La notte per l’uomo del 21esimo secolo

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La notte: l’abbiamo vista spesso nei panni di un’importantissima musa ispiratrice per alcuni dei più grandi poeti della nostra meravigliosa letteratura. Essa ha rappresentato per anni il momento di confronto tra l’uomo e l’infinito. E così come i poeti, anche l’uomo era fortemente attratto dall’oscuro notturno, considerato il primo mezzo per formulare pensieri profondi per entrare in contatto con se stessi. La domanda sorge spontanea: l’uomo contemporaneo è ancora così romantico? È ancora così attento ad osservare Il cielo al chiaro di luna? Noi giovani, soprattutto, siamo ancora attenti alla bellezza lunare?

Ebbene, sicuramente l’attrazione e il fascino derivanti dalla luna non sono finiti qui: la luna è come una bella donna che colpisce ancora, e quell’aurea misteriosa che la circonda lascia immergere anche noi in un mare di sensazioni mistiche profonde. Sicuramente scarseggia, ai giorni d’oggi, la poetica di chi nella notte si rifugia per ritrovare ignota una parte di se stesso, ad ogni modo la luna il notturno lunare continua a piacerci molto! Quante volte ci siamo fermati a fissare il cielo stellato, con dentro le nostre più intime domande esistenziali; e quante volte, allo stesso modo, abbiamo vissuto la notte nel divertimento, nei locali, sulla spiaggia o in giro per la città, fino a toccare le prime luci dell’alba. Il chiaro di luna è diventato quasi un punto di ritrovo per quando il giorno finisce e si è in attesa di qualcosa.

E la notte è una “vecchia“ compagna di vita che ci segue sin dai primi tempi, e non smetti mai di ispirarci, di cullarci e a volte spaventarci; eppure si dice che la notte è giovane: c’è dunque ancora tantissimo da imparare da lei…


Donna notte

Il silenzio, sì, rimbomba cattivo,
incollato, afoso come Roma.
Nel rancore buio spezzo io il filo
con il profumo di ogni persona.

Il silenzio, sì, le orecchie mi fora.
Nel cranio mio fischia assai lento
il frastuono acerbo che dimora,
nella donna notte e nel tormento.

Ora donna notte, cullami all’infinito,
curami gli orecchi sanguinanti,
che il sol silenzio hanno sentito.

Ora un rumore poni avanti,
lasci’egli vincere contro lo zitto,
e me dormir su un sogno tra i tanti.

Testo e poesia a cura di Maria Vittoria Cocozza