Fabio Casano racconta il suo nuovo libro: “Così ho parlato del rock”

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Fabio Casano torna nelle librerie nazionali con il romanzo I Tre Anelli del Diavolo (Arkadia Editore), un libro che omaggia prima di tutto l’importanza della musica. Nel volume dell’autore, note e parole si fondono e parlano di un unico mondo fatto di nuove scoperte. Il protagonista è Dres, un ex alcolista che trova rifugio nella musica e che lì resta per iniziare le sue infinite giornate. Nella sua mente, c’è di tutto: i suoi anni trascorsi con le più grandi band del momento, incontri che per lui diventano magici, e la sua vita che si travolge pian piano. La storia racconta infatti un Dres che cambia, e che diventa – senza rendersene conto – un uomo nuovo. Fatto di verità, misteri, ma soprattutto con un’inclinazione sconfinata verso il pianeta della musica.


Com’è nato il tuo primo approccio alla scrittura? Quando hai compreso che sarebbe stata la tua strada?

Ho iniziato relativamente tardi. Sono un grande lettore, ho sempre letto e scrivere mi ha sempre interessato ma non l’avevo mai fatto anche per mancanza di coraggio. Nel 2004, c’era una manifestazione a Palermo che si chiamava La notte dei mille racconti: sarebbero stati letti i racconti scritti, e io avevo fatto una scommessa con una persona. Avrei dovuto scrivere qualcosa e quel racconto sarebbe stato selezionato: così è effettivamente stato. Ho continuato a scrivere, ho frequentato un corso di scrittura creativa per avere delle basi. Nel 2013, ho così pubblicato il primo libro per una piccola casa editrice palermitana.

Parliamo del tuo nuovo libro I tre anelli del diavolo: dove nasce l’idea per questo romanzo?

L’idea nasce dal mio amore per la musica rock e per i vinili; in passato mi occupavo di recensioni musicali per una rivista online. Volevo scrivere di musica, e ho così voluto scrivere questo racconto. Nasce dalla voglia di scrivere qualcosa.

Nelle tue pagine, è spesso presente la musica: cosa rappresenta per te e, secondo te, cosa accomuna la musica alla letteratura?

La letteratura ha influenzato la musica più e tante volte; mi occupai tempo fa di una rassegna in cui fu mostrato quali sono state le influenze letterarie della musica rock. C’è sempre stato questo rapporto: la musica non è mai riuscita ad influenzare troppo la letteratura. Mi viene però in mente uno dei romanzi chiave, ossia “Meno di zero” di Bret Easton Ellis. E’ uscito nell’82, ed è stato scritto utilizzando immagini di musica e letteratura. C’è poi stato “Alta fedeltà”, un romanzo che ha battuto questo spaccato. Ci sono stati tanti esempi, e sono questi i due momenti chiave. Un mio amico scrittore ha definito la mia prosa poco italiana, proprio perché mi sono sempre ispirato alla letteratura straniera.

Il protagonista è Dres: quanto c’è di te in lui, e quanto ti ha lasciato lui durante la stesura della storia?

Di Dres non c’è niente di me, è un libro di invenzione pura. Volevo staccarmi da lui e cercare di mettere il più possibile uno spazio tra me e il personaggio. Nei libri precedenti c’era un rapporto personaggio-autore, ma in questo caso ho voluto inventarmi tutto. Ci sono pochissimi eventi veritieri come, ad esempio, il racconto dell’ultimo concerto di Mick Jagger che è andato in quel modo. Il resto è tutto inventato.

Com’è avvenuto l’approccio a questo genere letterario? Chi sono stati i tuoi maestri letterari?

Ho imparato molto soprattutto dalla letteratura americana: ho infatti incontrato autori americani come la Pivano. Andando avanti, non mi sono fatto problemi su quello che c’era in giro da leggere; da me puoi trovare tutte le opere di ogni genere.

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Quali sono i tuoi futuri progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Vediamo come va il libro, sto lavorando a una cosa che avevo scritto prima. Sto lavorando alla storia di un personaggio che lascia un po’ di me e che si basa sulla teoria dei secondi. Siamo sempre attratti dai primi: parlo di un secondo che è anche felice di esserlo. Il secondo non è quello più debole, ma che trae vantaggio dall’essere il secondo: attorno a questa teoria, ho scritto alcuni testi e volevo riproporlo con un seguito 10 anni dopo. Ho inoltre collaborato a un’antologia di racconti per Arkadia.

Intervista a cura di Stefania Meneghella