Viviana Guarini – Siamo in mezzo al mare, venite a salvarci

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Viviana Guarini - Siamo in mezzo al mare, venite a salvarci

Ogni giorno, migliaia di anime fuggono dai loro paesi per conoscere la vita e invece incontrano solo la morte, trasformandosi in corpi.
Il problema migratorio persiste in ogni casa, in ogni strada, in ogni sguardo… in ogni mare, in ogni barca, mentre il mondo continua a guardare indifferente, mentre il mondo continua.Il mondo continua a vivere, nonostante tutto… nonostante tutto quel caos che si pone dinnanzi ai nostri occhi, e quelle grida, e quell’orrore.Come potremmo fronteggiare le pareti di un mondo che urla senza ascoltare?Oggi, abbiamo chiesto un parere a Viviana Guarini, psicologa clinica e del lavoro che, dopo aver conseguito un Master biennale in comunicazione, management e nuovi media, diventa Social Media Manager, Content Writer e Ghost Writer. Amante della natura, dello sport, degli animali e dell’amore, Viviana scrive per emozionarsi, per emozionare e per vivere. 

A voi la lettura.
(Introduzione a cura di Stefania Meneghella)


Viviana Guarini - Siamo in mezzo al mare, venite a salvarci

“Siamo in mezzo al mare, venite a salvarci”

Sembra il titolo di un film, e invece si tratta della telefonata ricevuta qualche giorno fa dalla centrale della Guardia Costiera da parte di una barca a vela, con a bordo 52 persone, ammassate, che cercavano di raggiungere Capo di Leuca.

44 uomini, 8 donne di cui 3 in gravidanza. 21 minorenni.

Di nuovo emergenza immigrazione. Si leggono i commenti sui social network, si fanno battute per strada, si alzano gli occhi al cielo.

“Non ne possiamo più”, recitano alcuni. “Rimandiamoli a casa, qua non abbiamo posto”, recitano altri.

Qui gli italiani muiono di fame, e noi facciamo i buonisti raccogliendo cani e porci”, recitano gli ultimi.

“Siamo in mezzo al mare, venite a salvarci”, sembra fare poco eco. Forse perché sembra il titolo di un film. O forse perché non ci pensiamo minimamente ad immaginare cosa voglia dire per un ragazzino attraversare le onde, con la promessa di una vita migliore. O per una donna che aspetta un bambino, rischiare la vita con la speranza di dargli un futuro che sia degno di questo nome.

Abbiamo smesso di immaginare, perché alle nostre donne in attesa portiamo il cioccolatino quando ne hanno voglia, e nostro figlio fa i viaggi in mare, ma per trascorrere una bella domenica al sole.

Qui al sud è difficile, è vero. La disoccupazione è alle stelle, e c’è chi non arriva neanche a metà mese. Ci sono madri che lavorano 24 ore al giorno per campare anche i figli trentenni ancora senza lavoro.

Ma questo non basta per farci dimenticare cosa significhi essere umani.

Per farci dimenticare che a volte non ci sono altre scelte nella vita. Che nessuno rischierebbe di perderla in mare, se avesse un’altra via d’uscita.

“Prima gli italiani” , io non l’ho mai capito cosa diavolo voglia dire. Come se una vita avesse più diritto di esistere di un’altra.

Come se gli italiani non fossero mai andati altrove, per cercare una via migliore.

Io ancora non l’ho capita la storia secondo la quale gli immigrati che vengono in Italia sono quelli che ci rubano il lavoro, mentre gli italiani che vanno all’estero sono quelli che lottano per un futuro dignitoso.

Dimentichiamo troppo facilmente. E quando non dimentichiamo, ignoriamo. Ignoriamo che quegli stessi paesi da cui scappano questi uomini che “non meritano umanità”, sono gli stessi paesi che bombardiamo, o che vengono bombardati da quelli a cui noi, vendiamo le armi.

Eppure, forse basterebbe non alzare gli occhi al cielo, e incominciare ad immaginare se ci fosse nostra moglie, su quel barcone alla deriva, o nostro padre, anziano e deabilitato, o nostro figlio di 5 anni.

Forse basterebbe capire che la rabbia non salva né gli uni, né gli altri. Che l’odio verso gli ultimi, “gli uomini che non meritano umanità”, non salverà nostro figlio dalla disoccupazione, e non ci farà stare meglio.

Forse per un po’ ci aiuterà a sfogare la frustrazione. Ma poi ne resterà soltanto un retrogusto amaro, quello di una bocca che spesso parla senza sentire. Di una mente che pensa dimenticando il cuore. Di una parola che giudica senza provare, almeno per un po’, a ripetere ad alta voce “Siamo in mezzo al mare, venite a salvarci”.

Viviana Guarini

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