Francesco Zizola presenta il Progetto Hybris: “Le mie costellazioni nel cielo scuro”

DiStefania Meneghella

Set 13, 2022

Francesco Zizola ha fotografato – per più di trent’anni – i principali conflitti che si sono succeduti nel mondo. Ha infatti ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui dieci World Press Photo e sei Picture of the Year International. Dopo varie esposizioni ed esperienze, il fotografo ha iniziato un nuovo progetto – Hybris – che vuole esplorare il rapporto tra l’uomo e la natura, andando ad indagare su quattro elementi: terra, fuoco, acqua e aria. Le sue immagini sull’acqua si possono adesso visionare nella Galleria del Cembalo di Roma, nel corso dell’esposizione intitolata Mare Omnis. L’artista ci ha raccontato il suo progetto, svelando il senso più intimo delle sue opere.


Hai alle spalle numerosi riconoscimenti e successi, ma quando è nata questa fiammella per la fotografia? Quando hai scoperto che sarebbe stata la tua strada?

E’ avvenuto durante l’adolescenza: l’approccio alla fotografia non è nato da un ragionamento, ma da un incontro con due fotografie che mi hanno cambiato un po’ la mia vita. Mi hanno fatto capire quanto fosse potente il linguaggio dell’immagine.

Le tue fotografie sono in esposizione nella Galleria del Cembalo di Roma, con la mostra Mare Omnis. Il mare è il protagonista indiscusso: cosa rappresenta per te il mare? Dove nasce l’idea di riprendere la sua bellezza e trasformarla in fotografia?

Queste fotografie fanno parte di una serie di immagini che sto realizzando da qualche anno, e di un progetto che si chiama Hybris. Questo vuole far riflettere – attraverso il linguaggio fotografico – sul tema della nostra presenza nel mondo e in relazione alla natura. E’ un progetto diviso in quattro elementi: acqua, terra, aria e fuoco. Questa esposizione è quindi relativa al mare e alla pretesa di rappresentare un metalinguaggio, e di parlare di un tema più ampio che è la sostenibilità.

Per la realizzazione di queste fotografie, hai utilizzato reti da pesca immortalate da un drone che creano delle geometrie particolari. L’interpretazione di queste immagini è sicuramente soggettiva, e ognuno vede una figura diversa. Se dovessi guardare le tue foto da semplice spettatore, cosa ci vedresti? Quale messaggio coglieresti?

Quello che ho visto, come autore e spettatore delle opere, sono figure che rappresentano altro rispetto a quello che sono. Sono fotografie che raffigurano reti da pesca, ma sono come costellazioni nel cielo scuro che aiutano gli uomini ad orientarsi nello spazio buio.

Quanto lavoro c’è stato dietro queste fotografie? E’ stato difficile riuscire ad immortalare queste reti e dare loro un senso prospettico?

E’ stato frutto di una ricerca durata molti anni, un processo fotografico e di rappresentazione del referente del reale che arriva poi a trovare la sintesi simbolica attraverso queste immagini di reti che sembrano altro.

Uno dei temi più importanti è anche il rapporto dell’uomo con la natura e, appunto, con il mare. In questo periodo della storia, si sta facendo pian piano spazio l’importanza dell’ambiente e della cura ambientale. Quale pensi che sia il modo migliore per continuare questo legame indissolubile, tra l’uomo e la natura? La fotografia – e quindi la rappresentazione della realtà – può aiutare a comprendere che siamo piccoli essere dinnanzi a tanta grandezza?

Il rischio è che diventi un argomento riservato alle persone più sensibili, che capiscono quanto la nostra presenza sia determinante per mutare e cambiare radicalmente l’ambiente che ci accoglie. I di più continuano a vederlo come un argomento esterno alle loro vite. Questi sono cambiamenti che dobbiamo fare nel nostro stile di vita e secondo le nostre esigenze; è una necessità.

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La tua mostra sta avendo un grandissimo successo. Quali erano le tue aspettative iniziali e qual è la reazione del pubblico?

Sono contento che il curatore abbia deciso di prorogare la mostra di due mesi, e di dare l’opportunità al pubblico di poter godere di questa esposizione. E’ un’occasione unica che permette di vedere un angolo di Roma, che resterebbe altrimenti di esclusivo utilizzo dei proprietari.

Quali sono i tuoi futuri progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Sto continuando a lavorare sul Progetto Hybris: l’elemento acqua è stato preceduto da un Film che ha aperto il Festival del Cinema di Venezia, e da tre libri. E’ stato un percorso complesso e molto articolato. Passerò poi all’elemento Fuoco, e indagherò intanto anche su altri elementi che riguarderanno il rapporto dell’uomo con la natura. Si parlerà di energia, necessaria alla Terra per continuare a vivere e a rappresentare un ambiente in cui le speci viventi possono svilupparsi.

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