Loris AL Raimondi parla del nuovo album e delle sue emozioni: “Lasciamo sempre qualcosa” | Poi racconta i suoi nuovi progetti americani

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Loris AL Raimondi vive in Svizzera e lavora per il mercato discografico americano: la musica lo accompagna da sempre, e lui la conosce in tutte le sue sfaccettature. Produttore e musicista, ha pubblicato il suo nuovissimo album Passing Through Emotions, che mescola il jazz, l’hip-hop e il soul in unico progetto. Il disco di Loris vede inoltre la partecipazione del leggendario Mike Stern e di molti altri musicisti internazionali.

Questo suo lavoro discografico rappresenta in pieno tutte le emozioni da lui vissute: le gioie, i dolori, la nascita di una figlia, la morte. Rappresenta soprattutto in pieno l’essenza stessa della vita: il suo è quindi un album a forma di esistenza. Il primo debutto nel mondo musicale avviene per lui negli anni 2000 e, da allora, il suo percorso è sempre stato in ascesa. Oggi collabora con Fabrizio Sotti, il noto produttore che ha prodotto e collaborato con tanti artisti internazionali del calibro di Whitney Houston, Jennifer Lopez, Zucchero, Tupac ecc..


Come nasce il tuo primo approccio alla musica? Quando hai compreso che sarebbe stata la tua strada?

Questa passione nasce da quando avevo 8-9-10 anni; ho avuto sin da subito una forte propensione per la musica. Io e mio fratello iniziammo a collezionare le prime cassette, ma anche dischi e vinili. Già allora, simulavo di essere dj. Nel corso degli anni, sono rimasto legato alla musica, ho continuato a scoprire il jazz e a cercare di capire di cosa si trattasse. Non ho mai avuto la possibilità di intraprendere quella strada. Quando ho terminato gli studi, volevo studiare chitarra e jazz: a causa di alcuni impegni e di alcuni situazioni famigliari, non ho però continuato. Nonostante tutto, questa passione non l’ho mai abbandonata. Nei primi anni 2000, ho così iniziato a fare produzione in Svizzera e nel mondo. La passione è sempre stata così forte, e ho quindi deciso di fare questo album. Volevo lasciare qualcosa di importante: volevo trasmettere l’importanza della cura e del sostegno per gli altri.

Parliamo del tuo nuovo album Passing through emotions, un mix tra jazz, hip hop e soul. Come ti sei avvicinato a questo stile musicale?

Durante l’adolescenza, ascoltavo Eros Ramazzotti. Dopo la morte di mio fratello, lui era diventato come un vero e proprio fratello. Ascoltavo anche la musica jazz, ma non capivo se fosse giusto o sbagliato. Ero infatti molto insicuro con la musica, dato che ascoltavo sempre vari generi musicali. E’ partito tutto da lì: jazz, hip hop, musica italiana. Questo album rappresenta al 100% quello che c’è dentro di me: una combinazione continua di tutti questi stili musicali.

Dove nasce l’idea per questo progetto discografico e qual è il messaggio principale che vuoi lasciare?

Era il primo periodo del Covid e avevo più tempo libero; mi mettevo sul tapis roulant per smaltire i chili. Avevo difficoltà a correre, e mi capitava così di guardare spesso un quadro che si chiama Passing Through: ci sono tre lupi che attraversano una zona invernale dell’Alaska, e passano quindi attraverso le emozioni. L’album nasce con il primo brano dedicato alla prima emozione. Ci sono poi tutte le emozioni più forti: amore, perdita di un parente, gioie, dolori. Arriverà anche il momento della morte: è un passare attraverso un’emozione. Con questo album, voglio trasmettere un significato importantissimo: lasciamo sempre qualcosa. Non muore mai nessuno su questa Terra.

Per la creazione del disco hai collaborato con vari artisti, tra cui Mike Stern. Come nasce il vostro incontro e com’è stato lavorare con lui?

Lui è sempre stato il mio idolo, sin da quando ero ragazzino e ho iniziato ad ascoltare il jazz. Lui lo ammiravo tantissimo. L’ho visto nel 2017 a Zurigo, in qualità di fan: è stato sempre un sogno. Sono stato fortunato ad avere nell’album Tom Kennedy (bassista di Mike Stern): gli chiesi così se sarebbe stato possibile avere Stern nel mio album. Tom mi scrisse la sua mail, e lo contattai. Improvvisamente mi arrivò un messaggio non firmato: capii subito che si trattava di lui. Mi disse che gli sarebbe piaciuto collaborare con me. La notte successiva, verso l’1.30, mi suonò il cellulare e vidi il nome di Mike Stern sullo schermo. Non presi subito la chiamata, perché preso dall’emozione. Gli scrissi poi un messaggio. Lui mi richiamò, e lì iniziammo a parlare di come lavoravo, del progetto, gli spiegai di questi due brani da suonare. E’ iniziata così la nostra collaborazione. Tutti i musicisti che hanno preso parte a questo album conoscono perfettamente tutte le emozioni che ho provato.

Lavori attualmente come produttore per il mercato americano: com’è il mondo discografico negli Stati Uniti? Ci sono delle differenze con l’Italia?

C’è sicuramente un altro approccio. Ho avuto la fortuna di conoscere Fabrizio Sotti, un noto produttore americano. Ha riconosciuto il mio talento e mi ha chiesto di lavorare con lui. Abbiamo così iniziato, e abbiamo messo su un bel catalogo di materiale. Il mercato americano è diverso, ci sono beat particolari: attualmente è più frequente la trap.

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Quali sono i tuoi futuri progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Vorrei produrre al momento qualche rapper italiano. Sto lavorando ad un prossimo progetto. Io lavoro sull’hip hop: per me sarebbe una sfida proporre basi Hip Hop ad artisti come Chico Pinheiro (chitarrista eccellente che vive a New York), che attualmente ha già ricevuto del materiale per una collaborazione. Sto anche lavorando con Fabrizio Sotti su alcune produzioni americane.

Intervista a cura di Stefania Meneghella