SWCH racconta il nuovo singolo Reset | “Come ripartire da zero? Fare, agire, mai aspettare”

DiStefania Meneghella

Mag 10, 2022

SWCH torna sulla scena musicale con il brano Reset (presentato in anteprima durante l’evento del Primo Maggio organizzato a Bologna), un singolo che parla dell’importanza di resettare tutto e ripartire da zero, e che va ad anticipare il concept dal titolo Meta-Morfosi. L’artista ha all’attivo numerose esperienze televisive tra cui il 59° Festival di Sanremo, Amici, X Factor e varie trasmissioni Rai e Sky. Ha accettato così di incontrarci e ci ha parlato dei suoi progetti tra presente e futuro.


Come nasce il tuo primo approccio alla musica? Quando hai compreso che sarebbe stata la tua strada?

Questa passione nasce alle scuole medie: ho infatti frequentato una scuola sperimentale ad indirizzo musicale. Ho così iniziato a suonare la chitarra e mi è subito piaciuto. Avevo già fatto musica nelle scuole di paese ma, dopo la scuola media, mi sono iscritto al Conservatorio. Da lì, è iniziato il mio percorso.

Parliamo del tuo ultimo brano Reset: dove nasce l’idea per questo singolo e qual è il messaggio principale che vuoi trasmettere?

Fa parte di un lavoro più ampio che si chiama Meta-Morfosi. E’ quindi un concept: tutto il disco parla della stessa cosa. Il brano racconta l’evoluzione dell’essere umano quando è un periodo di crisi, e capisce che deve fare una cosa. Avviene dunque una presa di coscienza, durante la quale si prende visivamente con sé la problematica.

Il protagonista di questa canzone è il disagio digitale, ma anche la voglia di rinascita mediante appunto il pulsante Reset: secondo te, qual è il segreto per trovare il coraggio di ripartire da zero e di resettare tutto?

Resettare è senz’altro la cosa più difficile che l’essere umano possa fare; per iniziare un cambiamento c’è bisogno di capire il problema. Ammettere i propri errori e le proprie sofferenze: questo ti porta a ragionare sul fatto che così non si può andare avanti. Fare, agire, non aspettare ma prendere in mano la situazione, isolarsi dalle influenze negative.

Il tuo stile musicale è sicuramente molto originale: com’è avvenuto l’approccio a questo genere? Chi sono stati i tuoi maestri musicali?

Al di là del percorso accademico classico, ho iniziato illuminandomi sui grandi Jimi Hendrix, i Led Zeppelin, gli AC/DC. Loro hanno una componente molto rock. Negli anni ho avuto varie esperienze come produttore artistico, ho arrangiato brani e ho ascoltato vari progetti personalmente. Il mio punto di riferimento sono diventati i Radiohead, ma anche i generi hard punk. E’ stata una scommessa uscire fuori dal mio mondo e dalla comfort zone; sperimentarsi in prima persona è diventato un punto di vista.

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Hai avuto numerose esperienze musicali, anche in ambito televisivo. C’è stata una in particolare che ti è rimasta nel cuore?

Ricordo sicuramente Il Festival di Sanremo 59, che all’epoca era condotto da Paolo Bonolis. Stare a contatto con la vita autonoma del Festival ti fa sentire vivo e al centro di qualcosa. Quella è stata l’esperienza che mi ha lasciato di più.

Quali sono i tuoi futuri progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Vorrei portare Reset live, creare uno spettacolo che sia visuale e musicale. Dovrà uscire tutto il progetto intero, e cercherò quindi di approfondire la tematica, fornire un po’ di contenuti. Vorrei creare musica che abbia contenuti, cercare di dire qualcosa.

Intervista a cura di Stefania Meneghella

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