Cassio presenta il singolo Nerodita: “Una dedica al mio babbo” | Il cantautore si racconta

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Cassio torna sulla scena musicale con il nuovo singolo ‘Nerodita‘, un brano dedicato al suo papà e che vuole essere anche un omaggio a una confessione sincera. L’autore si lascia andare ai sensi di colpa, e chiede scusa per gli errori del passato: si scusa, ma non correggerebbe nulla di quello che ha fatto e dell’uomo che è diventato. Cassio ha così accettato di incontrarci e ci ha parlato dei suoi progetti tra presente e futuro.


Com’è nato il tuo primo approccio alla musica? Quando hai scoperto che sarebbe stata la tua strada?

Quando avevo 11 anni, un maestro mi insegnò a fare un giro di Sol. Non vedevo l’ora quando uscivo da scuola di tornare a casa per girare quel giro di corde. Negli anni è stato tutto un escalation, la mia passione è diventata sempre più forte e ho iniziato a suonare sempre più strumenti.

Parliamo del tuo nuovo singolo Nerodita: dove nasce l’idea per questo brano?

È il primo brano che ho scritto in italiano, e sono partito da quello che avevo vissuto. Parla del mio papà, e nasce dal voler raccontare qualcosa a livello famigliare. Venivo da un momento super difficile, e il mio papà mi è stato accanto. Negli ultimi 15 anni non l’avevo vissuto praticamente mai. L’ho così scritto in una notte, ed è venuto fuori così. Mio padre non penso che l’abbia sentita.

La canzone è una lettera a cuore aperto che un figlio scrive per suo padre. Si parla dell’importanza di ammettere i propri errori: un gesto, questo, che diventa spesso difficile da fare. Secondo te, qual è il segreto per riuscire a superare la barriera dell’orgoglio ed ammettere di aver sbagliato?

Sono sempre forse al di là della mia barriera; è il motivo per cui il mio papà forse non la sentirà mai. Penso che ci voglia tanta umiltà, ci si mette spesso da soli da qualche parte. Sembra sbagliato chiedere scusa, e spesso io sono così. Alla base ci deve essere un amore clamoroso: bisogna fare la guerra con noi stessi.

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Hai uno stile musicale molto originale, ma cosa c’è dietro tutto questo? Chi sono stati i tuoi maestri musicali?

Non ho mai studiato la musica in generale. Ho preso lezioni da un vecchio omino qui a Livorno, veniva a casa mia a fare lezioni di filarmonica. Il mio approccio alla musica è nato da ‘ignorante’, e forse l’ignoranza in termini musicali l’ho presa mediante la pratica. Ad esempio, l’elettronica che c’è in questo disco l’ho imparata da solo. Mi piace ascoltare tutto, mi piace sbagliare.

Quali sono i tuoi futuri progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Questa estate faremo sicuramente delle date. Il 1 luglio suoneremo presso il Giardino Scotto di Pisa, e spero che ce ne siano altre. Usciranno poi altri brani presto, e continuerò sicuramente su questa strada.

Intervista a cura di Stefania Meneghella