Simona Atzori – Le ali per sognare

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Ph. Grace Caruso
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Ph. Paolo Genovesi


Danzatrice, pittrice, coach, scrittrice

Facebook: Simona Atzori
Sito Web: Simona Atzori



Simona AtzoriRepaint your dreams| TEDxVerona


Il cielo è talmente azzurro, a volte, che i sogni li contiene tutti: come essenza pura, come vita vera.
Sono i sogni di chi crede, sono i sogni di chi brilla e ride, di chi brilla e ama.
Il cielo è talmente grande, a volte, che ci guarda tutti. Da lontano, mentre il mondo scorre e la pelle trema, mentre anime in cerca non riescono a star ferme. Corrono, corrono, scorrono. Vorremmo prenderli, quei sogni per cui abbiamo lottato tanto. Vorremmo prenderli e farli nostri; e poi vorremmo vestirci di sogni, vestirci di vite che si trasformano in essenzialità, in quello in cui abbiamo creduto per così tanto tempo.
Il cielo è talmente lontano, a volte, che non riusciamo. No.. non riusciamo a volare e raggiungerlo. Allora restiamo in disparte, ad osservarlo dal basso, cercando di immaginare come sarebbe la nostra vita se solo riuscissimo ad impregnarci di quell’azzurro.
A volte… il cielo è strano; ma spesso, diventa l’unico luogo in cui possiamo rifugiarci.
Sempre.
Questa è la storia di una bambina, oggi donna. E’ la storia di un’anima, di un sogno. E’ la storia di un foglio: sfondo azzurro, danzatrice volante, capelli biondi, sorriso. Un disegno di Dio.
Simona – questo il suo nome – è nata con le ali. Sulla Terra, lei è nata con le ali. Sono ali invisibili, ma con cui riesce a raggiungere luoghi remoti e lontani, come quel cielo che la osserva e trasforma la sua vita in azzurro. Perché Dio sapeva… Si, Dio sapeva davvero perché Simona era stata creata: aveva dipinto sul suo corpo due grandi piedi che avrebbero potuto farla vivere, e il sorriso di chi crede e sogna, il sorriso di chi crede nei sogni. Con due ali, anziché due braccia. Erano due ali giganti, i suoi, molto più grandi di qualsiasi angelo, molto più grandi di qualsiasi rondine.
Simona è angelo e rondine assieme.. e vola.. danza, dipinge e vola.. Il cielo la osserva anche quando lei lo raggiunge con tutta la forza, con tutto il coraggio, con tutto il mondo che si porta dietro.
Sempre.
Sempre volando, Simona è diventata la persona che è oggi. Donna prima di tutto, e poi danzatrice, pittrice, coach, scrittrice.
Vive con i piedi e con le ali.
Nei suoi dipinti, si nota quel desiderio di volare. Il sogno di restare sempre a stretto contatto con sé stessa, l’accettarsi e il piacersi; il modo speciale che ha di tramutare in foglio ogni suo pensiero, ogni vita trasformata in ricordo. Quando dipinge, Simona sorride; sorride perché crede, sorride perché lì, proprio dinnanzi ai suoi occhi, un sogno prende vita. E’ il suo sogno, è il sogno di tutti noi; è la consapevolezza che il bianco che la fronteggia – il bianco della vita – può impregnarsi di colore – il colore dei sogni – e restare attaccato lì per sempre.
Per sempre… anche quando quel foglio inizia a prendere vita; la danzatrice che ha dipinto inizia a muoversi davvero. Come piuma. Simona danza e vola e, in quel palco, con così tanti occhi che la osservano, sente di essere sé stessa, la persona che aveva sempre sognato di diventare. Sorride anche quando danza, e sorride in un modo speciale. Gli occhi le brillano, e la vita si trasforma in miracolo.
Lei è un miracolo. E noi ne siamo spettatori.


Simona Atzori - Le ali per sognare

Simona oggi è la famosa Simona Atzori che, dal 1983, fa parte dell’Associazione dei Pittori che Dipingono con la Bocca e con il Piede (V.D.M.F.K.). Laureata in “Visual Arts” presso la University of Western Ontario in Canada, ha partecipato a mostre collettive e personali in tutto il mondo e ha donato un ritratto a Papa Giovanni Paolo II e Papa Francesco. Ambasciatrice per la Danza nel Grande Giubileo del 2000, Simona ha portato per la prima volta nella storia la danza in Chiesa con una coreografia “Amen” di Paolo Londi. Un premio dell’arte porta il suo nome e, il premio “Atzori” è stato donato, tra i tanti, anche a Carla Fracci e Roberto Bolle. Partecipa a varie trasmissioni televisive, tra cui “Amore” di Raffaella Carrà, Uno Mattina, Domenica In, Porta a Porta in Italia, e altre in Grecia, Cipro, Svizzera, Spagna e Kenya. Invitata al Festival Internazionale della danza di Taiwan a Taipei e Tainan, nel 2009 crea lo spettacolo “Simona & Friends”, nel quale danza con importanti danzatori internazionali. Tra le innumerevoli esperienze, importanti sono lo spettacolo da lei ideato “ME” presentato a Madrid, la sua esibizione in Sala Nervi in Vaticano per Papa Francesco, in Piazza Plebiscito di Napoli dinnanzi a 40mila persone, durante le Paraolimpiadi di Torino, la sua partecipazione allo spettacolo “Roberto Bolle & Friends” e a Sanremo 2012, e il suo ultimo spettacolo “Una stanza viola” in collaborazione con il Teatro alla Scala. Nel 2011, esce inoltre il suo primo libro “Cosa ti manca per essere felice?” edito da Mondadori che, nel 2014, diventa best seller, stesso anno in cui esce il suo secondo libro “Dopo di te”.

E’ proprio danzando e dipingendo che la bambina, ora donna, è diventata esattamente la persona che sognava.
“Cosa vuoi fare da grande?”, le chiedevano da piccola.
“La ballerina e la pittrice”, rispondeva lei.

Oggi, Simona danza e dipinge volando. Le due ali che le sono attaccate al corpo le permettono di volare, ma volare davvero… perché, è vero, il cielo è troppo azzurro, troppo grande, troppo lontano.. ma noi.. noi siamo fatti di sogni, e siamo fatti di vita, e abbiamo due occhi che brillano e abbiamo il sorriso. E siamo persone e angeli assieme.
Raggiungere quella parte di cielo che credevamo impossibile non può essere così tanto difficile, se c’è qualcuno che ci regala quel coraggio che si impregna sulla nostra pelle per sempre.
Sarebbe davvero un niente la felicità.

…Leggiamo ora le parole che Simona Atzori ci ha regalato, parole così piene di significato e dolcezza, parole che potrebbero trasformarsi in ali per volare in luoghi remoti dal corpo ma vicini al cuore. A voi la lettura, a voi la vita.


D: Come ti sei avvicinata al mondo artistico in tutti i suoi settori? Quando hai capito che potevi esprimere tutta te stessa nella forma più completa solo attraverso questo contatto con il pubblico?
R: Io ho iniziato ad avvicinarmi all’arte da molto piccola, sia per quanto riguarda la danza che la pittura. L’arte fa parte della mia vita da sempre e mi ha permesso di scoprire che attraverso i suoi strumenti potevo esprimermi provando gioia e comunicandola allo stesso tempo agli altri. All’inizio era un’arte limitata solo a chi mi stava accanto, poi è diventato il mezzo di comunicazione per me principale.

D: E’ stato difficile trovare un tuo spazio all’interno del campo artistico?
R: Per me non c’è nulla né di difficile né di facile, le cose più semplici portano apparentemente a poco, perché forse non sono strade che ci rispecchiano veramente. Il mio percorso non lo definirei quindi con questi termini, ma direi che è il mio percorso, ed è fatto con tanto amore e ciò mi ha aiutato nei momenti difficoltà, soprattutto quando qualcuno non riusciva a credere in quello che facevo. Pian piano la passione mi ha aiutato sempre ad aprire nuove porte, e credo sia questa la chiave: fare le cose con amore, semplicità e soprattutto tanta determinazione e talento che aiutano ad andare avanti in qualcosa in cui si crede davvero.

D: La tua arte e il tuo talento sono assolutamente unici e speciali. Cosa vorresti consigliare a chi non riesce a trovare un suo posto nel mondo o non si accetta completamente?
R: Penso che questa sia una cosa importante, ed è quello che cerco di trasmettere attraverso i miei incontri motivazionali: accettarsi completamente per ciò che si è e che si ha, e pensare che è quello che serve per fare tutto ciò a cui siamo destinati. Tendiamo a vedere ciò che non siamo o che non abbiamo, ma facendo ciò sprechiamo solo tempo, energia e vita. Io accompagno le persone a scavare dentro loro, ascoltandosi, capendo che quello che si ha è assolutamente fondamentale. Il mio non avere le braccia poteva portarmi a pensare che potesse essere un mio limite, ma poi ho compreso anche grazie ad una famiglia straordinaria che questo è esattamente il mio modo di essere. Lo considero quindi come un punto di partenza che mi ha portato a capire cosa fossi venuta a fare qui.

D: Tantissime ed importanti le tue esperienze nel mondo della danza. Qual è quella che ricordi con maggior affetto o che per te è stata più importante? Perché?
R: Ce ne sono tante e tutte sono esperienze magnifiche. Potrei citare il Giubileo del 2000, Sanremo 2012, Roberto Bolle & Friends, le Paraolimpiadi di Torino. Forse, proprio quest’ultima è stato molto forte; danzare in uno stadio gremito di gente in un evento mondiale è qualcosa di straordinario e grandioso. Io credo tantissimo nei sogni e definirei questa esperienza come “il sogno che non avrei mai potuto sognare”, qualcosa di assolutamente unico che ho accolto con stupore e gioia, come si dovrebbe accogliere tutto ciò che la vita ci dona.

D: Quali sono le maggiori differenze che cogli nel ballare in un teatro o in un’esibizione in un programma televisivo?
R: Il pubblico. La differenza è che vado molto più spesso nei teatri, adoro questo ambiente per il pubblico che emana tutto il suo calore. In televisione tutto appare più “freddo” perché l’energia e l’affetto che dà un pubblico sono costruiti.

