Marco Stabile – Non dimenticare perché hai iniziato

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Marco Stabile



Oggi abbiamo incontrato, con grande piacere, Marco Stabile, un volto importante della televisione e del teatro italiani.

Marco Stabile ha studiato recitazione all’Accademia Corrado Pani e, nel 2003, ha debuttato in teatro con il varietà “Insegnami a sognare”, a cui sono seguiti “Buonasera Buonasera” e “Un po’ prima della prima”, tutti con la regia di Claudio Insegno, e poi nel musical “Joseph” e “La strabiliante tunica dei sogni in technicolor”, di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, accanto a Rossana Casale. Da allora, valorizzando le sue doti di attore e di cantante, tutti i musical di maggiore successo, Grease, Cannibal, Faust, Il Principe della Gioventù (di Riz Ortolani con la regia di Pierluigi Pizzi), Sogno, Mamma Mia, Salvatore Giuliano, Shrek, Rocky Horror Picture Show, Non abbiate paura (il musical ufficiale del Vaticano sulla vita di Giovanni Paolo II), Dirty Dancing, lo hanno visto tra i protagonisti, legando la sua voce alle canzoni più famose, sempre con grandi consensi di pubblico e di critica. Il nome di Marco Stabile è stato spesso anche nei cartelloni degli spettacoli di prosa, tra cui ricordiamo Il sottoscala, Una serata con Will & Grace, Il sogno di una vita, Cyrano al mio amore. Ha fatto parte della compagnia Attori animati, presentando Lost, la mezza stagione e La favola scema. Ha lavorato con Claudio Baglioni nello spettacolo O’Scià, che il cantautore organizza da molti anni a Lampedusa. Nel 2010/2011 è stato nel cast fisso di Domenica In, con Pippo Baudo. Nel 2013 ha interpretato la sigla italiana degli Invizimals, prodotto da Sony Playstation Nella scorsa stagione, è stato uno dei protagonisti Jersey Boys, il musical super premiato a Broadway, che ha anche ispirato l’omonimo film diretto da Clint Eastwood. E dopo l’enorme successo a Roma e a Milano, Marco Stabile e tutta la compagnia italiana, sempre con la regia di Claudio Insegno, in autunno debutteranno sul palcoscenico delle Folies Bergere a Parigi, per proporre anche lì la storia di questi quattro ragazzi partiti dalla provincia americana alla conquista del mondo, e la strepitosa colonna sonora con i maggiori successi degli Anni ’60.

La parola va a Marco Stabile, con l’augurio più grande di proseguire in questo suo meraviglioso percorso.


D: Come ti avvicini al mondo dello spettacolo?
R: Fin da piccolo ho sempre saputo che volevo fare questo lavoro: avevo le idee abbastanza chiare, ho iniziato ad esibirmi le prime volte nel Lazio con le prime band pop-rock durante le scuole superiori, i concorsi canori. I primi provini sono arrivati poco dopo, piccoli passaggi televisivi fino alla scelta ponderata di studiare in un’accademia che potesse dare la giusta direzione al mio talento. In contemporanea agli studi universitari mi sono diplomato all’accademia Corrado Pani diretta da C. e P. Insegno.

D: Cosa ricordi delle tue esperienze iniziali?
R: Ricordo che ero davvero tanto ingenuo, ma pieno di sogni e voglia di arrivare. C’è chi dice che non bisogna mai dimenticare perché abbiamo iniziato. Io cerco di ricordarlo sempre. Un po’ perché dà la giusta misura di quello che viviamo nel presente, un po’ perché le motivazioni iniziali sono quelle che riescono a dare più senso al percorso in generale.

D: Hai lavorato anche con Claudio Baglioni. Cosa ci racconti di questa esperienza?
R: Ho lavorato con Claudio Baglioni durante la Manifestazione O’Scia. Ho un ricordo bellissimo di quei giorni. È un artista davvero umile. Ricordo che dopo aver saputo che io amavo cantare ha preso la chitarra e ha iniziato a suonare “Una lunga storia d’amore” di Gino Paoli. Inutile dirvi che cantare quel pezzo meraviglioso con Baglioni alla chitarra è un momento scolpito nel mio cuore. Davvero indelebile.

