Luca Tommassini: “La mia carriera tra Michael Jackson e Madonna” | Il coreografo racconta la sua vita a passo di danza

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Racchiudere il percorso artistico di Luca Tommassini in poche parole, sembra così riduttivo. Il noto coreografo ha infatti alle spalle una carriera internazionale, che gli ha permesso di realizzare il suo più grande sogno: danzare. Michael Jackson, Madonna, Whitney Houston, Prince, Kylie Minogue: sono state tante le collaborazioni di Tommassini.

Ce ne ha raccontate solo alcune, ma ognuna di queste è stata sicuramente impregnata di sentimento. Coreografo, ballerino, regista e direttore artistico, Luca Tommassini ha saputo conquistare i cuori di milioni di persone in tutto il mondo. Lo sta facendo in tutti i modi: che sia al cinema, al teatro o in un semplice videoclip, l’artista ci ha resi consapevoli di un concetto fondamentale: la danza è ovunque intorno a noi, basta solo saperla guardare.


Sei un coreografo di fama internazionale, ma com’è avvenuto il tuo primo approccio al mondo della danza? Quando hai capito che sarebbe stata la tua strada?

Ho iniziato a ballare sulla musica di Michael Jackson quando ero piccolo. Poi, quasi per magia, ha aperto una scuola da ballo a 100 metri da casa mia: così abbiamo deciso di iniziare quest’avventura, quando avevo solo 9 anni; a 11 già lavoravo.

Hai lavorato con Michael Jackson, uno dei cantanti più famosi al mondo. Com’è stato conoscerlo? Com’era, professionalmente parlando, e cosa ti ha insegnato?

Michael mi ha insegnato tanto già prima di conoscerlo: con la sua musica, con i suoi spettacoli, ha alzato tantissimo l’asticella per tutti gli artisti, stabilendo degli standard che tutt’oggi sono un punto di riferimento. Incontrarlo è stato molto emozionante; ci provai già una volta con Madonna a Città del Messico dopo uno spettacolo, però non riuscimmo a vederlo. Poi ho avuto l’onore di essere chiamato da lui per ballare insieme in un video: la cosa assurda è che il coreografo aveva costruito la coreografia su di me. È stato uno dei momenti più belli e più difficili della mia carriera anche perché, far vedere a Michael Jackson come si balla, non è una cosa che capita tutti i giorni. Lui era un grandissimo sognatore e aveva questi atteggiamenti molto fanciulleschi: era come incontrare un bambino.

C’è stata poi anche Madonna. Com’è stato conoscerla?

Quella con Madonna è stata un’esperienza strana. All’inizio non ero un grande fan di Madonna, preferivo Michael Jackson. Poi la vidi dal vivo a Los Angeles e me ne sono innamorato: di come questa donna, non nata con il dono del canto o della danza, è riuscita a trasformarsi e ad arrivare a livelli altissimi (grazie soprattutto allo studio e all’impegno). Sotto questo punto di vista, lavorare con Madonna è stato come laurearsi. La incontrai prima ad un pranzo con i suoi ballerini a cui fui invitato anche io, e l’anno dopo, partecipai all’audizione per un suo tour: così diventai il suo primo ballerino. Da lì, tra di noi, è nata un’amicizia familiare.

Della tua esperienza americana, c’è stato un momento particolare che ti ha lasciato un segno?

I segni sono tanti. Potrei dire di essere pieno di segni. Non so se è questa magia che succede nella mia vita, che mi porta sempre a raggiungere gli obiettivi e che mi pongo grazie al grande impegno che ci metto in quel che faccio. Sono arrivato come clandestino negli USA e, nel giro di due mesi, ero già agli Oscar a ballare come primo ballerino. Ogni passo, ogni premio, l’aiuto di personaggi come Whitney Houston o Michael Jackson: se mi guardo indietro e mi rendo conto di quello che ho ottenuto, mi sembra incredibile.

Tornando ai giorni nostri, lavori molto per il cinema: se dovessi parlare a un inesperto, come definiresti il ruolo della coreografia nel mondo cinematografico?

Ripenso a “La dea fortuna” di Ferzan Ozpetek: abbiamo realizzato, grazie ad una magnifica interpretazione da parte del cast, una scena bellissima sotto la pioggia. Io e Ferzan guardavamo piangendo tutti gli attori che ballavano per la bellezza della scena che avevamo creato, tant’è che quella scena è stata inserita come prima immagine del trailer. Soprattutto con gli attori non ballerini, si riesce a sperimentare qualcosa di speciale, perché attraverso la loro interpretazione del personaggio si riesce ad avere un effetto diverso. Nella vita tutti noi balliamo: riportarlo in un film è una rappresentazione della vita di ognuno di noi.

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Quali sono i tuoi futuri progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Ho appena finito di girare “Diabolik 2” con i Manetti Bros. Poi sto preparando una trasmissione con Enrico Papi. Ci sono tanti altri progetti, ma non posso dire molto per ora.

Intervista a cura di Stefania Meneghella