Renato Caruso: “Il mio omaggio ad Alan Turing” | Nel nuovo disco, l’unione tra musica e matematica

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Renato Caruso ritorna sulla scena musicale con un nuovo originalissimo lavoro: ‘Grazie Turing‘. L’album è infatti un suo personale omaggio al matematico Alan Turing che, nella vita di Renato, ha rappresentato davvero molto. La sua passione per l’informatica e la matematica l’hanno infatti portato ad unire questi due mondi con la musica: da qui, ha avuto luogo uno stile artistico tutto nuovo e speciale. Insieme all’album, è stato inoltre pubblicato il libro ‘#DIESIS O HASHTAG‘, una rappresentazione scritta di quello che ha voluto comunicare attraverso le note.

Nato nel 1982, Caruso ha all’attivo un lungo percorso musicale: nel corso degli anni, si è infatti esibito con vari artisti come Ron, i Dik Dik, Red Ronnie, Alex Britti e Fabio Concato. Ha inoltre pubblicato diversi libri e dischi, ed è stato l’inventore del genere musicale ‘Fujabocla‘ (che mescola vari stili musicali tra cui il funk, il jazz, la bossa nova e la classica). Oltre ad essere compositore e chitarrista per diversi artisti, oggi lavora presso varie accademie come docente di chitarra classica, acustica, T&S e informatica musicale.


Com’è avvenuto il tuo primo approccio alla musica? C’è stato un momento particolare in cui hai compreso che sarebbe stata la tua strada?

Più o meno, verso i 26-27 anni: sono entrato nell’Accademia di Ron come docente di chitarra. Da lì, ho creduto maggiormente in me stesso ed è così iniziato il mio percorso di musicista.

Passiamo subito al tuo nuovo album ‘Grazie Turing’, un omaggio al grande Alan Turing. C’è un motivo dietro questa tua scelta? Come mai hai deciso di omaggiare il disco al matematico?

Ho una duplice formazione, sia scientifica che musicale. Sono laureato in Informatica e, Alan Turing, rappresenta tutto per l’informatica. Lui è stato l’ideatore del primo computer. Solitamente realizzo opere legate alla scienza e alla matematica: il primo album era infatti dedicato a Pitagora, e ora mi sembrava doveroso rendere omaggio a Turing (che per me ha rappresentato quello che, in fondo, sono io). Tutto dipende da Turing: è lui che ha dato vita a questa nuova rivoluzione.

Qual è il messaggio principale che vuoi trasmettere?

La cultura è importante, non solo la musica: soprattutto la cultura in generale è fondamentale. In questo album, non c’è solo la musica, ma c’è anche qualcosa che va oltre: è per me sempre un messaggio positivo da dare. La cultura, l’arte, la scienza e la filosofia sono per me molto importanti. Rappresentano un tutt’uno.

Questo disco vuole essere la colonna sonora del tuo libro ‘#DIESIS O HASHTAG’. Secondo te, quali sono le similitudini tra questi due mondi, ossia tra la musica e la letteratura? Dove nasce l’idea di unirli?

Sono nati quasi insieme: io scrivo sempre, e ho così avuto l’idea di far uscire entrambi nello stesso momento. Rispecchiano sempre il solito messaggio: il connubio tra matematica e musica. Hanno entrambi lo stesso significato: uno lo esplico in forma musicale, e l’altro in forma scritta. Abbiamo così fatto questa doppia uscita, perché ci sembrava il caso che fosse giusto così.

La prefazione del libro è scritta dal noto Giovanni Caprara. Com’è nata la vostra collaborazione?

Io e lui ci trovammo a cena, e gli ho proposto questa idea. Caprara ha acconsentito subito, ed è stato molto felice: quando si tratta di scienza e matematica, lui è al primo posto. Mi ha fatto piacere, perché ha accettato questa collaborazione.

La copertina del disco raffigura invece un’opera di Giuseppe Veneziano, dal titolo ‘Think different’. Come hai deciso di utilizzare questa immagina per rappresentare l’album?

Io e Giuseppe Veneziano siamo molto amici. Gli ho così proposto di inserire la sua opera sulla copertina del mio album. Ho scelto qualcosa che rappresentasse il disco: l’occhio mi è caduto su Steve Jobs, anche perché Alan Turing è morto con una mela avvelenata. C’è infatti Steve Jobs con la mela: si dice infatti che il logo della Apple sia nato proprio dal morso di Alan Turing. E’ una leggenda: sembrerebbe che il logo provenga proprio da questa storia.

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Ci sono futuri progetti in ballo? Hai già in mente qualcosa?

Ci saranno un po’ di concerti, interviste, articoli. Ci sono sicuramente molte novità in ballo.

Intervista a cura di Stefania Meneghella