Diego Aleo racconta l’Italia nel suo nuovo libro: “Il Dio denaro ci sta distruggendo” | Lo scrittore tra passato e presente

DiStefania Meneghella

Nov 11, 2022

Diego Aleo torna nelle librerie nazionali con il suo nuovo romanzo storico La tassa sul morto (Bonfirraro Editore). Le sue pagine respirano di giustizia e libertà, ma soprattutto di quell’amore per cui tutti noi lottiamo. Ambientato in una cornice cupa dell’Italia novecentesca, i personaggi prendono vita attraverso le loro storie atipiche e impregnate di passato. Rosalia – la protagonista indiscussa del romanzo – è una donna fatta di tante sfaccettature, e altrettanti sentimenti ed emozioni. Quello che però il lettore non sa – quando è ancora agli esordi della lettura – è un aspetto ancora più importante: Rosalia rappresenta tutti noi, e rappresenta quella società per cui abbiamo combattuto e che spesso abbiamo perduto come se fosse una strada anonima da poter percorrere ad occhi chiusi. La tassa sul morto parla di questo senso di giustizia che ci è capitato spesso di incontrare, e anche di come la bella e importante Rosalia possa affrontare – dopo la partenza di suo marito – montagne che erano apparse insormontabili ma che poi si rivelano essere una scalata in discesa verso cui incamminarsi per raggiungere la tanto attesa libertà. E’ un romanzo attuale, quello di Diego Aleo: è un romanzo che guarda indietro ma che si proietta verso un presente e un futuro che ancora non abbiamo conosciuto a fondo. E’ vita che si respira la sua storia: è quello che non abbiamo ancora incontrato, è quello che vorremmo essere, è il sogno che vogliamo inseguire. Siamo noi, italiani con un bagaglio pieno di paure e altrettante speranze. Siamo noi, in ogni nostro passo.


Com’è nato il tuo primo approccio alla scrittura? Quando hai capito che sarebbe stata la tua strada?

È passione connaturata in me da sempre. Ho sentito il fascino di esprimere i miei sentimenti usando le parole e sfruttando la loro musicalità. Scrivere mi aiuta a pensare, a riflettere ed approfondire idee e mettere a fuoco, soprattutto, quello che urge nel mio spirito. È stupefacente, invero, intessere dialoghi con me stesso e la natura e con tutto ciò che mi circonda. Fin da adolescente fissavo immagini e idee e avvenimenti nei soliti diari che tengono desta la mente, e che diventano gli interlocutori privilegiati a cui si confidano gioie e dolori, sentimenti che resteranno lì a perenne memoria. Mi piace estrinsecare, tramite gli scritti, ciò che si agita nel mio io interiore ed esprimerlo e condividerlo con gli altri mediante immagini, personaggi e racconti più o meno brevi. La strada che ha segnato la mia vita è stato l’insegnamento delle lettere che mi ha aiutato ad entrare in relazione con i discenti, prima di tutto, e con il mondo della cultura. Per me comunicare quello che ho dentro è la mia massima aspirazione.

Parliamo del tuo ultimo libro La tassa sul morto: dove nasce l’idea per questo romanzo?

I poveri l’avrete sempre con voi”, si legge nel Vangelo. È, infatti, la loro inveterata presenza nella società che ha attirato e ha alimentato il mio interesse ed ha acuito il senso di giustizia e di riscatto. Circolava tra il popolo la storia di una donna coraggiosa che aveva levato il suo grido contro i potenti, guidando una rivolta che l’aveva collocato tra le eroine del nostro ambiente. Mi sono documentato e in una cornice storica ho dato vita a personaggi che interagiscono tra di loro, mettendo in risalto tutte le problematiche legate alla società di quel periodo storico. È un affresco in cui il malgoverno si scontra con la caparbietà di un popolo che lotta per conquistare la libertà e il rispetto dei propri diritti.     

