Xeno – Travolti dalla bellezza delle note

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Duo musicale


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Xeno

 




XenoMor Daglar


E’ dalla visione di questo video – “Mor Daglar”, il loro nuovo singolo, una cover del brano turco omonimo di Erkan Ogur –  che andiamo ad assaporare l’essenza di Xeno, protagonisti di oggi. Un’essenza che sa soprattutto di viaggi e di occhi chiusi; un’essenza lavorata e studiata, ma che riesce a tuffarsi in movimenti spontanei e gesti istintivi. La loro musica è una musica fatta di corde, che quasi si ha la sensazione di toccare. L’effetto strumentale trasmette più delle parole, riuscendo ad incanalare l’ascoltatore verso un mondo dotato di più mondi, ognuno dei quali conduce verso un sogno. Musica fatta di inconscio, la loro, ma anche musica fatta di realtà.

Loro sono Michele Buonamico e Davide Schirone, e insieme formano Xeno, duo musicale che prende vita nel marzo 2016 durante una lezione concerto tenutasi presso la mongolfiera di Molfetta. Il duo si ispira alla musica improvvisata, particolarmente al jazz e all’intreccio con la musica ottomana. Xeno va in studio e viene ripresa una performance live, da cui nasce un EP. Dopo aver ottenuto un contratto discografico con l’etichetta tarantina Ahurea Dischi, Xeno subisce una metamorfosi. Abbandona le intime e pacate sonorità semiacustiche e si spinge verso l’elettronica e la vaporwave. Questa componente arricchisce le composizioni di Xeno di un carattere nuovo ed accattivante, risaltando ancora più l’estro melodico dei due giovani musicisti baresi. Il risultato è una musica emozionale e struggente, la cui missione è comunicare un messaggio culturale forte, con linguaggi d’avanguardia per i giovani.

Ora lasciamo la parola agli Xeno, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


D: Come nasce la passione per la musica?
R:
Michele: La mia passione per la musica nasce dopo un lungo periodo di conflitto con essa. Mia madre ascoltava sempre MTV ed io non sopportavo la presenza costante della musica in casa. Poi ad un certo punto in macchina cominciò ad ascoltare ossessivamente una cassetta degli Articolo 31, che da subito amai anche io. Dopo di ché cominciai a suonare il violino e ad appassionarmi alla musica classica. Poi venne il reggae e Bob Marley insieme al rock e a seguire il metal. A quel punto cominciai a cantare e misi in piedi qualche gruppetto. Dopo aver fatto indigestione dei più disparati sottogeneri metal, cominciai a prendere lezioni di chitarra. Ho cominciato ad avvicinarmi al jazz e questo mi ha aperto le porte ad una moltitudine infinita di ascolti, direi tutti quelli che mi ero perso mentre passavo le giornate a scuotere la testa a ritmo degli Iron Maiden. Da quel momento in poi ho cominciato a fagocitare musica di ogni  tipo, con curiosità ed interesse per tutte le sfumature di cui essa mi metteva a disposizione.
Davide: La passione per la musica nasce quando ripeti lo stesso assolo ossessivamente finché è il più fedele possibile a quello del tuo artista preferito, del tuo disco preferito. Nasce sul margine sottile e tagliente dell’ossessione, quando credi di poter fare musica per il resto della vita senza stancarti.

D: Com’è stato inizialmente trovarsi catapultati in quest’avventura in due? Avete subito trovato punti comuni?
R:
Michele: inizialmente avevo formato un trio jazz-rock, i Goodfriend Quartet, che volevo utilizzare come gruppo di studio per migliorare sugli standard fusion che più amavo, facendo riferimento ad artisti come Herbie Hancock, Scott Henderson, Chick Corea o Billy Cobham. Siccome volevo ampliare i suoni a disposizioni dell’ensable, decisi di chiamare il mio amico tastierista Davide, con cui ho condiviso tre anni accademici presso il MAST di Bari, perché apprezzavo molto il suo modo di suonare, che ho sempre associato a Bill Evans ed Hancock per il suo fine modo di trattare l’armonia. Divenimmo un quartetto ma dopo qualche concerto il batterista ed il bassista lasciarono la formazione. A quel punto decidemmo di continuare, dopo qualche tentativo di riformare il quartetto insieme ad altri elementi, di continuare a suonare in duo per via del nostro grande affiatamento.
Davide: L’avventura del duo nasce da un’esigenza comune di ridurre all’osso arrangiamenti e sovrastrutture per mettere al centro la melodia e l’interplay. I punti in comune che ci hanno spinto verso questa scelta vengono dai grandi esempi del passato, i capolavori in duo: Affinity (Bill Evans e Toots Thielmans), Undercurrent e Intermodulation (Bill Evans e Jim Hall).

D: Da cosa nasce l’idea di chiamarvi Xeno?
R:
Michele: Xeno è il termine greco che vuol dire straniero. Abbiamo scelto questo termine perché abbiamo cominciato il nostro percorso in duo con l’intenzione di fare un lavoro di ricerca verso le culture musicali del mediterraneo. Un paio di anni fa fui folgorato dalla musica tradizionale turca e di lì ho cominciato un lavoro  etno-musicologico di ricerca sulle musiche tradizionali del mediterraneo, quindi medio-orientali e nord-africane. Abbiamo cercato dei punti in congiunzione tra la musica jazz e la musica turca, nella fattispecie, e da queste ricerche e sperimentazioni è nato il nostro primo EP ‘’Live in studio’’. Questo EP è la fase embrionale di Xeno: una intima conversazione di due anime che sentono un richiamo alle radici della propria cultura mediterranea, sposando le armonie del jazz e la carnalità del rock.
Davide: Xeno è la componente “esotica” nella musica che ci piace e che ci proponiamo di fare. Xeno siamo anche noi, outsiders in un panorama musicale locale che ci sembra tanto lontano e diverso.

D: Quali sono gli elementi che secondo voi sono caratterizzanti della vostra musica?
R:
Michele: Una delle cose più caratterizzanti del nostro sound credo sia sicuramente l’armonica di Davide. Il suo suono struggente e le sue sinuose melodie hanno contribuito notevolmente a scolpire l’identità di Xeno. In secondo luogo ritengo che la chitarra elettrica distorta in un contesto semiacustico sia una componente che ha dato un certo mordente alla formazione. Nel nostro primo periodo di attività, l’improvvisazione era una costante. Buona parte delle performance era lasciata all’estemporaneità melodica. Prendevamo degli accordi e ci lasciavamo andare ad intense esposizioni solistiche. Da quando abbiamo firmato un contratto per l’etichetta Ahurea Dischi di Taranto, abbiamo messo da parte l’improvvisazione per curare più gli arrangiamenti scritti. Per il primo disco ho usato la chitarra fretless, nell’esecuzione del celebre brano ‘’So What’’ di Miles Davis, reinterpretato da noi in 7/4, cercando di rendere il brano nella maniera più ‘’turca’’ possibile.
Davide: Certamente il suono acustico dell’armonica contrapposto a quello molto caratteristico della chitarra di Michele, il tutto mediato dal contesto tiepido dei lunghi accordi “appoggiati” da ambo gli strumenti armonici (piano e chitarra).

D: Come credete la vostra musica sia cambiata dagli inizi?
R:
Michele: Come accennato sopra, il nostro cambiamento più forte si chiama Ahurea Dischi, che è l’etichetta con cui abbiamo firmato il nostro primo contratto discografico. I ragazzi di Ahurea ci hanno molto aiutato nel perfezionare il nostro sound con l’innesto di sequenze e di contaminazione provenienti dalla musica elettronica. Il che è stata una gioia per me, avendo cominciato a cimentarmi da poco in questo genere, dopo esserne rimasto affascinato qualche anno fa. Il nostro sound ora è ancora più caratteristico ed ha riscontrato numerosi feedback concordi sul potenziale della nostra musica come colonne sonore cinematografiche. C’è molto meno spazio per l’improvvisazione, ma ci sono strutture più solide e il sound è più ricercato e sperimentale. Il tutto contribuisce a delineare una personalità unica e personale a Xeno.
Davide: Le composizioni diventano finalmente più coincise, le strutture più definite, siamo finalmente pronti a condensare tanto materiale in un unico prodotto discografico.

D: Quanto vi reputate soddisfatti del percorso fatto fino ad ora?
R:
Michele: non sono abituato ad essere soddisfatto dei miei traguardi, perché reputo ogni risultato come un punto di partenza. Tuttavia il singolo natalizio ‘’Remore’’, uscito per la compilation ‘’Natale USB’’, con la partecipazione straordinaria dell’amico Alfredo Colella (frontman della band U’Papun), è stato davvero un bel risultato. Ha riscosso un grande consenso e stiamo cercando di lavorare in quella direzione, cercando di migliorare sempre più. In questo i ragazzi di Ahurea ci stanno supportando in maniera determinante. Poter dire di suonare con Davide da ormai due anni mi rende orgoglioso, è un musicista che stimo profondamente e ritengo che abbia un potenziale incredibile con l’armonica.                                                                                                                           Davide: Se mi guardo alle spalle vedo tanta fatica nella ricerca di un linguaggio che stiamo ancora consolidando. Un grande aiuto in questa ricerca è stato Michele che ha sempre avuto un’idea molto delineata del sound di Xeno, idea che in questo periodo ha condiviso con me e che da qualche tempo condividiamo insieme con Ahurea.

