NASA Dart punta l’asteroide: il 26 settembre l’impatto

DiFabio Meneghella

Ago 26, 2022

La missione DART (Double Asteroid Redirection Test) della NASA, lanciata il 24 novembre 2021, testerà per la prima volta nella storia la tecnologia per la difesa del pianeta Terra. L’obiettivo è dimostrare la navigazione automatica della sonda verso un asteroide e, soprattutto, alterare l’orbita dell’asteroide stesso attraverso un impatto intenzionale su di esso.

Il veicolo spaziale defletterà l’orbita di un satellite asteroidale (una luna di un asteroide), chiamato Dimorphos. Quest’ultimo, che non rappresenta e non rappresenterà un pericolo per la Terra, orbita attorno all’asteroide madre Didymos. Qualora il test fosse un successo, l’umanità avrà la tecnologia per deviare un asteroide potenzialmente pericoloso per la Terra.

Una curiosità: l’asteroide satellite Dimorphos ha un diametro di 160 metri (un po’ più grande della Piramide di Giza alta 138 metri); invece, l’asteroide madre Didymos ha un diametro di 780 metri (un po’ più piccolo del Burj Khalifa, nonché il grattacielo più alto del mondo di Dubai).

Animazione della missione DART della NASA.
Credits: NASA/Johns Hopkins Applied Physics Laboratory (APL)

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IL TEAM DI DART CONFERMA I CALCOLI SULL’ORBITA DI DIMORPHOS

Il team di DART, utilizzando alcuni dei telescopi più potenti al mondo, ha completato la campagna di osservazione di sei notti, per confermare i calcoli eseguiti in precedenza sull’orbita di Dimorphos (l’asteroide satellite sul quale si schianterà DART).

Tuttavia, la comprensione dell’orbita dell’asteroide satellite è importante, non solo per avere la certezza dell’impatto, ma anche per capire se l’orbita sia influenzata da qualche altro fenomeno. Come ad esempio, il rinculo causato dalla radiazione solare che, riscaldando la superficie di Dimorphos, potrebbe spingere delicatamente l’asteroide verso un’altra orbita; fornendo così una falsa prova del successo della missione.

L’asteroide Didymos e il suo satellite Dimorphos, visti dal Lowell Discovery Telescope vicino a Flagstaff, in Arizona (USA).
Credits: Lowell Observatory/N. Moskovitz

COME RIUSCIRA’ A SPOSTARE L’ASTEROIDE?

La sonda DART della NASA impatterà frontalmente contro l’asteroide satellite Dimorphos, alla velocità di 24.000 km/h. L’impatto provocherà un’esplosione di materiale roccioso, che si aggirerà tra i 10.000 e i 100.000 kg di roccia scagliata nello Spazio.

Lo storico evento, nonché il primo test di difesa planetaria, avverrà il 26 settembre alle ore 19:14 EDT (alle ore 1:14 del 27 settembre in Italia). La NASA ospiterà un briefing televisivo a partire dalle 18:00 EDT del 26 settembre, dal Johns Hopkins Applied Physics Laboratory (APL) in Laurel, Maryland. APL è il costruttore e gestore della navicella spaziale DART per conto della NASA.

Cosa accadrà dopo l’impatto? I telescopi terrestri cercheranno di osservare i due asteroidi, per capire se l’impatto sia stato sufficiente a deflettere l’orbita di Dimorphos. In quel preciso momento, il nostro pianeta Terra si troverà ad una distanza di sicurezza di 11 milioni di chilometri.

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DI DART?

Il corpo della sonda DART ha una dimensione di 1,2×1,3×1,3 metri; i due pannelli solari si estendono invece per 8,5 metri ciascuno.

Attualmente, il veicolo spaziale sta viaggiando alla velocità di 6,6 chilometri al secondo, e la sua massa è di 550 kg. La sua propulsione è data dall’innovativo motore ionico, il quale è ottimo per la navigazione nello Spazio profondo (inizialmente il motore ionico parte lentamente, poi aumenta progressivamente la velocità fino a superare le prestazioni di un classico motore a razzo).

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Motore ionico durante un test sulla Terra (si può notare il raggio ionico di colore blu).
Credits: NASA Glenn Research Center/Aerojet Rocketdyne/NEXT–C

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MA COME FUNZIONA UN PROPULSORE IONICO?

Un propulsore ionico ionizza il propellente aggiungendo o rimuovendo elettroni, per produrre ioni. Utilizza cioè un campo elettrico (l’elettricità arriva dai pannelli solari) per ionizzare (togliere un elettrone da un atomo) e accelerare il propellente (di solito è un gas nobile, come lo xeno), con l’obiettivo di produrre la spinta necessaria per i viaggi interplanetari.

ALCUNI STRUMENTI DI DART

La sonda possiede il “Didymos Reconnaissance and Asteroid Camera for Optical navigation” (DRACO). DRACO è una camera ad alta risoluzione, utile per supportare la navigazione e il puntamento, nonché per misurare le dimensioni e la forma del bersaglio, cioè dell’asteroide.

La camera DRACO scatterà immagini fino a 20 secondi prima dell’impatto, cioè quando si troverà a soli 130 km dalla superficie di Dimorphos. Ogni foto scattata sarà inviata sulla Terra in tempo reale.

Per quanto riguarda i pannelli solari, DART dispone di due nuovi array solari testati in precedenza anche sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS): questi sono più leggeri, occupano poco spazio durante il lancio (partono arrotolati e poi si srotolano nello Spazio), ed infine hanno un’efficienza altissima di ben tre volte superiore rispetto alle versioni precedenti (in passato per ottenere la stessa potenza, sarebbero serviti array solari molto più grandi).

La costruzione del veicolo DART della NASA.
Credits: NASA / Producer/Editor: Jessica Wilde
Producer: Scott Bednar
Videographers: James Lucas and Seth Robinson

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IL COMPITO DELL’ITALIA

L’Agenzia spaziale Italiana (ASI) ha realizzato un “osservatore”, grande quanto una scatola di scarpe (un cucciolo, o un figlio della sonda DART). Questo “osservatore” è chiamato LICIACube, ed è stato costruito da Argotec.

L’osservatore italiano LICIACube, attualmente situato all’interno della sonda DART della NASA, si sgancerà dalla sonda madre solo 10 giorni prima dell’impatto di DART contro l’asteroide. Il suo compito sarà quello di filmare e fotografare l’impatto con Dimorphos.

L’osservatore italiano LICIACube dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), e costruito da Argotec.
Credit: Agenzia Spaziale Italiana (ASI)

MISSIONE HERA DELL’ESA

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) lancerà nel 2024 una sonda chiamata Hera, la quale raggiungerà il sistema binario di Didymos nel 2026, cioè quattro anni dopo l’impatto tra la sonda DART e l’asteroide. Il compito di Hera, assieme ai suoi due cubesat (piccole navicelle che si sganceranno dalla sonda madre Hera), sarà di condurre rilievi dettagliati su entrambi gli asteroidi, con particolare attenzione al cratere formatosi dopo l’impatto di DART.

HERA ci darà la prova definitiva del successo della prima missione per la difesa planetaria.

LA DIFESA PLANETARIA

Il raggio da tenere sotto controllo parte dal Sole e si estende fino a 195 milioni di chilometri; al suo interno vi sono gli asteroidi e le comete potenzialmente pericolose per la Terra.

Nel 2016, la NASA ha istituito il Planetary Defense Coordination Office (PDCO) per gestire gli sforzi per la difesa planetaria. Il PDCO fornisce il rilevamento precoce di oggetti potenzialmente pericolosi (oggetti grandi tra i 30 e i 50 metri), studiando strategie e tecnologie per mitigare gli impatti.

  • Cover image credits: L’asteroide Didymos e il suo satellite Dimorphos, visti dal Lowell Discovery Telescope vicino a Flagstaff, in Arizona (USA). Credits: Lowell Observatory/N. Moskovitz

Articolo a cura di Fabio Meneghella

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