La protagonista è Rosalia, una donna forte e fatta di tante sfaccettature. Quanto c’è di te in lei? Cosa ti ha insegnato questo personaggio più di tutto e cosa insegnerà ai lettori?

Rosalia è figlia di questa terra, in lei si coniugano e si intrecciano valori ancestrali che sono interiorizzati nell’animo di ogni siciliano. La solidarietà, il rispetto dell’ambiente, il senso della famiglia sono ben radicati nel suo animo. È anche una donna che, pur nella sua ignoranza, usa la testa, la razionalità. Le istituzioni vanno rispettate e con esse anche coloro che le rappresentano, ma c’è un limite oltre al quale scatta la ribellione. Rosalia è la voce del popolo che cerca il riscatto, che lotta contro i soprusi e la corruzione. È figura emblematica che non si piega ai voleri di una società ingiusta e corrotta. In ogni personaggio creato da un autore si annida qualcosa di sé. La totale impersonalità è meta difficile da raggiungere, neppure Verga ci è riuscito, pur facendo parte della sua poetica. Senza dubbio Rosalia, questo personaggio nato dalle ceneri di una società corrotta, è maestra di vita. Ci insegna l’umiltà e anche l’orgoglio di lottare perché trionfi la giustizia.    

Tra le tue pagine si parla di giustizia e di potere in un’Italia di inizio ‘900. Si parla soprattutto di questo viaggio storico verso l’umanità. Secondo te, quanto è cambiata l’Italia da allora e cosa rappresenta oggi la resilienza (soprattutto dopo il periodo storico che stiamo vivendo)?

Se esaminiamo i periodi storici che si sono susseguiti nella nostra società una cosa emerge con evidenza: la lotta. Ad essere protagonisti sono sempre le classi sociali. I patrizi contro i plebei, i nobili contro il popolo. C’è sempre una lotta e c’è sempre una guerra. Sono i potenti che prevalgono sempre e sono loro che usano tutti i mezzi per mantenere il potere anche quelli illegali. C’è sempre chi comanda e chi ubbidisce. È innegabile che il progresso, l’istruzione hanno attenuato le ingiustizie e che si è riusciti a raggiungere una certa libertà di pensiero e di azione. Abbiamo attraversato periodi storici complessi e complicati, basta parlare delle due guerre mondiali, basta ricordare il tragico periodo del fascismo. Fortunatamente, però, siamo approdati in un periodo di pace sociale che ci ha regalato benessere e tranquillità. Il progresso, però, la macchina, hanno spento la poesia ed hanno assopito la natura che non smette di ribellarsi e di regalarci momenti drammatici da cui a stento riusciamo a liberarci. L’economia prevale sulla salute e il Dio denaro è l’oggetto principale della nostra venerazione. Tutto cambia e spesso in peggio. La democrazia, ahimè, è diventata demagogia, per cui siamo vittime dei vari tribuni di turno che ci ammanniscono verità che sono bugie. È senza dubbio un periodo caotico che stiamo attraversando, dove niente resiste alle tempeste che si portano via valori ed etica. Certamente nasceranno nuovi soli e sarà la nemesi storica che proclamerà la sua vendetta.      

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Come ti sei approcciato a questo genere letterario? Chi sono stati i tuoi maestri letterari?

Ho speso la mia vita tra i libri ed ho coltivato sempre la passione della lettura. Tra saggi e romanzi ho cercato di navigare nel mondo della cultura e di accumulare conoscenze filosofiche e teologiche che hanno formato la mia personalità. Con spirito critico sono passati dal vaglio della mia ragione autori classici e moderni, ed ho cercato di tenermi sempre aggiornato nel campo letterario. I miei maestri nel campo della letteratura sono stati tanti, ma voglio in questo contesto citarne solo alcuni. Tra i classici mi hanno appassionato i tragici greci, le cui opere mi hanno aiutato a riflettere sulla vita. A loro posso aggiungere Shakespeare e i pensatori russi Tolstoj e Dostoevskij e tanti premi Nobel e, perché no, anche tanti contemporanei.      

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