Enzo Gentile, in libreria con I Beatles Made in Italy: “Ecco cosa hanno significato per l’Italia”

DiStefania Meneghella

Nov 10, 2022

Il giornalista Enzo Gentile torna in libreria con un volume interamente dedicato ai Beatles, scritto in collaborazione con l’esperto musicale Italo Gnocchi. I due hanno infatti raccontato la grande influenza che i Beatles hanno avuto nel panorama musicale italiana, approfondendo i numerosi artisti nazionali che hanno fatto parte della loro – e nostra – storia. La prefazione è stata magistralmente curata da Gianni Morandi che – all’epoca – cantava C’era un ragazzo della via Gluck che amava i Beatles e i Rolling Stones, e che ha visto in prima persona la loro crescita in Italia e nel mondo. Gentile ce ne ha parlato in questa intervista, raccontando anche le origini di questo importante progetto.


Parliamo del tuo ultimo volume I Beatles Made in Italy. Com’è nato il tuo incontro con Italo Gnocchi e dov’è nata l’idea di creare questo libro?

Con Italo siamo amici da anni, perché io faccio il giornalista e lui è un abile collezionista di musica anni ’60 e non solo. Il nostro incontro è stato in primis professionale e siamo poi diventati amici. Ho visto la sua collezione di dischi di canzoni dei Beatles tradotte in italiano. Mi è venuto così in mente di fare un progetto dedicato a questo. C’era la possibilità di rintracciare degli artisti, e ci abbiamo pensato. Abbiamo trovato un editore che era interessato a fare un libro che fosse illustrato: in questo modo è nato tutto il progetto.

Avete raccontato appunto la storia e lo stile dei Beatles visto da una prospettiva italiana. Cos’hanno rappresentato per te i Beatles e cosa rappresentano oggi?

Da ragazzo mi piacevano di più i Rolling Stones. Crescendo e studiando la materia, ho però capito che loro sono ineguagliabili per la qualità, per le invenzioni e per aver fatto tutto quello che sappiamo in meno di otto anni. Ci sono diverse anime nella musica dei Beatles: non c’è un unico percorso musicale ma c’è tutto. A distanza di sessant’anni rivedere quella produzione è una grande gioia. Ci conferma e ci sottolinea che non c’è stato un ricambio dal punto di vista della creatività, e anche che ci hanno insegnato davvero molto.

La prefazione è curata da Gianni Morandi: com’è nata la vostra collaborazione? Nella sua musica, quanto c’è dei Beatles?

Un po’ ce lo spiega lui da ragazzo contemporaneo ai Beatles. Il suo primo disco fu infatti pubblicato nello stesso momento dei Beatles, e un po’ le due carriere collimano. Da ragazzo era molto incuriosito nel sentire cosa stesse succedendo all’estero. Nel ’66 è infatti uscita la canzone C’era un ragazzo che che come amava i Beatles e i Rolling Stones. Gianni lo conosco e non è uno che firma solitamente le prefazioni dei libri; gli ho però raccontato che ci sarebbe piaciuto avere una sua esperienza nel volume, dato che c’è una canzone dei Beatles che viene tradotta in italiano da Gianni Morandi. Il pezzo è degli anni ’70 ed è ‘Una che dice così‘: è un brano molto garbato, molto onesto e c’è una certa continuità.

In ogni capitolo si parla di un artista diverso: pensi che l’influenza dei Beatles in Italia abbia un po’ cambiato la musica italiana?

Sicuramente in tantissimi li hanno ascoltati: ci sono state 130 registrazioni dei Beatles, con interpretazioni di diverse decine di loro canzoni. In questo libro sono presenti artisti che sono usciti allo scoperto negli anni ’60 e che hanno iniziato a produrre dischi. I Beatles sono stati un punto di riferimento necessario: c’è una forma di evocazione e fascinazione quando si parla di loro.

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Quali sono i tuoi futuri progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Adesso ci occupiamo davvero di questo libro che merita di essere seguito. A metà febbraio esce un altro libro, che ho scritto insieme a Paolo Jannacci: abbiamo scritto infatti la storia di Enzo Jannacci in occasione del suo decennale dalla morte. Ero un caro amico di Enzo, e Paolo ci ha anche lavorato tanto insieme. E’ un percorso con molte foto inedite, la ricostruzione della carriera e di molta vita personale. Lui non ha fatto solo dischi: è stato attore, ha lavorato nel cabaret, è stato medico e fatto moltissime cose che stanno al di fuori della discografia.

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