Romina Caruana e Gli Amori di Cucù: “Così parlo dell’Amore” | La scrittrice presenta il suo nuovo libro

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Romina Caruana torna in libreria con un nuovissimo lavoro letterario: ‘Gli Amori di Cucù‘ (A & B Editrice). In questo romanzo profondamente introspettivo e colmo di significato, l’autrice non ha messo al centro delle pagine solo la protagonista Cucù, che comunque rappresenta un elemento chiave dell’intera storia. Soprattutto, la Caruana ha deciso di parlare di qualcosa che fosse ben più importante: l’amore.

Senza mai cadere nella banalità, l’amore dell’autrice è un amore che parla a sé stesso, prima di rivolgersi al lettore. Un amore chiaro, trasparente e che, come se fosse uno specchio, decide di guardarsi e di ritrovarsi nel proprio inconscio. Cucù – la protagonista – conosce quindi quell’amore di cui non è mai stata priva: lo riconosce e lo fa diventare suo. Ha così inizio un viaggio – per Cucù in primis, per il lettore poi – verso undici storie. Soprattutto, ha inizio un viaggio verso la ricerca di quell’amore che lei ha sempre desiderato. Come riuscire a trovarlo, se si vive in luogo fatto di non-amore? Anzi, se si vive in un luogo che conosce anche l’odio, il cinismo, l’egoismo, l’indifferenza.

L’amore è solamente amore, e non si dovrebbe cancellare, né tantomeno annullare nella propria mente. Sono questi gli amori di Cucù: tanti amori che, sovrapposti gli uni sugli altri, cercano di venire fuori e di sapere anche da dove provengono. Da un mondo surreale, forse. O spesso, da un mondo che nemmeno conosciamo. Il romanzo di Romina Caruana è un romanzo vero, sincero e senza filtri: a volte, si trasforma in uno specchio. Il lettore può quindi guardarsi e vedersi per com’è sempre stato. Per quello che ha saputo creare, nonostante tutto.


Quando hai compreso che la scrittura sarebbe stata la tua strada? Come nasce questa passione?

Ho sempre amato la scrittura fin dalla giovanissima età; componevo poesie, lettere alle persone care e diari in cui annotavo tutto ciò che mi succedeva. Sono cresciuta in una famiglia in cui non si parlava mai se non per ammonire, e la scrittura è stata la mia ancora di salvezza, lo strumento per comprendere, per dare un senso logico a ciò che accadeva quotidianamente. In un certo senso ‘È solo un gioco di anime’, il mio primo romanzo, è il sunto dei miei diari personali, non avrei mai pensato di pubblicarlo; ero spinta inizialmente dal mero bisogno di mettere insieme i pezzi del puzzle della mia vita. Il manoscritto che ne conseguì era una combinazione tra la mia esperienza personale sull’autismo con la ricerca medico scientifica americana, nella speranza di capire come poter aiutare mio fratello affetto dallo spettro autistico. Scritto in prima persona, è stato poi romanzato, pensando che pubblicarlo sarebbe potuto essere d’aiuto a tante sorelle, fratelli che si trovavano come me a fronteggiare un tema così poco noto come quello dell’autismo.

Parliamo del tuo ultimo libro ‘Gli amori di Cucù’: come nasce l’idea per questo romanzo e qual è il messaggio principale che vuoi trasmettere?

Gli amori di Cucù’ nasce dal desiderio di comprendere le dinamiche nelle relazioni di coppia. L’amore dovrebbe essere un’energia facilmente fruibile proprio in quanto motore principale dell’animo umano pur tuttavia il più difficile da attivare se non per brevi periodi; un sentimento che spesso si trasforma in possesso, manipolazione o violenza. Non dico che non ci siano coppie felici, ma la percentuale dei single non può essere sottovalutata. Ci vorrebbe un impegno politico concreto che invogli a creare nuclei familiari. Dopo due anni di non assembramento adesso è il caso di assembrarsi e di uscire da tanta solitudine; anche il pianeta Terra ne gioverebbe: creare una coppia significa risparmiare energia, gas, affitti e spese di ogni tipo. Ecco come dovremmo rivisitare la relazione amorosa: un’ ecosistema necessario all’anima, al corpo, alla mente e al pianeta. Nel 2010 ho iniziato ad intervistare donne italiane e californiane per capire che direzione stesse prendendo la sfera sentimentale nell’ultimo decennio; ascoltavo le loro storie, cercando di trovare delle risposte a una società troppo veloce e consumistica anche sui sentimenti. Il messaggio de ‘Gli Amori di Cucù’ ha più livelli ma quello sicuramente più evidente è l’invito a stare in ascolto, un incitamento a dare valore alla nostra voce interna, un incoraggiamento a non sottovalutare le note stonate e soprattutto un’esortazione a non procrastinare rapporti disfunzionali o psicotici e denunciare ogni forma di abuso o violenza.