D: Qual è il mondo che preferisci tra quello del teatro e quello della televisione? Perché?
R: Amo sia il Teatro sia la televisione, e vorrei tanto che questi due mondi si influenzassero a vicenda maggiormente. Il teatro ha la magia del “Qui e ora”, ti giochi tutto li, e diciamo che per alcuni versi la meritocrazia riesce spesso ad essere quella che prevale. Avere un contatto diretto col pubblico è impagabile. La televisione ha il potere di farti raggiungere un numero enorme di persone , quindi la portata di quello che fai si amplifica moltissimo. In America hanno iniziato a mandare in onda degli show teatrali in diretta, mi piacerebbe potesse accadere anche in Italia!

D: Qual è uno dei ruoli che più hai amato interpretare? Perché?
R: Nello spettacolo di prosa “Il sogno di una vita”, regia di Alessandro Prete, ho interpretato un avvocato di nome Simone. Un essere umano intrappolato nel “non sentire”, una dimensione molto comune al giorno d’oggi. Dall’essere volutamente sempre in atteggiamento, sempre sovra strutturato, la storia lo porterà ad uscire in tutta la sua sensibilità. Raccontare questa evoluzione è stato magico.

D: Sei attualmente presente nel cast dello spettacolo di “Jersey Boys”. Cosa ci racconti di questo spettacolo?
R: Lo spettacolo è davvero unico; lavoro in questo show da un anno e attualmente siamo per la seconda a Parigi al teatro “Le Palace”, stavolta in lingua francese. Oltre al grandissimo successo che tutto il team creativo ha avuto, vincendo l’Italian Musical Award come miglior spettacolo nuovo del 2016, il musiCall colleziona il consenso del pubblico sia italiano che francese. Raccontiamo la storia di Frankie Valli e dei Four Seasons e sono circondato da artisti che fanno parte dell’eccellenza del Musical italiano; ho la fortuna di interpretare Tommy De Vito, chitarrista malavitoso che in tutto il corso dello spettacolo è sicuramente il personaggio più controverso e problematico, ma anche la faccia da canaglia che riesce sempre a strappare un sorriso anche nelle situazioni più compromettenti.

D: Quali sono le differenze che riscontri nel tuo mondo all’estero?
R: Sicuramente all’estero l’industria teatrale funziona molto di più; sono stato più volte in America e ho potuto appurare come il bacino d’utenza del pubblico si innalza vertiginosamente; tuttavia credo che anche il pubblico italiano abbia iniziato la strada dell’ indottrinamento in questo senso. Sono sicuro che tra qualche tempo anche i nostri teatri saranno pieni di persone che hanno definitivamente appurato quanto il prodotto teatrale possa essere piacevole. In Francia il pubblico ci sta premiando, e dopo mesi di intenso studio della lingua, sono davvero grato di questa esperienza.

D: Ti piacerebbe cimentarti in nuove vesti o generi diversi? Se si quali?
R: Sto facendo le mie prime esperienze come autore musicale e la cosa mi sta piacendo davvero tantissimo. Oltre al percorso musicale, sto lavorando per fare esperienze nel cinema e nella fiction. Diciamo che sono uno di quegli artisti a cui piace fare molte cose contemporaneamente; all’estero questo profilo professionale è molto comune, e io voglio esserne uno dei pionieri.

D: Cosa vorresti a chi come te ha il sogno di sfondare nel mondo dello spettacolo?
R: Sicuramente consiglierei di avere prima di tutto le idee molto chiare fin dall’inizio. Scegliere di lavorare nello spettacolo non è come tirare un dado, è una scelta ponderata, razionale spinta da una forza emotiva di base molto forte, un po’ come una missione. Ma sono completamente convinto che la professionalità sia data sia dal talento sia dal continuo studio e dal continuo perfezionamento. E poi come si dice? No pain no gain!

D: Quali sono i tuoi futuri progetti?
R: Aspetto di finire questo periodo di lavoro in Francia; in questo momento mi godo Parigi, mi godo la lingua francese e poi sto aspettando di poter annunciare la mia partecipazione ad un progetto davvero importante che mi riempie di orgoglio, ma con tutti gli scaramantici non posso assolutamente dirti ancora di che cosa si tratta!

 


Ringraziamo Marco Stabile per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

 

Presentazione e pubblicazione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti