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Relegate da sempre alla sfera privata, contrassegnate dal ruolo imprescindibile di figlie, madri, mogli o in altri contesti costrette a vestire abiti di monache e prendere i voti . Sfruttate, maltrattate, violentate, accusate di stregoneria tutto questo racchiuso in una sola parola: DONNE.

Considerate sulla base di antichi retaggi filosofici, religiosi e sociali inferiori per natura , rispetto al sesso “superiore” incarnato dall’uomo , accusate di essere impure, di avere rapporti con il Male, hanno egualmente lottato per far sentire la loro voce.  Hanno creduto nella parità dei sessi, che meritassero gli stessi diritti, tra questi il diritto allo studio.  Durante i secoli XVI-XVII , si affiancarono ai monasteri altri istituti ,con lo scopo di sanare situazioni di disagio sociale. Nacquero conservatori, ospizi, ospedali con iniziative rivolte a orfane, vedove, donne appartenenti a famiglie povere . Queste strutture avevano il compito di educare e imparare loro ad essere buone madri e mogli. Insegnare alle donne a scrivere non era concesso, oltretutto risultava inutile e pericoloso ai fini di preservare una società androgina e misogina. Eppure all’interno di questo scenario piuttosto cupo emergerà nel 1678, secoli dopo, la figura di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia prima donna al mondo a conseguire la laurea in Filosofia a Padova. Fu un modello per tutte le donne del Settecento, anche se non le venne riconosciuta la laurea in Teologia, per opposizione del cardinale Gregorio Barbarigo. Numerosi e influenti furono i circoli letterari che videro la loro presenza e affermazione, simbolo che qualcosa stava lentamente cambiando.

Secoli di storia, uccisioni, incarcerazioni che in parte hanno mutato la società, permesso alle donne di lavorare, studiare, divorziare, votare.  Conquiste duramente ottenute e difese con forza ancora oggi in una società ancora timorosa delle forza delle donne e incapace di vedere oltre l’uomo, oltre il maschio.


Articolo realizzato da Marika Carolla

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