IMG_1053
Sabrina Martina- Crescere attraverso le storie che si racconta
17 novembre 2019
x-factor-logo-x-factor-12-finale-chi-ha-vinto-xfactor-2018
X Factor 2019: gli inediti
9 dicembre 2019

In occasione della prima di “Un giudice ragazzino” mediometraggio tratto dal libro di Salvatore Renna, diretto da Pierluigi Glionna e scritto da Marika A. Carolla abbiamo oggi il piacere di dialogare con l’attrice Francesca Baccega che ha rivestito il ruolo di Maria. Prima di rispondere ad alcune domande per noi, ci parla un po’ di se stessa.Mi chiamo Francesca Baccega, ho vent’anni e vengo da Piombino Dese, un piccolo paese in provincia di Padova. Ho sempre nutrito una grande passione per la recitazione, che mi ha fatto avvicinare fin da piccola al teatro. Durante le scuole medie ho recitato nei miei primi spettacoli, e durante le superiori ho coltivato ulteriormente questa passione unendomi a diverse compagnie teatrali con le quali ho avuto modo di realizzare molte rappresentazioni in diversi teatri della provincia di Treviso. All’amore per il teatro si è sviluppato parallelamente quello per il cinema. Una volta completati gli studi classici mi sono infatti trasferita a Roma, dove tuttora vivo, per frequentare un’accademia di cinema a Cinecittà, la Roma Film Academy.

Buona Lettura!

D:Data la giovane età, come è stato “vestire” gli abiti di una madre?

R:Data la giovane età vestire i panni di una madre è stato piuttosto surreale. Ciò che mi ha aiutato ad essere incisiva e credibile è stato costruire un rapporto di fiducia e complicità con Lorenzo, il bambino che ha interpretato Rosario. Tra un ciak e l’altro abbiamo scherzato molto, finché non si è creata tra noi un’intesa che ha sicuramente giovato alla performance di entrambi.

D: Perché hai accettato il ruolo di Maria?

R: Ho accettato il ruolo di Maria perché non appena ho finito di leggere la sceneggiatura ho capito subito che sarebbe stata una grande sfida dal punto di vista recitativo, e quindi una bellissima occasione per crescere e migliorarmi. Inoltre, ero a conoscenza del fatto che la troupe sarebbe stata composta principalmente da amici dell’Accademia, e l’idea di passare una settimana con loro in Puglia a fare ciò che più mi piace era certamente molto allettante.

D:Hai avuto il timore, anche se fugace, di non essere all’altezza? In caso di esito positivo esplica i motivi.

R: Ho capito fin da subito che quello di Maria sarebbe stato un personaggio ostico e complesso. Si tratta di una donna tenace ed intelligente, la cui vita è purtroppo costellata da eventi dolorosissimi che la segnano nel profondo. Trasmettere uno stato emotivo di tale intensità non è di certo una passeggiata, ma credo di aver usato gli strumenti giusti per farlo efficacemente. Tutto sommato l’ostacolo maggiore è stato forse l’accento siciliano. Venendo da Padova avevo zero familiarità con le sonorità siciliane, ma per fortuna Domenico, l’attore che ha vestito i panni di Giordano nel corto, è di Messina e mi è dunque stato di grande aiuto durante le riprese.

D: C’è stato un momento che hai avverto particolarmente significativo, durante le riprese?

R: Il momento in cui mi sono emozionata maggiormente è stato il primo take della mia ultima scena. Sono passati tanti anni, Maria è invecchiata e sta ancora aspettando giustizia. Ci trovavamo in tribunale per girare la scena della sentenza del giudice, Pier grida azione e improvvisamente viene fatto partire il voice over del giudice che condanna i responsabili dell’assassinio di mio marito. Sentire quella voce è stata una vera e propria sorpresa, e in quegli istanti di stupore ho creato un legame profondo con la donna che stavo interpretando, privata del suo grande amore e costretta a crescere suo figlio da sola.

D: Come è stato lavorare con il regista Glionna?

R:Io e Pier ci conosciamo da un anno ormai: studiamo nella stessa Accademia, pertanto abbiamo avuto modo di conoscerci umanamente e professionalmente. Quando mi ha offerto questo ruolo ho accettato subito, conscia delle sue ottime capacità a livello registico. La sua passione e completa dedizione a questo mestiere sono rare, ed è ciò che gli ha permesso di portare a termine un progetto così ambizioso a soli 21 anni. Lui ha creduto in me e mi ha affidato Maria, il personaggio che finora è forse stato la mia più grande avventura recitativa, per cui gli sono molto riconoscente. Gli voglio bene, è una bella persona da avere a fianco.

D: Quale ti auguri sia il messaggio che arrivi al pubblico dopo la visione di “Un giudice ragazzino “?

R: Sono tanti messaggi che vorrei arrivassero al pubblico. Primo tra tutti la consapevolezza che non bisogna mai perdere la speranza. Analogamente alla storia, nella vita succede di dover sperimentare sofferenze immani, talvolta immeritate. A volte ci si ritrova perfino a constatare che sono più le volte in cui si è pianto a dirotto, piuttosto che quelle in cui si è gioito di cuore. Nonostante ciò ognuno di noi si merita il proprio lieto fine, perché il dolore, per quanto intenso o duraturo, è sempre seguito da pace e sollievo se si vive nel perdono e nella bontà. Per Maria e Rosario è stato così, e può esserlo per tutti.

Intervista realizzata da Marika Carolla

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *