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Cantante

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Osvaldo Supino


Osvaldo Supino, il nostro ospite di oggi, è un cantante italiano sbarcato all’estero. Sì, perché di impronta italiana, nella sua musica, c’è ben poco.

A partire dalla lingua inglese e, a volte, spagnola, fino a giungere a uno stile originale e totalmente fuori confine. E’ questo che resta impresso nell’ascolto delle sue canzoni, oltre alle parole che usa, mai banali e sempre in grado di comunicare nuovi pensieri e raggiungere nuovi orizzonti.

Osvaldo Supino è uno degli artisti italiani di cui maggiormente si parla. Negli ultimi 3 anni questo artista dotato di numerosi talenti ha catturato l’attenzione dei media e conquistato milioni di fans in tutto il mondo. Da NBC a Vanity Fair fino a PopJustice e GQ, Osvaldo Supino è stato in prima linea per il suo sound internazionale e fresco, collaborando con grandi nomi della musica come Charlie Mason (Miley Cyrus, Conchita), Leeyou&Dancey (Lady Gaga, Akon, Leona Lewis) e Ferraras (Katy Perry e Adam Lambert). Con i 2 album, 1 ep e 7 singoli collezionati nella top10 chart di iTunes, Osvaldo raggiunge il record come primo artista italiano nominato 3 volte al BT Digital Music Awards nel regno unito, oltrepassando Kylie Minogue con più di 42.000 voti da tutto il mondo. Una bomba pop che alla sua giovane età può vantare una carriera eccezionale, con numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali: Laiffa Los Angeles Awards, 2 Pivi Awards, 2 Nickeclip My Generation Awards, 1 WWW Sole24 Ore Award, 1 Unicef Award e nel 2013 è diventato il primo uomo italiano incluso nella Compilation PopTronik con il meglio della musica elettro pop del mondo. Con il suo ultimo album “Behind the Curtain”, Osvaldo ha raggiunto il terzo posto nell’iTunes Pop e si è esibito in Spagna, Regno Unito, Francia, Austria, Latvia, Portogallo, Germania, Svizzera, Austria e Stati Uniti. E’ anche una delle celebrità italiane più impegnate nel campo dei diritti umani e iniziativi di LGBT. Nel 2012 è stato il primo artista italiano nella storia a esibirsi nel World Pride a Londra, e nel 2014 è stato scelto dall’organizzazione Antibully come testimonial della campagna contro il bullismo negli Stati Uniti e solo qualche mese prima è stato il primo uomo italiano a esibirsi a Miami per Miami Beach Pride (nello stesso palco di Jordin Spark e Iggy Azalesa) di fronte a più di 150.000 persone.

Lasciamo la parola a Osvaldo Supino, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso. 

 

 

Ora lasciamo la parola a Osvaldo Supino, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


 

D: Come nasce la passione per la musica?
R: Ho iniziato da piccolo. I miei amici giocavano a calcio, ed io invece mi mettevo sul balcone di casa e cantavo tutto il giorno. Pensavo non mi sentisse nessuno e invece tutti i vicini continuavano a dire ai miei genitori che avevo una bella voce. Così mia sorella, anche un po’ per disperazione, mi ha iscritto a un concorso piccolissimo che facevano in paese. Avevo 6 anni, e quella è stata la prima volta in cui sono salito su un palco e da quel momento non sono più sceso.

D: È di queste ore la notizia dell’attentato a Manchester al concerto di Ariana Grande. Siamo sicuramente tutti molto scossi, ma come si sente un ragazzo che come te fa musica e perciò è più coinvolto?
R: Sono devastato da ciò che è successo e anche dire qualcosa di sensato sembra impossibile. Stiamo vivendo un momento assurdo e non farsi spaventare da tutto questo è complicato. Allo stesso tempo però non possiamo assolutamente permetterci di dimenticare i nostri sogni, e ciò che è meglio per la nostra vita. Chiaramente sono arrabbiato come tutti, soffro come tutti e come tutti ho paura.

D: Tu hai dichiarato che questo tuo nuovo album “resolution” nasce proprio  dall’attacco terroristico di Orlando e dalla paura del terrorismo.
R: Ho scritto queste nuove canzoni per farmi forza e dare forza. Proprio il titolo “Resolution” indica una situazione complessa che necessita di lavoro e che poi si trasforma portando miglioramento. Penso che dobbiamo assolutamente ripeterci, ogni giorno, che vale la pena credere nel bene, cercarlo, inseguirlo e generarlo.

