I 1789 presentano il nuovo singolo Eva – 02: “Chi è Eva? Per noi l’oscurità, il vedere tutto nero”

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I 1789 sono un duo musicale formato da Gianluca Danaro e Domenico Migliaccio: nato nella scelta alternativa rock con i Sadside Project, debuttano con il singolo EVA – 02 e si ispirano ad immagini e citazioni della cultura pop anni ’90. Parlano di problematiche legate a quel periodo e, ripensando ai classici anime giapponesi, raccontato un mondo fatto di difficoltà e di ossessioni: un mondo sempre più difficile da abitare e in cui, come su una strada senza via di fuga, si resta intrappolati nelle proprie debolezze.


Come nasce il vostro incontro? Quando avete compreso che avreste potuto diventare un duo musicale?

Eravamo nella stessa scena, siamo entrambi romani. Venivamo da altri due gruppi, e ci siamo incontrati in maniera abbastanza casuale durante alcuni concerti. Avevamo già entrambi un progetto: il nostro nasce infatti come un sound project. Abbiamo avuto l’opportunità di rifare un altro ‘giro di giostra’ dopo tanto underground. Siamo partiti in questo modo e abbiamo così creato questo nuovo progetto.

Qual è il motivo principale di questo nome? Perché avete scelto il 1789 come periodo storico?

Gianluca: Sono francese per metà, e sono stato sempre molto legato a questo tipo di periodo storico e a quello che ha rappresentato la Rivoluzione Francese. Inoltre, Il nostro vecchio progetto era in lingua inglese, ed è stata nel nostro piccolo una breve rivoluzione. Il più grande motivo sta nel fatto che siamo istintivi e ci piaceva un sacco questo nome.

Parliamo del vostro nuovo singolo Eva – 02: dove nasce l’idea per questo brano e qual è il messaggio principale che volete trasmettere?

Nel nostro immaginario ci sono influenze pop degli anni ’80; ci siamo così serviti di questo immaginario per poter lanciare un messaggio. Abbiamo fatto un’analisi completa di quello che ruota attorno agli anime, e non ci siamo fermati al fatto che sia un cartone animato. Abbiamo così compreso di cosa si trattasse, e abbiamo capito che gli anime e il cinema giapponesi trattano molto nelle loro opere le problematiche dell’essere umano. Siamo rimasti molto legati a questa idea: parlano molto della depressione, dell’autosabotaggio, del non riuscire a fare determinate cose pur sapendo di saperle fare. Ci siamo così serviti di queste immagini per provare a regolare quello che avevamo dentro, e per capire come affrontare determinati problemi.

Lo stile di questo brano è sicuramente molto originale: è infatti un mix tra garage, rock ed emo. Cosa c’è dietro a tutto questo? Com’è nato il vostro approccio a questi generi musicali?

Il genere è sempre molto effimero. Ci siamo approcciati al Garage perché ascoltiamo i gruppi anni ’90 che venivano dal proprio garage e facevano un suono più umido e sporco, con chitarre alte e suoni saturi. Siamo cresciuti anche con il genere Emo (sia quello più classico, sia il Punk Rock). Abbiamo così fuso quello che ci piace, e creato un fil rouge di quello che ascoltiamo.

Chi è per voi Eva – 02? Cosa rappresenta?

È il non riuscire a trovare una soluzione pur sapendo che esiste una soluzione: questo è un po’ il principio base della depressione, ossia il vedere tutto nero. E’ l’essere bloccato da tutta questa oscurità.

Avete alle spalle numerose esperienze musicali. C’è una in particolare che vi ha lasciato un segno più di altri?

Dal punto di vista di collaborazioni, diremmo sicuramente quella con i Verdena e Roberta Sammarelli. Sembravano essere usciti dal poster, e suonavano con noi; quello è stato molto emozionante. Quando si incontrano i propri idoli, è sempre molto bello: si sono rivelate delle persone stupende.

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Quali sono i vostri futuri progetti? Potete anticiparci qualcosa?

Da Settembre si ripartirà in tour, ma non ci sono ancora date precise. Faremo qualche data prima di Settembre a Roma, e sarà sicuramente qualche apertura. Usciranno inoltre nuovi singoli, di cui uno è una collaborazione con una cantante italiana (di cui non possiamo ancora rivelare il nome). Non vediamo l’ora di farvelo ascoltare!

Intervista a cura di Stefania Meneghella