Le tue pagine raccontano la storia di Cucù Salami: quanto c’è di lei in te? Cosa ti ha lasciato più di tutto questo personaggio?

Cucù è molto lontana da me sebbene eserciti il mio stesso mestiere, quello dell’attrice e ha vissuto tra Roma e Los Angeles come me. I luoghi di Cucù coincidono con i luoghi in cui ho abitato semplicemente perché le donne intervistate hanno realmente vissuto nel mio entourage romano e losangelino;  mi è sembrato opportuno lasciare gli stessi luoghi in cui si sono svolte veramente le loro esperienze. Cucù mi ha lasciato un forte senso di aderenza al vivere il momento presente e soprattutto la sua unicità a rimanere fedele al suo sentire, ad esporre la verità a tutti i costi, senza compromessi, senza ambiguità o giri di parole. Cucù è una persona gioiosa, coerente e diretta, apparentemente sembra subire i fatti ma nella sostanza è mossa un sano egoismo. Se fossimo tutti un po’ come Cucù la vita sarebbe più facile. Non credi?

Il tuo romanzo parla soprattutto della ricerca incessante dell’amore: secondo te, quanto è difficile trovare l’amore vero oggi? Qual è il segreto per raggiungerlo?

Siamo figli di decenni di amore ‘usa e gettache ha portato al depauperamento del significato dell’amore. A mio avviso, dovremmo ripartire daccapo. Il segreto sta nel ritornare a scoprire il disegno originario dell’amore. I primi uomini e donne, iniziarono ad esplorarsi reciprocamente. Cominciarono a comprendere che c’era una guarigione connessa al tocco delle mani. Dalla scoperta delle mani curatrici si arrivò alla sorpresa dell’unione dei due corpi. Così il fare l’amore, in cui lo stato di estasi dell’amplesso veniva vissuto come la cura per il corpo e per l’anima, fu presto concepito come il momento di perfezione più vicino a Dio, un momento sacro di espansione e di armonia con il creato; un’esperienza metafisica aldilà della mera fisicità. Quando i due amanti si concedevano alla magia dell’amore, erano in grado di creare altri universi. Materia e spirito si fondevano e l’energia sessuale si allineava alla frequenza divina in cui tutto poteva avverarsi. L’orgasmo come preghiera agli dei in cui veicolare desideri, sogni e aspirazioni. Con il passare dei secoli, tuttavia, tutto questo è andato perso: il fare l’amore divenne un bieco scambio sessuale in cui l’amplesso era consentito solo alla sfera maschile. L’avvento del cattolicesimo ha ulteriormente modificato il significato dell’amore, denigrando totalmente la natura originaria, additandolo come qualcosa di sporco, scollegandolo dalla sfera spirituale e relegandolo all’accezione negativa del piacere della carne; sappiamo già quanto tutto questo inficiato uomini e donne e inculcato loro sensi di colpa nei secoli avvenire fino ai nostri giorni.

Trovo inaccettabile che parlare di sessualità sia ancora oggi un tabù. Il bullismo e il femminicidio potranno essere sconfitti soltanto abbattendo costruzioni fittizie e manipolatorie collegate alla sfera sessuale. Dovremmo parlare e divulgare il disegno dell’amore primordiale il più possibile; insegnarlo a scuola e ai nostri figli; affrontarlo nei libri, nei film e nei programmi tv. Negli ultimi anni, in California i corsi di Kundalini yoga, di Tantrismo e altre discipline collegate al concetto primordiale di amore come cura, stanno aiutando tantissimi individui e coppie a ritornare all’essenza dell’amore. Dovremmo riappropriarci anche della poesia, della gentilezza e della consapevolezza del sé come strumenti necessari di cura.

Oltre ad essere scrittrice, sei anche attrice. Quali sono le maggiori similitudini tra queste due arti: la scrittura e la recitazione?

La scrittura e la recitazione sono due discipline che camminano di pari passo. Non potrei interpretare un ruolo senza avere ricostruito, tramite la scrittura, tutte le informazioni del personaggio. Viceversa, non riuscirei a scrivere i personaggi dei miei libri senza essermi calata sensorialmente in essi, attraverso il metodo attoriale.

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Ci sono futuri progetti in ballo? Cosa ti riserva il futuro?

Ci sono due progetti cinematografici all’orizzonte, il futuro è pieno di meravigliosi lavori che mi vedono impegnata su più fronti, sia in Italia che all’estero di cui sono molto grata. A breve potrò finalmente parlarne.

Intervista a cura di Stefania Meneghella