D: Come pensi la musica abbia cambiato la tua vita?
R: In verità ha guidato tutte le mie scelte, dal trasferirmi in una nuova città quando avevo 19 anni, a tutto quello che poi è accaduto nella mia vita. Funziona così quando ami davvero qualcosa, ti cambia la vita senza che nemmeno tu te ne renda conto. Oggi vedo che tutte le persone che venivano a scuola con me hanno figli, si sono sposate ed io invece continuo a girare il mondo con ritmi frenetici. Ma non so vedermi senza musica.

D: Quali erano le tue aspettative iniziali quando ti sei avvicinato al mondo della musica?
R: Ho sempre seguito la musica come passione, forma di espressione, come qualcosa che non potevo evitare. Non ho mai usato la musica per ottenere “la fama”, come non la cerco oggi ad ogni costo. Penso sia questo amore autentico e vero, che mi ha aiutato poi ad affrontare molte difficoltà nel mio percorso. Diversamente avrei già mollato da molto tempo.

D: Cosa ti ha spinto a scegliere di cantare in inglese e spagnolo?
R: L’inglese è arrivato con il mio primo viaggio negli Stati Uniti. Prima ascoltavo solo musica italiana. Quando mi sono invece trovato a costruire piano piano il mio sound, è diventata la lingua che più “ci stava” come sound. Non è mai stata una scelta fatta a tavolino, ma anche questa legata al puro istinto. Lo spagnolo è arrivato solo quest’anno dopo tantissimi anni di ricerca e mi piace da morire. Ma dovevo impararlo, studiarlo e sentirlo addosso. Non sono il tipo che improvvisa. Per me deve essere tutto il più preciso possibile.

D: Quali sono le caratteristiche che secondo te meglio descrivono la tua musica?
R: Le mie canzoni sono da sempre il ritratto perfetto di ciò che ho vissuto, e quando le riascolto è facile per me associarle a un periodo o a delle persone in particolare. Allo stesso tempo, chi mi ascolta può sapere esattamente tutto ciò che ho vissuto o desiderato. A livello puramente musicale anche in questo non mi pongo barriere; è  tutto essenzialmente POP ma esploro varie influenze. Questo nuovo album, ad esempio, che si chiama “Resolution” spazia dall’elettronica all’orchestrale, da influenze più house a sonorità più r’n’b.

D: Cosa ci racconti del tuo ultimo singolo “Y me faltas tu”?
R: È stato il primo brano che ho selezionato per questo album e fin dall’inizio sapevo che sarebbe stato il primo singolo sia per le sonorità, ma soprattutto per i contenuti. Ha un testo molto diretto e molto prepositivo allo stesso tempo. Il tempo che abbiamo a disposizione è limitato, e la cosa migliore da fare è utilizzare tutto ciò che ci capita come insegnamento e opportunità per crescere. Questo concetto è alla base di tutto questo nuovo progetto.

D: Come credi la tua musica sia cambiata nel corso degli anni?
R: Penso con coerenza. Fin dall’inizio ho cercato di proporre il meglio sia in termini di sound che di concetto. Ciò che mi ha aiutato a farlo sono state sicuramente le collaborazioni in questi anni con autori e produttori come Charlie Mason, o Ferras. Mi sento davvero molto fortunato ad aver avuto modo di lavorare con delle persone così avanti dal punto di vista creativo, ma allo stesso tempo anche aperte ad ascoltare.

D: Qual è un’esperienza compiuta nel corso della tua carriera che più ti è rimasta nel cuore?
R: Sono state tante. Sicuramente LONDRA nel 2012. Non avevo mai cantato all’estero e per la prima volta ero a Trafalgar Square davanti a 33 mila persone. Mio nonno era scomparso da poco, e mentre ero li ho sentito la sua presenza sul palco, con me, per tutto il tempo. È stato un momento che non dimenticherò mai.

D: C’è un sogno che ti piacerebbe realizzare in ambito musicale?
R: Certo, ce ne sono moltissimi. Uno ad esempio è collaborare con Ennio Morricone.

D: Quali sono i tuoi futuri progetti?
R: Far conoscere il più possibile queste nuove canzoni, continuare a girare e portare il concetto di “resolution” a più gente possibile. E poi tanta tanta altra musica.


Ringraziamo Osvaldo Supino per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti