Walter Ricci- Una musica che vuole viaggiare per il mondo

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Cantante

Pagina Facebook: Walter Ricci


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Walter Ricci classe 1989, nasce e cresce in un ambiente musicale. Suo padre Luigi, diplomato al conservatorio, lo stimola ad ascoltare ogni genere musicale, dalla classica al jazz. Sará peró il jazz a incuriosirlo e ad appassionarlo fin da giovanissimo. Ascolta e apprende i vari stili, dallo swing al bebop, fino al contemporary jazz. A otto anni inizia a cantare imitando colossi come Frank Sinatra, Tony Bennet ed Ella Fitzgerald, e a undici comincia a studiare, con l’ausilio del pianoforte, la tecnica dell’improvvisazione. In tre anni raggiunge una maturitá tale da consentirgli di affiancare sul palco musicisti giá noti e si allena nella migliore palestra per questo genere musicale, la jam-session. A soli quattordici anni si esibisce nei migliori clubs italiani insieme al suo quartetto. Nel 2006 ha vinto il “Premio Nazionale Massimo Urbani”, dove ha avuto la possibilitá di conoscere grandi musicisti con i quali ha condiviso esperienze musicali molto significative. Nel 2007 suscita l’interesse di alcuni network internazionali e testate giornalistiche come “Jazz Magazine” e “Jazzit”, che gli dedicano varie interviste. Nel 2008 incontra Stefano Di Battista, con il quale Si esibisce come ospite nelle sue Tournée in Italia e all’estero, toccado la Francia, Spagna, Svizzera, partecipando a noti Festival di Jazz come “Festival Jazz di Terni”, “Teggiano Jazz Festival”, Pozzuoli Jazz Festival”, Ispani Jazz Festival” Peperoncino Jazz Festival”, “L’Ajaccio Jazz in Corsica”, “Jazz a la Coste” di Malaga e molti altrettanto famosi. Nello stesso anno la voce compare all’interno dell’album “TOUCH” di Lorenzo Tucci, uno dei batteristi jazz di maggior talento in italia, distribuito dalla “SCHEMA RECORD” in Giappone e in altri paesi. Nel 2009-10 arriva l’incontro con Pippo Baudo dove quest’ultimo lo invita all’interno degli studi di Rai 1, al programma “Domenica In” collaborando insieme ad artisti di fama Internazionale. Anche durante quest’anno segue un ulteriore collaborazione artistica con un noto musicista, Guido Pistocchi nell’album “SPRING TIME” etichettatoda “DEJAVU RECORD”. Grazie alle sue importanti esperienze artistiche, lo hanno portato ad incontrare i più noti cantanti italiani tra cui Mario Biondi, portandolo alla collaborazione con quest’ultimo di un duetto della traccia n.6 “The Door is Still Open to My Heart”, brano presente nell’ ultimo Album intitolato “DUE”, e lo coinvolge oltretutto nel suo Tour. Una delle sue ultime innovazioni artistiche nasce nuovamente da un amicizia e collaborazione con Daniele Scannapieco, creando un disco in omaggio a uno dei più grandi compositori della storia, dandogli appunto il nome di “THE COLE PORTER SONGBOOK”.
Nell’ottobre 2012 ha il privilegio di esibirsi come ospite del quartetto di Luca Santaniello al “Dizzy’s Club Coca Cola” del Lincoln Center Di New York. Nonostante la sua giovane etá, Walter Ricci continua ad esibirsi con il suo quartetto e con altri vari progetti, dimostrando di avere la padronanza vocale della grande tradizione dei piú noti crooners d’oltre Oceano, ma richiama anche l’influsso di generi contemporanei, che confluiscono spontaneamente in uno stile contaminato da nuove sonoritá, spaziando abilmente dal jazz al pop. Il suo sogno più grande è portare la sua musica anche all’estero, portando parte dell’italianità nel mondo.

Lasciamo la parola a Walter Ricci con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso 

D:Come nasce la tua passione per la musica?

R: La mia passione per la musica è nata dalla famiglia; mio padre è musicista e sono sempre stato circondato dalla musica, dagli oggetti stessi, e poi sin da piccolo ho iniziato ad ascoltarla, per poi canticchiare già verso gli 8 anni. Dopo un paio di anni ho iniziato col microfono a cantare, e poi a suonare in giro pochi anni dopo, e da lì sono entrato sempre più a contatto col mondo musicale.

D:  Quali sono state le tue influenze musicali sin da piccolo?

R:Prima di scoprire il jazz, ho ascoltato un po’ tutto: Stevie Wonder, Marvin Gaye, i Queen, David Bowie, Jimi Hendrix, queste sono state le prime influenze. Al jazz sono arrivato successivamente verso i 14 anni grazie ad un mio amico di mio padre, l’autore Bruno Mancini, che mi fece ascoltare un disco del trombettista Freddie Hubbard. Da qui ho scoperto il jazz a livello artistico e mi sono poi avvicinato a questo genere.

 

D:Cosa ricordi della tua prima esibizione in un palcoscenico? Quali erano le tue sensazioni?

R: Ricordo che è stato durante un evento privato, era una forte paura mista ad una grande eccitazione. La paura è poi svanita quando sono salito sul palco. Attualmente prima dei concerti sono sempre un pochino in apprensione, ma appena salgo sul palco tutti i timori passano.

D: Hai anche lavorato a “Domenica In”. Cosa ricordi di quell’esperienza?

R:Ricordo la grande sensibilità di Pippo Caruso, purtroppo scomparso pochi mesi fa, e ricordo un grandissimo uomo che si chiama Pippo Baudo, ed è stato bellissimo cantare con Micheal Bublè.

D: Quanto e cosa ti hanno insegnato tutte le collaborazioni realizzate in questi anni?

R:Direi che sono tutto, la condivisione è il punto fondamentale per fare progressi. La scoperta è ciò che ti fa innamorare sempre di più della musica, secondo me. Le collaborazioni mi hanno insegnato a suonare bene e a cantare meglio, e mi hanno insegnato a prendere la musica in maniera più naturale.

D:  Come definiresti il tuo genere musicale a chi non lo ha ancora ascoltato?

R: Negli ultimi anni il mondo che mi affascina di più è l’italiano che fa conoscere la musica nel mondo. Il mio obiettivo musicale è partire dalla tradizione italiana, rivisitato ai giorni nostri, è questo quello a cui punto. Nonostante io sia nato col jazz, e penso che arricchisca la mia musica, ma non vuole essere sempre il jazz all’americana.

D: Qual è una collaborazione che ti piacerebbe realizzare in futuro?

R: Ce ne sono tante; amo molti artisti italiani tra cui Andrea Bocelli, nonostante possa sembrare distante da ciò che faccio, ma quando c’è una grande artisticità si annullano le barriere e rimane solo la comunicazione. Mi piacerebbe confrontarmi anche col mondo estero per qualche duetto, e mi piace collaborare con artisti di altre culture.

D:  Qual è un sogno nel cassetto che vorresti realizzare?

R:Vorrei vivere di musica per tutta la vita.

D: Quali sono i tuoi futuri progetti?

R: Farò un disco entro il 2019, e andrò molto in giro a suonare, e mi piacerebbe produrre la musica.

 

Intervista realizzato da Manuela Ratti

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