I Dramalove da X Factor ai palchi londinesi: “Vi presentiamo il nuovo singolo (tutto in italiano)”

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credits: Fzero Media, London

Abbiamo conosciuto e apprezzato i Dramalove nel noto programma televisivo X Factor: la loro è senz’altro stata una musica che ha sin da subito attirato l’attenzione di fans e media. Formati da Diego Soncin, Riccardo Soncin e Luca Menegon, la band ritorna adesso sulla scena musicale italiana con il singolo Dammi Un Segno, un brano che riprende delle forti sonorità rock.

I Dramalove hanno dunque accettato di incontrarci e hanno aperto le porte del proprio mondo, per raccontarci qualcosa in più sulla loro vita londinese e sui loro sogni.


Com’è nato il vostro incontro e come avete capito che avreste potuto diventare una band?

I Dramalove nascono da un’idea mia (Diego) e di mio fratello gemello Riccardo (bassista). All’inizio ci chiamavamo NoGravity e facevamo cover in giro per i locali ma, nel 2009, abbiamo cambiato nome in Dramalove e scalato le classifiche su Mtv con il video del nostro primo singolo “Stelle”. Abbiamo quindi alle spalle più di dieci anni di attività. Luca, il batterista, l’abbiamo conosciuto a Londra qualche anno fa; andiamo d’amore e d’accordo.

Avete preso parte al programma artistico ‘X Factor’: cosa vi ha insegnato quella esperienza e cosa è cambiato da allora?

E’ una bellissima anche se estenuante esperienza che personalmente consigliamo a tutti. Insegna i lunghi tempi televisivi, la professionalità e ti forza a gestire l’ansia da palcoscenico dinnanzi a 3000 persone. Da fare assolutamente. L’anno dopo avevamo voglia di sperimentare qualcosa di meno televisivo e più incentrato sulla musica live, e per questo ci siamo trasferiti in U.K.

credits: Fzero Media, London

Parliamo adesso del vostro nuovo singolo ‘Dammi un segno’. Dove nasce l’idea per questo brano?

Ho scritto “Dammi Un Segno” dedicandola a mio papà, che e’ venuto a mancare quando avevo solo 21 anni. Il testo e’ molto personale ma credo che chiunque abbia perso una persona amata ci si possa rivedere. La canzone genera emozioni contrastanti grazie ad una melodia dai toni chiaroscuri e ad un testo che incita alla speranza del poter sentire qualcuno che non c’è più ancora vicino, nonostante l’ineluttabilità dell’assenza permanente. A me piace molto e credo sia la canzone migliore che io abbia scritto ad oggi.

Qual è il messaggio principale che volete trasmettere?

Con “Dammi Un Segno”, vogliamo far capire che chi amiamo è con noi sempre, nel nostro cuore: con la nostra musica in generale, che tutto e’ possibile.

Avete una sonorità musicale molto originale. Com’è avvenuto l’approccio a questo vostro sound?

Grazie mille! Lavoriamo parecchio al suono dei nostri pezzi che, seppur diversi tra loro, hanno una matrice coadiuvante che collega il tutto: è come se le nostre canzoni fossero in stanze diverse di uno stesso edificio. Siamo cresciuti a pane e rock’n’roll; tra le nostre maggiori ispirazioni alcuni noteranno Muse, Placebo, Negramaro, insomma il rock quello fatto bene, che mischia aggressività con belle melodie. Credo che l’elemento principale che teniamo a mente quando scriviamo una canzone sia la sua efficacia dal vivo, sul palco.

credits: Fzero Media, London

Avete vissuto per molto tempo a Londra, e vi siete sicuramente affacciati al mondo della musica inglese. Secondo voi, quali sono le differenze tra l’Italia e l’Inghilterra, musicalmente parlando?

Fino all’anno scorso ti avrei risposto che qui in U.K. l’attenzione verso la musica rock e’ maggiore, ma ultimamente le radio stanno cambiando in Italia, stanno tornando le chitarre e questo è anche uno dei motivi per cui siamo tornati a pubblicare nella nostra madrelingua, l’italiano. Ad ogni modo qui abbiamo una scena musicale pazzesca per i concerti live, e in Italia non l’avevamo visto.

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Ci sono futuri progetti in ballo? Potete anticiparci qualcosa?

Si, abbiamo in programma di pubblicare una serie di singoli da poi raccogliere in un album, probabilmente entro la fine dell’anno. Suoneremo dal vivo quest’estate, quindi tenete d’occhio i nostri social networks!

Intervista a cura di Stefania Meneghella