Più Forti del Destino, Giulia Bevilacqua si racconta: “Io e Arianna siamo donne forti” | Poi parla del suoi futuri progetti

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Giulia Bevilacqua rappresenta una garanzia del cinema e della televisione italiani: le sue interpretazioni hanno sicuramente sempre lasciato un segno in migliaia di telespettatori. Per questo, non possiamo di certo perderci la nuova serie tv Mediaset a cui sta magistralmente prendendo parte: ‘Più forti del destino‘ racconta di donne, ma soprattutto di coraggio femminile e di determinazione.

La Bevilacqua interpreta Arianna, e recita affianco di Laura Chiatti e Dharma Mangia Woods. Tre donne che sognano la libertà, l’indipendenza e un mondo privo di ostacoli. Giulia ha così accettato di incontrarci, e ci ha parlato di come sia stato interpretare questo già amatissimo ruolo.


Hai alle spalle una lunga carriera televisiva e cinematografica. Ma quando hai compreso che la recitazione sarebbe stata la tua strada?

L’ho realizzato molto tardi. In realtà ho la passione per la recitazione da quando ho memoria. Sin da piccola mi è sempre piaciuto recitare, ma crescendo ho accantonato l’idea di trasformarlo in lavoro. Così ho continuato il mio percorso con gli studi. Quand’ero all’Università, ho pensato di iscrivermi ad un corso di teatro amatoriale, durante il quale il docente mi disse che avevo un grande talento e sarebbe stato peccato sprecarlo. Così mi consigliò di studiare cinematografia: questa è stata la prima volta in cui ho iniziato a credere in questo sogno e a pensare che ci fossero effettivamente delle speranze.

Parliamo adesso della serie tv ‘Più forti del destino’: una fiction che parla soprattutto di riscatto femminile. Secondo te, qual è il messaggio principale che vuole lasciare alle donne?

Non farsi mai calpestare la dignità. È importante sentirsi libere di fare le scelte che vogliamo. Chiaramente la serie è ambientata in tempi diversi dai nostri, dove le donne avevano quasi paura di esprimere la propria opinione. Non a caso, la serie è incentrata su tre donne molto coraggiose che hanno sfidato il proprio destino pur di diventare libere ed indipendenti, di poter seguire il loro desiderio di emancipazione. Purtroppo ancora oggi alcune donne che sono legate a uomini forti e despoti.

Interpreti il personaggio di Arianna. Cosa ti ha lasciato più di tutto questo ruolo? Quando c’è di te in lei?

Sono sicuramente anche io una donna forte, con delle radici ben piantate a terra. Anche io chiaramente ho sentito di attraversare periodi di “tempesta”, ma ho sempre pensato di avere una base molto solida: questo è sicuramente un aspetto che mi accomuna ad Arianna. Per il resto io sono molto più pavida, Arianna è molto più coraggiosa, capace di gesti molto potenti come architettare un piano quasi diabolico: questo suo coraggio è un aspetto che vorrei prendere da lei.

La condizione di Arianna può essere anche molto attuale: è infatti ‘vittima’ della violenza di suo marito. Quale consiglio ti senti di dare alle donne che si trovano nella sua situazione?

Scappare. Denunciare e scappare da una condizione di questo genere. Dove c’è violenza, che sia morale o fisica, non c’è amore. Quindi, anche se si parla di uomini capaci di pressione psicologica, bisogna ricordarsi di ritrovare la propria identità. E’ inoltre importante avere il coraggio di chiedere aiuto, perché è normale avere paura in queste situazioni: parenti, amici o ad una delle tante associazioni che oggi ci sono.

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La storia è ambientata nella Palermo di fine ‘800. Com’è stato immedesimarti nelle donne di quell’epoca? Hai riscontrato delle difficoltà nell’interpretazione del tuo personaggio?

Si per diversi motivi, perché il linguaggio utilizzato è diverso dal nostro. E’ un linguaggio aulico, come anche i gesti e il modo di muoversi di una donna dell’epoca. Però devo dire che, nel nostro caso, l’abito fa il monaco: il costume aiuta tanto perché ti aiuta a tenere la postura, ma più nel complesso ad entrare in un’altra epoca. Da un lato è sicuramente vero, per esempio, che il corpetto ti limita molto nei movimenti (come nelle scene di pianto, dove è molto importante la respirazione), però dall’altro lato ti aiuta ad immedesimarti nel personaggio.

Ci sono futuri progetti in ballo? Puoi anticiparci qualcosa?

Ieri (10 marzo) è uscito al cinema “C’era una volta il crimine”, speriamo che tanta gente voglia andare al cinema a vederlo. Poi sto girando una serie per Canale 5 intitolata “Il Patriarca” con la regia di Claudio Amendola. Ho anche girato un film diretto da Edoardo Falcone, insieme a Marco Giallini, che si chiama “Il principe di Roma” che uscirà invece a Natale.

Intervista a cura di Stefania Meneghella