D: Qual è il vostro principale obiettivo quando salite su un palco?
R:
Michele: Quando imbraccio la chitarra davanti al pubblico, spero sempre che avvenga un dialogo. Voglio essere in grado di parlare a chi ci ascolta, senza le parole. Voglio che la musica sia il mio linguaggio e che il suo messaggio si elevi al di là delle parole, svincolandosi da qualsiasi restrizioni che le parole ed i verbi possono riservare, nella loro materialità. Voglio l’esperienza sensoriale del pubblico sia di alto livello e che ci si possa immergere proprio come nella visione di un film. Mi piace pensare che un concerto di Xeno sia come un viaggio, in cui la ricchezza che ti lascia non sia la considerazione finale sulla performance (questo, in secondo luogo) ma la contemplazione ed il godimento del tragitto percorso dalla prima nota all’ultima.
Davide: L’obbiettivo è stuzzicare il più possibile le orecchie di chi ci ascolta con qualcosa di elettrizzante e nuovo, qualcosa che non si è mai sentito prima.

D: Qual è il messaggio che vorreste che la gente capisse attraverso la vostra musica?
R:
Michele: Personalmente vorrei che la gente trovasse motivo di riflessione nella nostra musica. Attribuisco una funzione didascalica ad essa, un’esperienza che coinvolge i sensi nel raggiungimento di idee, o ripercorre le proprie esperienze di vita. E vorrei che ogni brano suscitasse delle emozioni viscerali, come quelle che avvertiamo noi stessi quando suoniamo. Inoltre vorrei che con la nostra musica la gente avesse la curiosità di ascoltare i repertori da cui siamo influenzati e godere della stessa bellezza da cui siamo stati travolti noi, nelle nostre esperienze di ascoltatori.
Davide: Si tratta di un messaggio puramente estetico, nel senso filosofico del termine: estetica che non è più nella bellezza delle forme tradizionali ma nella moltitudine di strade che una melodia può intraprendere.

D: Qual è un sogno che vi piacerebbe realizzare?
R:
Michele: Il mio sogno è sempre stato girare il mondo con la nostra musica e accrescere il mio bagaglio umano e musicale grazie ai viaggi. Non c’è modo migliore di sentirsi un essere umano che vivere il mondo nella sua interezza e conoscere quanta più gente possibile. La gente è importante. Anche se a volte mi delude profondamente, la comunità umana è ciò che ci rende vivi. Il desiderio di conoscere noi stessi attraverso gli altri e le loro esperienze.
Davide: Un sogno sarebbero i grandi palchi storicamente calcati dai nostri miti: Umbria Jazz, Blue Note, Ronnie Scott…

D: Quali sono i vostri futuri progetti? Parlateci del vostro ultimo lavoro.
R: Al momento siamo concentrati sulle ultime fasi della produzione del nostro disco. Stiamo usando le nostre energie per portare alla nascita di questo disco di cui siamo molto entusiasti. Abbiamo cercato di mettere tutto noi stessi. Vogliamo che sia forte e che sia d’impatto per gli ascoltatori. Questo venerdì è stato pubblicato su YouTube il videoclip del nostro secondo singolo, presentato il mese scorso presso la libreria Ubik di Taranto. Il brano è una cover del brano turco ‘’Mor Daglar’’, di Erkan Ogur. Vogliamo avvicinare i più giovani alla cultura ed alla musica di un certo tipo, e per farlo abbiamo cercato dei punti di incontro. Per questo video abbiamo creato una storia d’amore tragica attraverso l’utilizzo del videogioco G.T.A., rendendo lo scenario del video
idoneo per la tipologia di arrangiamento che abbiamo fatto di questo brano, che è molto distante dalla versione originale. Il pubblico, durante la presentazione era in estasi e ha molto apprezzato la nostra ‘’crociata’’ per la diffusione di certi contenuti attraverso certi ‘’contenitori’’. Un’anteprima che posso darvi è che il disco probabilmente si chiamerà ‘’Ethos’’, che è il termine greco che rappresenta l’antica correlazione tra il linguaggio musicale e gli stati d’animo dell’essere umano. Il che si sposa perfettamente con il nostro obiettivo di comunicazione attraverso la musica strumentale. Seguirà un tour estivo e poi… chissà! Vedremo cosa gli dei hanno in serbo per noi…

Ringraziamo gli Xeno per la loro collaborazione e per il tempo che ci hanno donato, augurando loro di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti

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