Giovanni Soldini si racconta: “La paura in mare? E’ una buona compagna di viaggio” | Il velista tra passato e futuro

Alessandro Bertante racconta Mordi e Fuggi: “Il mio libro tra i finalisti del Premio Strega”
5 Aprile 2022
Fernando Pessoa, “Il libro dell’inquietudine”: esprimere l’essenza di sé
6 Aprile 2022

Giovanni Soldini è uno dei più noti navigatori italiani. La sua carriera ha avuto infatti inizio nello stesso luogo in cui continua a specchiarsi ogni giorno: il mare. Soldini è l’indiscusso protagonista della vela d’altura italiana da più di venticinque anni e, più di tutti, ci ha insegnato una lezione importantissima: il mare, basta saperlo ascoltare. Ormai da qualche anno, il navigatore vola con il suo team sul trimarano Maserati Multi 70, e hanno compiuto per ben due volte il giro del mondo.

Numerose sono inoltre state le vittorie, e anche le mete che Soldini ha raggiunto, rendendo il popolo italiano fiero della sua passione per il mare e del suo coraggioso (e incredibile) percorso, fatto soprattutto con il vento in poppa, la vela verso l’orizzonte, l’acqua negli occhi.


Com’è avvenuto il suo primo approccio al mondo del mare? Come si è avvicinato alla vela?

Mi ci ha portato mio padre fin da bambino, avevamo un Flying Junior.

E’ un velista da moltissimi anni, e ha avuto numerose esperienze in vela. Ma cosa si prova a restare da soli in mare? Qual è la prima sensazione che sente, quando questo accade?

Navigare da soli è qualcosa di molto speciale. Si crea un rapporto strettissimo con la barca. Impari ad ascoltarne suoni, movimenti, a stabilire un contatto continuo. Solo così puoi permetterti di allontanarti dal timone.

Quando è lì, ha mai avuto paura di quello che potrebbe succedere? Se sì, come riesce ad affrontarla?

La paura l’ho sempre considerata una buona compagna di viaggio, un sistema di allarme che ti aiuta a valutare i limiti, insegnandoti a rispettarli, a regolarti e a non fare cose avventate. Il panico no, ma la paura, combinata con l’istinto di sopravvivenza, può aiutare anche a essere lucidi e concentrati.

Ha all’attivo ben venticinque anni di regate oceaniche. Tra quelle da lei raggiunte, c’è una vittoria a cui è particolarmente legato?

Ce ne sono diverse. Sicuramente ci metto il giro del mondo, la Ostar del 96, il record New York San Francisco e la RORC Transatlantic Race di quest’anno che ci ha dato davvero grandi soddisfazioni.

Qual è stato invece il viaggio più bello della sua vita e che le ha consegnato i ricordi più belli?

Il giro del mondo: è il viaggio dei viaggi!

Photo by Arthur Daniel

Nel 1999, salvò Isabelle Autissier, naufraga nell’Oceano Pacifico durante la regata Around Alone. Cosa si prova quando si salva la vita a qualcuno? Si è sentito un eroe?

Si prova un grandissimo sollievo. Non mi sono mai sentito un eroe, la legge del mare è chiarissima: si deve prestare soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizione di pericolo.

LEGGI ANCHE –> Arianna Talamona dopo le Paralimpiadi di Tokyo 2020: “L’acqua? Per me è un posto per riflettere”

Quali sono i suoi futuri progetti?

Nei prossimi mesi, accanto ad un programma bellissimo di regate, avvieremo la trasformazione del trimarano. Per cominciare, monteremo a bordo uno strumento in grado di misurare la CO2 in superficie, per poter raccogliere dati da mettere al servizio della comunità scientifica lungo tutte le rotte di Maserati Multi 70.

Intervista a cura di Stefania Meneghella