D: Oltre ad essere una splendida ballerina hai raggiunto numerosi traguardi anche nel campo della pittura. Cosa la pittura permette di esprimere, magari di diverso dalla danza?
R: La pittura per me è un grandissimo amore. Dipingo dall’età di 4 anni e ad 8 anni sono entrata a far parte dell’Associazione di Pittori che Dipingono con la Bocca o con il Piede. Definirei la pittura come un percorso che sembrava impossibile, ma che invece mi ha sempre dato un rifugio facendomi credere che anche questo fosse per me un traguardo possibile. Quando dipingo sono completamente libera, perciò per me è un modo per esternare ciò che sento anche nei momenti più difficili. E’ un rapporto molto stretto, perché si è solo davanti ad un foglio bianco, ma poi i colori e ciò che raffiguro mi conducono a fare un viaggio molto profondo. Al contrario, quando si è in teatro non si può creare un legame così intimo perché si comunica con molte più persone.

D: Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti dai tuoi quadri, sia qui che all’estero, hai avuto modo di incontrare sia Papa Giovanni Paolo II che Papa Francesco. Cosa ricordi di questi due momenti?
R: Credo che siano due dei momenti più belli che io abbia mai vissuto. Quando ho conosciuto Papa Giovanni Paolo II avevo solo diciassette anni, una ragazzina che si è trovata davanti un uomo straordinario e un grande papa. Un uomo che ha saputo donarmi attraverso un solo sguardo un mondo di amore. Per lui ho portato un ritratto, e in quel momento è come se avessi potuto comprendere meglio la sua anima. Con Papa Francesco è successo qualche anno fa, cercavo di vivere questo incontro per raccontare poi le emozioni che avrei vissuto. Però, le sensazioni e le emozioni sono state così forti e travolgenti che non ricordavo veramente nulla, non pensavo alle emozioni che stavo vivendo, le stavo proprio vivendo e questa è stata una cosa incredibile.

D: La tua esperienza di vita non ti ha permesso solo di esprimerti e comunicare il tuo essere attraverso le forme d’arte, ma anche di tenere dei corsi motivazionali. Qual è un messaggio che secondo te, nonostante le differenze, tutti dovrebbero prendere come modello, magari prendendo come punto di riferimento quella che è la tua vita?
R: Gli incontri motivazionali partono proprio dalla mia vita, credo non ci sia bisogno di teoria, ma per capire davvero bisogna ascoltare qualcosa di vissuto realmente, per potersi immedesimare meglio e sentirsi più vicini, un po’ come succede con i film, traendo le conclusioni. Attraverso i miei incontri cerco di trasmettere che è possibile vivere una vita piena di soddisfazioni ed amore, non priva di difficoltà perché altrimenti non si crescerebbe. Affrontare quindi le difficoltà come uno stimolo di crescita. E’ questo quello che voglio condividere e trasmettere come persona che porta la sua esperienza di vita.

D: Sei una donna dotata di innumerevoli talenti, infatti tra questi vi è anche la scrittura. La tua prima opera si intitola “Cosa ti manca per essere felice?”, mentre la seconda si intitola “Dopo di te”. Raccontaci di queste opere, come sono nate e il loro significato più profondo.
R: Sono i miei due bambini, sono anche loro dei sogni. Il primo era un mio desiderio di raccontare la mia vita anche attraverso una chiave motivazionale, con la quale ci si può riconoscere, anche attraverso una domanda emblematica presente nel titolo. Il mio obbiettivo è far capire che non manca nulla per essere felici, quello che serve è dentro noi, e quando si guarda a ciò che ci manca è una scusa per nascondere quello che si ha paura di affrontare, ma che è necessario per diventare ciò che si deve essere. E’ una parte di me che volevo condividere con le persone. Il secondo è un libro dedicato alla mia mamma, è descritto il suo percorso dalla malattia fino a giungere alla sua morte e quel passaggio che è il “dopo di te”. Un momento di cui si ha paura, che non si immagina come sarà, ma che una volta affrontato ci fa capire tante cose. Un libro pieno d’amore e ringraziamento ad una donna straordinaria che non solo mi ha dato la vita, ma anche gli strumenti per viverla al meglio; continua a farlo anche ora che non è al mio fianco. La sofferenza non deve essere vista come qualcosa di incomprensibile, ma al contrario come un percorso di crescita e rinascita, ma soprattutto di scoperta.

D: Collegandomi al titolo della tua prima opera… Qual è, secondo te, il segreto per essere davvero felici?
R: Il segreto per essere felici non credo sia unico, ognuno deve trovare il suo. La chiave è quella di ascoltarsi davvero, senza preconcetti generati da altri. Comprendere la vocina lieve della nostra anima, oltrepassando il rumore generato da ciò che ci può influenzare.


Ringraziamo Simona Atzori per il tempo che ci ha donato e per le parole che ci ha regalato, parole così piene di significato e dolcezza, parole che potrebbero trasformarsi in ali per volare in luoghi remoti dal corpo ma vicini al cuore.

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

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