Vito Lo Re – La leggerezza che diventa musica

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Compositore e direttore d’orchestra

Sito Web: Vito Lo Re


Oggi parleremo di leggerezza. Quella dell’anima, quella che si tramuta in piuma, quella che tocca i luoghi più reconditi dell’inconscio. La leggerezza che diventa musica.

Ma, sopra ogni cosa, la leggerezza che è in grado di donarci Vito Lo Re, compositore e direttore d’orchestra, le cui note sono come piume che carezzano gli sguardi.

Da qualche giorno, le sue melodie si sono affacciate al mondo con l’uscita dell’album “35 mm”, un album interamente suo, capace di raccontare ogni sua piccola sfumatura. Ascoltare le sue musiche ha la stessa intensità di un viaggio ad occhi chiusi, mentre il vento ci sfiora il volto. E noi siamo lì, ad assaporare la bellezza di cui è fatto il cielo. E la musica. Sì, perché la musica di Lo Re sembra essere ovunque: nelle piante, nella terra che ci guarda dal basso, e nelle nuvole che ci bagnano i pensieri. Un viaggio senza meta, ma un viaggio alla ricerca dell’eternità.

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Nato a Milano, Vito Lo Re ha studiato Composizione con Silvia Bianchera e Bruno Bettinelli, Chitarra Classica con Rocco Peruggini, Musica Corale e Direzione di Coro con Franco Monego, diplomandosi presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano; ha studiato Direzione d’orchestra con Massimiliano Caldi a Milano, Bruno Rigacci a Firenze, Erwin Acel a Vienna e Dejan Pavlov a Sofia; è stato assistente del M° Aldo Sisillo. E’ inoltre laureato in Scienze Politiche. Alterna l’attività di direttore d’orchestra a quella di compositore. In quest’ultima veste ha realizzato, per diverse compagnie teatrali professionistiche, le musiche di scena di 15 produzioni, spazianti dai grandi classici a lavori inediti. Quasi ventennale il sodalizio con lo scrittore Donato Carrisi, con il quale ha scritto lavori teatrali e canzoni. È inoltre autore di commedie musicali, musical, musiche per cortometraggi e documentari, film e trasmissioni televisive nonché orchestratore e arrangiatore, attività questa che lo ha fatto spaziare attraverso i generi musicali più eterogenei. Infatti all’attività di direttore d’orchestra in ambito sinfonico e operistico, affianca da sempre importanti collaborazioni in ambito pop e rock. Come direttore d’orchestra o arrangiatore ha lavorato con: Arisa, Edoardo Bennato, Mario Biondi, Max Gazzè, Bobby Kimball (Toto), John Mahon e Nigel Olsson, (Elton John Band), Massimo Ranieri, Rhapsody of Fire, Toquinho, Gilberto Gil, Davide Van de Sfroos, Amii Stewart. Molto attivo anche nel campo della musica da camera e sinfonica, ha composto oltre 80 composizioni, eseguite in importanti teatri italiani ed esteri, molte delle quali dedicate alla chitarra classica e a Lorenzo Micheli. Ha partecipato come direttore d’orchestra, arrangiatore e compositore alle trasmissioni “Centocinquanta” su Rai1 (condotta da Pippo Baudo e Bruno Vespa) e “Il sesto senso” su Rai3 (condotta da Donato Carrisi). E’ Direttore Artistico della casa editrice Orchestral Parts.

Lasciamo la parola a Vito Lo Re, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


 

D: Come nasce la passione per la musica?
R: Io nasco da una famiglia di musicisti, mio nonno era un grande concertista e tre dei suoi nipoti fanno musica professionalmente. Ho studiato al conservatorio con una formazione classica, senza mai rinunciare ad esperienze che mi potessero arricchire, come collaborazioni con altri tipi di musiche, tra cui quella pop.

D: C’è stato un momento preciso in cui hai capito che la musica sarebbe stata per sempre parte di te?
R: Verso il secondo anno di università ho deciso che mi sarei laureato ma che avrei appeso la laurea al chiodo perché volevo vivere di musica, mia passione fin da sempre.

D: Alterni la vita da compositore a quella di direttore d’orchestra. Quali sono i lati che maggiormente apprezzi di questi due mestieri?
R: Principalmente nasco come compositore, ed è il mestiere che preferisco; per dieci anni ho fatto il direttore d’orchestra. Come compositore si è da soli, mentre come direttore si è in contatto con altra gente mettendosi costantemente in gioco, e questo  fattore può mettere molto sotto pressione.

D: Quali sono le lezioni che maggiormente hai appreso in tutte le collaborazioni che hai realizzato in campo musicale?
R: La principale lezione è quella di non pensare mai di avere la verità in tasca; bisogna costantemente studiare e mettersi costantemente in discussione, capendo se ci sono aspetti da migliorare, o se un brano è completamente da rifare. L’autocritica è una caratteristica che mi appartiene molto.

D: Quali sono le sensazioni che vorresti la gente percepisse attraverso le tue melodie?
R: Vorrei percepissero quello che mi ha spinto nel generare la melodia. Solitamente un disco rappresenta l’evoluzione di un’artista. Nel mio caso, il mio disco è autobiografico, ed ogni pezzo è stato ispirato alle mie sensazioni, alle mie esperienze del passato e ai miei stati d’animo. Ad esempio il brano “L’amore è uno specchio” è un’autobiografia piuttosto celata, e mi piacerebbe che coloro che la ascoltano possano percepire in parte le mie stesse sensazioni.

D: Sei stato anche autore di commedie musicali, musical, musiche per cortometraggi e documentari, film e trasmissioni televisive. Quali sono gli aspetti che hai maggiormente apprezzato di questo tipo di esperienza?
R: Mi piace che ogni esperienza sia completamente diversa dall’altra, perché la musica è formata da tante declinazioni e stili diversi, e che riesca a raggiungere lo scopo desiderato, abbinato all’immagine raffigurata.

D: Parlaci del tuo disco d’esordio “35 mm”, uscito qualche giorno fa.
R: È un disco che è stato una grande scommessa, soprattutto in un periodo dove la discografia è morta, poiché solitamente la musica è più in formato digitale. Mi piace affrontare le sfide e i rischi; è un progetto ambizioso, scopriremo nel prossimo anno se sarà una scommessa vinta o persa.

D: C’è un’esperienza non ancora compiuta in ambito musicale che ti piacerebbe mettere in pratica?
R: Ci sono degli artisti con cui mi piacerebbe collaborare. L’anno scorso ho riarrangiato un disco di Davide Van De Sfross. Vorrei fare un lavoro simile con un altro cantautore. Vedo molto talento in giro, spesso per strada incontro dei musicisti davvero bravissimi che purtroppo non riescono a realizzare tutti i loro progetti.

D: Quale degli ambiti in cui ti sei cimentato finora hai preferito? Perché?
R: Adoro dirigere l’opera lirica perché è tanto complessa quanto bella, ma quello che preferisco è comporre, come è avvenuto per il disco, quello che sembra una colonna sonora anche se non è tratto da un film.

D: Quali sono i tuoi futuri progetti?
R: Ci sono importantissimi progetti in ballo che ancora non posso rivelare, ma ai quali sto già lavorando.


Ringraziamo Vito Lo Re per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti

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