Una dolce buonanotte con l’omino del pigiamino

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Questa è la storia di un bimbo di nome Tommy, che un giorno inizia a chiedersi da dove arrivino i sogni e per quale motivo crescendo se ne facciano meno. Decide così di andare dalla sua mamma a chiedere spiegazioni. Lei gli racconta dell’Omino del pigiamino, un piccolo magico essere che veglia sui sogni dei bambini di tutto il mondo. All’inizio Tommy, incantato da questa storia, decide di incontrarlo per poter imparare a fare cose straordinarie; in un secondo momento, però, capisce di volere di più, ossia imparare la magia per permettere ai suoi genitori di fare sempre dei bei sogni. Per poterci riuscire deve prima di tutto incontrarlo, cosa per niente facile dato che lui arriva solo quando i bambini dormono. Dopo mille stratagemmi, Tommy riuscirà nell’impresa e capirà davvero il senso del suo viaggio.

E’ qui con noi oggi Diana Del Grande , illustratrice e scrittrice. Ci condurrà attraverso questa intervista nel suo magico mondo a portata di tutti,per grandi e piccini.

D: Come nasce la passione per il disegno?

R: La mia passione per il disegno è letteralmente cresciuta insieme a me. Sin da quando ero molto piccola bastava
darmi colori e fogli per farmi stare buona e rendermi una bambina felice. Quando a scuola ci davano degli
esercizi da svolgere in classe, come problemi ecc, io mi sbrigavo a finirli per poter fare alla fine della pagina un
disegno, anche se l’esercizio era sbagliato.. amavo disegnare soprattutto principesse e fantastici animali.

D: Quando comprendi che le tue capacità artistiche non si fermano alle rappresentazioni grafiche, ma si estendono, anche, alla scrittura?

R: Allora, io ho sempre avuto ottimi voti in italiano e non per la grammatica, le poesie o i verbi, ma per i temi,
soprattutto se erano di fantasia e il bello era che non dovevo sforzarmi, li buttavo giù e basta seppur poteva
presentarsi qualche difficoltà nell’iniziare. Questo si ripeté negli anni e in tutti gli istituti, anche se non scrivevo
nel tempo libero, ma limitavo la cosa all’ambito scolastico. Un giorno mentre frequentavo l’Accademia di Comics,
nel corso di illustrazione, una mia compagnia di corso scrisse un pensiero su Facebook che non fece altro che
ronzarmi in testa per giorni, al che mi misi seduta e disegnai il piccolo Tommy e il suo pigiama, pensavo che la
cosa finisse con quel disegno ed invece i giorni successivi li passai a scrivere la storia dell’Omino del pigiamino,
il mio primo libro. Con quella storia mi ricordai di quanto mi piacesse e venisse spontaneo scrivere, anche se tutti
gli altri libri che sto preparando sono storie brevi, in rima e con una morale, un mix tra Gianni Rodari per le rime
ed Esopo per la morale, con poche righe per pagina e non chiedetemi il perchè del cambiamento perchè non lo so
nemmeno io, ora arrivano così!

D: Perché hai deciso di affrontare come tematica del tuo libro “L’omino del pigiamino ” quella dei sogni? 

R: Premettiamo che non è stata una scelta, io non decido niente quando scrivo, se non il nome dei personaggi, mi
limito solo a riportare quello che la mia mente, creatività e stato emotivo mi suggeriscono in quel momento.
Sicuramente avrò trattato questa tematica perchè è una cosa che sento molto forte in me, mi riferisco al sognare,
e sempre meno forte nelle persone che mi circondano e che compongono la nostra società. Soprattutto, ahimè, nei
bambini delle nuove generazioni, presi solo da smartphone, videogiochi e social network. Le persone non si
rendono conto di quanto sia importante continuare a sognare, soprattutto in un’epoca in cui tutto sta diventando
materiale e questo modo di vedere le cose viene trasmesso ai bambini in cui il sognare dovrebbe essere semplice
pane quotidiano. In alcuni laboratori di pittura che ho fatto quando chiedevo ai bambini di immaginare qualcosa
o inventare quello che volevano molti di loro erano seriamente in difficoltà e non sapevano cosa fare, e trovo
sconcertante che io abbia più fantasia di alcuni di loro. E’ vero che non tutti siamo uguali, ma i bambini hanno
bisogno di stimoli positivi per spalancare la loro immaginazione e io spero, con i miei libri, di riuscire a fare
questo, perchè allora, oltre a fare ciò che amo, avrò partecipato alla costruzione dei sogni di qualcuno che un
domani sarà senz’altro un adulto migliore.

D: Quale è il messaggio che vuoi trasmettere? 

R:Il messaggio che vorrei trasmettere è che gli adulti dovrebbero prendere più esempio dai bambini in molte cose, in
alcune dovrebbero addirittura lasciarsi guidare e cullare, scoprirebbero più saggezza di quanta non immaginano.
Io capisco perfettamente che crescendo si tende a perdere, per certi versi, la capacità di sognare, ma spesso sta a
noi ritrovarla o alimentarla con nuovi stimoli, giochi, cose fantastiche da vedere o fare, seppur molto semplici. Il
bambino che è in noi va alimentato sempre e per sempre se non vogliamo che muoia di solitudine.

D: Quali sono state le tue emozioni nel vedere pubblicata una tua “creatura”? 

R:Io sono una persona molto emotiva quindi come faccio a spiegare l’immensa gioia che ho provato in quel
momento? Forse solo con le lacrime, ho pianto di gioia a casa quando ho ricevuto una chiamata in cui mi è stato
detto che mi avrebbero pubblicata, ho pianto quando mi è arrivato il contratto da firmare dell’editore, ho pianto
quando l’ho firmato, ho pianto quando l’ho detto ad amici e famigliari, ho pianto quando mi è arrivata la bozza in
PDF da rivedere prima della stampa, ho pianto quando mi è arrivata la copia pronta a casa e ho pianto durante
la mia prima presentazione… insomma una valle di lacrime signori… ma noi artisti emotivi siamo così, molto forti
all’apparenza e molto sensibili all’interno. Sto quasi piangendo anche ora che scrivo queste parole e ripenso a
quei momenti… aiuto Kleenex! La gioia non si può descrivere, ma solo vedere negli occhi di chi la prova.

 

Intervista realizzata da Marika Carolla

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