Piero Sidoti presenta il nuovo album: “E’ un invito all’imperfezione” | Poi parla di Lucio Dalla

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Il cantautore e attore Piero Sidoti torna sulla scena musicale con l’album ‘Amore (fino a prova a contraria)‘, un progetto discografico che parla dell’importanza dell’amore ma anche di tutte le sue contraddizioni. Si parla di storie d’amore imperfette, sbagliate e sopratutto umane. Con alle spalle numerose esperienze musicali e un’importante collaborazione con Lucio Dalla, Sidoti ha accettato di incontrarci e di parlarci di tutti i suoi progetti tra passato, presente e futuro.


Com’è nato il tuo primo approccio alla musica? Quando hai scoperto che sarebbe stata la tua strada?

Ho ascoltato musica sin da piccolo. Ho ascoltato tutto: dalla classica alla musica pop, fino a quella contemporanea. Sono in primis un ascoltatore assiduo di musica. Pian piano ho preso una chitarra, ho iniziato a suonare e a fare qualche accordo, e ho iniziato anche a scrivere poesie. Questo è sempre stato per me un modo bellissimo per riuscire a dire qualcosa.

Parliamo del tuo nuovo album Amore (fino a prova contraria): dove nasce l’idea per questo progetto?

L’idea del disco viene sintetizzata nella copertina; inizialmente è un gioco di parole che scimmiotta una dicitura scientifica. L’amore è vero finché non viene contraddetto. Nella copertina, viene così mostrato nel modo in cui può essere letto: c’è il David di Michelangelo che rappresenta l’amore perfetto, senza ideale e senza errori. Vi è però una prova contraria: la parte più decadente, più fallace dell’amore, che viene rappresentata con il volto umano. Nel disco ci sono quindi sedici canzoni che parlano di un’unica storia d’amore, e appaiono come delle puntate: si parla di amore umano e imperfetto. E’ dunque un invito ad arrendersi all’umanità e all’imperfezione, a godere dell’imperfezione.

Il tuo brano parla appunto di amore e delle imperfezioni che sono contenute in esso. Cosa rappresenta per te l’amore? Qual è il suo ruolo nella tua vita?

Tutta la vita è amore, in tutte le forme. Ci sono sicuramente varie forme, ma la sorgente unica è dentro di noi. Percorrendo un viaggio, guardando dentro di sé, accettando queste forme e abbracciandole. Soprattutto amandole: tutto questo riesce a far brillare le parti più intime di noi stessi.

Cosa c’è invece dietro il tuo stile musicale? Chi sono stati i tuoi maestri musicali?

Ce ne sono stati vari, dal cantautorato più famoso a quello più pop. Ho imparato anche da alcuni gruppi rock, e da tutta la musica straniera (non tralasciando ovviamente quella sudamericana). Ho appreso inoltre la musica classica e moderna. Gli insegnamenti possono arrivare da tutte le parti e da qualsiasi luogo. Nella mia vita, ho inoltre avuto la fortuna di collaborare con Lucio Dalla. Lui mi ha lasciato il piacere di essere curiosi. In tutto il disco, parlo del fatto che non bisogna avere paura. La paura non va seguita: è un impedimento a vivere tutte le cose. Il coraggio ha una reazione alla paura: se non esiste la paura non serve nemmeno il coraggio, ma resta solamente il fascino per l’incognito. Dalla era questo. Mi ha insegnato che la curiosità non sposta le montagne ma aiuta a scavalcare. Era interessato a tutto. Quando mi sentì suonare sul palco di Recanati, c’erano molto ospiti. Solamente uno di loro, ossia Lucio Dalla, ha ascoltato davvero chi si è esibito quella sera. Si è così offerto di darmi il suo aiuto, ed è stata una persona che mi ha arricchito tantissimo. Il bello dell’arte rappresentava per lui un valore di scambio, un lasciapassare con cui portare rispetto alla persona.

Oltre ad essere cantautore, sei anche un attore. Secondo te, quali sono le differenze e le similitudini che ci sono tra queste due arti?

Ho sempre messo in scena le mie canzoni, e ho sempre immaginato che i protagonisti dei miei brani mi chiedano di giocare ancora con loro. Mi sono sempre approcciato anche a questa forma teatrale. Ho lavorato spesso con Giuseppe Battiston: abbiamo infatti fatto molti spettacoli teatrali in tutta Italia. Ci siamo molto divertiti. Far convivere la musica e la narrazione di un’opera è un’impresa titanica: si rischia che una faccia lo sgambetto all’altra. La cosa migliore è quando le due cose si intrecciano l’uno nell’altra. Uno amplifica l’altra. In quel modo lì è meraviglioso.

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Quali sono i tuoi futuri progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Sto portando in giro qualche spettacolo teatrale, che contiene tutte le canzoni del disco. Lungo la narrazione di questa fiaba, vengono ripercorsi tutti i brani. È una fiaba che parla di due bambini che iniziano un viaggio, seguono i consigli dati da uno strano personaggio, imboccano questa strada che li porterà in un mondo dove non ci sono tutte le cose che appesantiscono la vita sulla Terra. Spero che aiuti a prendere contatto con la parte più intima di noi. Ci saranno una ventina di date, e speriamo di portarlo in tutta Italia. Il progetto è quello di portare avanti i concerti per il disco, e presentare così il disco con questo spettacolo. Voglio che ci sia una meditazione collettiva e che questa narrazione aiuti a lasciarsi trasportare e percorrere i punti più segreti di noi.

Intervista a cura di Stefania Meneghella