Noi, Aurora Ruffino si racconta: “Il lavoro più bello e più difficile” | Poi parla della sua Rebecca

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Aurora Ruffino è sicuramente una delle attrici più amate del panorama televisivo italiano: ha infatti all’attivo numerosissime esperienze, che hanno dato al pubblico la possibilità di conoscere a pieno tutti i volti che lei ha interpretato. L’attesa è adesso terminata: la Ruffino sta per ritornare nel piccolo schermo con la serie tv ‘Noi‘, il revival italiano del prodotto americano ‘This is Us‘ (un progetto di grande impatto narrativo ed emotivo).

Aurora interpreterà la protagonista Rebecca: una donna che mostra soprattutto la sua forza, ma anche le sue fragilità interiori. Una storia, quella di ‘Noi‘, che racconta l’amore, la speranza, il perdono, l’essenza stessa della vita. Durante una chiacchierata telefonica, la Ruffino ha così raccontato il suo modo di approcciarsi a questo ruolo, che è stato per lei vitale sin da subito. E ci ha dato ancora una volta la consapevolezza di quanto il pubblico possa accorgersi, ancora una volta, del suo incredibile talento, ma anche della sua semplicità (la risorsa che più la caratterizza).


Stai per ritornare nel piccolo schermo con la serie tv ‘Noi’, il revival italiano di ‘This is Us’. Per questo, ti possiamo definire come la Mandy Moore italiana: quanto ti ha ispirato lei nell’interpretazione di Rebecca?

Mandy Moore è un’attrice eccezionale, e che io amo alla follia. Ho però cercato di distaccarmi totalmente dall’idea della serie americana, e di concentrarmi su quella che era la mia visione di Rebecca e la nostra versione italiana di questa storia. Non mi sono ispirata a loro, e ho immaginato di non conoscere la serie. Sono ripartita da zero, per poter essere più naturale e creativa possibile: quando ci si ispira a un’altra persona, si diventa quasi limitati. Per questo, ho fatto un altro tipo di lavoro.

La storia inizia da Rebecca ragazza fino ad arrivare alla Rebecca adulta e anziana. Hai trovato delle difficoltà nell’affrontare questi salti temporali?

E’ stato un lavoro importante, il più bello e il più difficile che abbia mai fatto. Ho dovuto interpretare Rebecca in ogni fase della sua vita: in realtà, ho lavorato come se avessi dovuto interpretare quattro donne diverse. L’età più difficile è stata quella del 40 anni, e questo mi ha sorpreso molto: prima di iniziare a lavorare, avevo paura dei 60 anni, proprio perché è l’età più lontana rispetto alla mia età. Ho invece scoperto che il trucco e i costumi mi hanno aiutata a trovare la caratterizzazione di Rebecca sessantenne. Ho però trovato delle difficoltà nei 40 anni, perché non c’era l’aiuto del trucco, del parrucco e del costume, e si era in una fase particolare: rischiavo di essere troppo giovane oppure troppo grande. Luca Ribuoli (il regista) mi ha aiutata molto a trovare le giuste sfumature per caratterizzare Rebecca a quarant’anni.

Tra Rebecca e Pietro c’è una bellissima intimità e sintonia. Com’è stato lavorare con Lino Guanciale? Cosa ti ha insegnato più di tutto, professionalmente parlando?

Lavorare con Lino è un sogno: lo auguro a qualsiasi attore o attrice d’Italia. E’ un uomo eccezionale, un attore incredibile. Una delle sue qualità che amo di più è proprio la sua generosità, sia come uomo sia come attore. L’attore generoso è colui che desidera il meglio negli altri, vuole che i suoi colleghi stiano al meglio. Anche quando non era inquadrato, dava tutta l’anima e tutto sé stesso affinché noi potessimo risultare meglio. Lavorare con un attore così è proprio un privilegio.

Rebecca è una donna forte, che ha affrontato gioie ma soprattutto molti dolori. Cosa ti ha lasciato il suo personaggio? Quanto c’è di Rebecca in te?

E’ stato interessante, perché lei vive davvero tantissimi eventi. A vent’anni, è una ragazza anticonformista, ribelle, sogna la musica e sogna di girare il mondo. Poi incontra Pietro, rimane incinta di tre figli, si scopre come una madre premurosa e protettiva. A quarant’anni, ha una crisi esistenziale: si rende conto di aver trascurato totalmente sé stessa e di essersi identificata soltanto nel ruolo di madre. A sessant’anni, arriva ad essere una donna consapevole ma che deve fare i conti con i propri sensi di colpa. Quello che mi ha lasciato lei è difficile riassumerlo in poche parole. Credo che lei mi abbia insegnato soprattutto la consapevolezza rispetto a quella che è la trasformazione di una donna. Mi ha lasciato e mi ha insegnato un bagaglio enorme di esperienza: la consapevolezza del percorso e della trasformazione di una donna dai 20 ai 60 anni.

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Ci sono progetti futuri che vorresti anticipare?

Sto girando un’altra serie Rai, nella quale c’è Alessandro Preziosi come protagonista. La produzione è il Multisala Eliseo. Non posso però rivelare altro.

Intervista a cura di Stefania Meneghella