un iniziale movimento di queste formiche. Verso la fine, gli insetti presenteranno invece una posizione caotica: le formiche si muoveranno tutte. Rappresenta l’inizio di questo percorso con questo movimento.

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Quali sono i tuoi futuri progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Abbiamo in uscita altri due singoli durante l’estate, e ci sarà il disco a settembre. Sto cercando altre date durante l’estate, l’obiettivo è organizzare un tour invernale perché è un disco che, suonato dal vivo, renderebbe anche meglio.

Intervista a cura di Stefania Meneghella

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