Tina Caramanico – “Un cattivo esempio”

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Il Sole che cade in quell’orizzonte irraggiungibile


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Tina Caramanico


C’è un momento, nella vita di ciascuno, in cui tutti i sogni, le passioni, gli attimi in cui abbiamo creduto di non farcela, gli sguardi che abbiamo incontrato, tutto quanto diventa ricordo. I volti sono segnati da rughe, e i sorrisi da attimi vissuti. Gli amori si ricordano, gli affetti tornano per poi andare via. 
Ci sarà per tutti questo momento, e per tutti sarà diverso. 
Diventare anziani significa nascere una seconda volta, ma stavolta nascere con dei ricordi nel cuore. 
E’ questa la tematica centrale del romanzo “Un cattivo esempio” dell’autrice Tina Caramanico; un romanzo che parla dell’anzianità come un periodo lontano, quasi come il Sole che cade in quell’orizzonte irraggiungibile; un’anzianità – quella nel libro – che appare invece improvvisamente come un fantasma. Difficile da crederci, difficile da guardare. Eppure è lì, mentre ci fissa e ci chiama. 
Davvero sorprendente scoprire che quel fantasma un nome ce l’ha, ed è Donna Concetta. Lo ha scoperto casualmente Margherita – la protagonista del libro in questione -, una donna di 74 anni che si ritrova in una casa, sola, mentre attende l’aiuto e l’arrivo delle sue figliastre gemelle.
Donna Concetta e Margherita diventeranno così due grandi amiche; sarà un’amicizia diversa, la loro. Un’amicizia di scoperte e di riscatti, di misteri, un’amicizia fatta di ciò che non si è potuto avere durante la vita, e fatta di ciò che si vorrebbe dare a chi resta sulla Terra per essere migliore.
Il romanzo di Tina è dunque un inno alla speranza, e alla bellezza. Un inno alle nuove generazioni, affinché il mondo diventi un esempio per tutti.

Lascio la parola a Tina Caramanico, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.

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D: Come nasce l’idea per il tuo libro “Un cattivo esempio”?
R: Sono arrivate, come spesso mi succede, per prime le protagoniste, Donna Concetta e Margherita. Mi capita quasi sempre di cominciare dai personaggi, dalle loro caratteristiche e dalla loro storia. Poi, intorno a loro, nel tempo, si costruiscono una situazione narrativa e un ambiente. In questo caso le mie protagoniste mi hanno dato l’ occasione di affrontare alcuni temi che mi interessano: la condizione delle donne, la maternità, la vecchiaia (dal punto di vista degli anziani).

D: Secondo te, qual è il legame che intercorre tra realtà ed eternità? 
R: Direi che nessuna delle due è conoscibile, da noi umani: della prima possiamo sperimentare solo una parte piccolissima e comunque deformata dalla nostra stessa percezione; della seconda non abbiamo alcuna esperienza, almeno finché siamo vivi…

D: A quale personaggio sei maggiormente legata? Perché?
R: In questo romanzo ci sono due protagoniste inseparabili (anche quando litigano): perché hanno in comune un certo modo di affrontare la vita e le sconfitte, sono ostinate e ironiche. Sono legata a tutte e due, nello stesso modo. Somigliano a certe nonne indomite, a certe mie amiche, alle donne che mi stanno più simpatiche e che capisco meglio.

D: Come definiresti il legame che nasce e cresce tra Margherita e Donna Concetta? 
R: È amicizia, quella vera: nasce per affinità profonda, è imprevedibile e ingovernabile come l’amore, anche se spesso è più duratura.

D: Il tuo libro appare a tratti di un genere thriller: il mistero che alberga nella storia e rende il lettore un attento spettatore. Come ti sei appassionata a questo genere? C’è un particolare motivo per cui hai inserito un fantasma tra i personaggi del libro? 
R: I primi racconti che ho scritto erano noir, thriller o horror, anche se sempre un po’ “contaminati” da generi diversi: mi piacciono (da lettrice e da scrittrice) la tensione, l’attesa, le emozioni forti e quindi mi piacciono le caratteristiche di questo tipo di narrativa. Mi piace meno la ripetitività dei romanzi di genere, e quindi tendo a mischiare le carte, a utilizzare contemporaneamente elementi tratti da generi diversi, come avviene anche in questo romanzo: realismo e fantastico, giallo e storia. Questo è anche uno dei motivi per cui nella storia compare (e ha un ruolo fondamentale) proprio un fantasma.

D: Secondo te, quali possono essere gli stati d’animo che si incontrano durante la vecchiaia e come questi possono essere celati? 
R: Da giovani si immagina la vecchiaia come “un altro mondo”; si pensa che il tempo trasformi completamente le persone e le renda diverse da come erano a vent’anni. Mi accorgo invece, man mano che attraverso l’età adulta, di non cambiare per niente: cambia il corpo, l’esperienza ti porta a valutare e interpretare magari in modo diverso certe cose, ma la tua identità e la tua personalità non cambiano affatto. Immagino che la vecchiaia sia proprio questo: essere un ventenne che ha perso l’illusione dell’immortalità. Non credo che i vecchi debbano nascondere se stessi e la propria fragilità, che è poi anche la loro forza: la consapevolezza dei propri limiti (e dei limiti degli esseri umani) che i giovani non possono avere. Non c’è niente di più ridicolo di un giovane che simula la saggezza di un vecchio, e niente di più triste di un vecchio che vuole negare la sua età.

D: Credi nell’aldilà?
R: Sì, anche se è una fede fragilissima, piena di domande e di dubbi.

D: Cosa vorresti trasmettere al lettore con questo romanzo? 
R: Spero di aver raccontato una bella storia, che faccia emozionare, sorridere e riflettere. Non ho verità da insegnare a nessuno, ma mi piace pensare che i lettori, leggendo questo romanzo, si facciano le mie stesse domande e magari, faticosamente e in modo imperfetto, come me, cerchino di darsi qualche risposta.

D: Quali sono i tuoi futuri progetti in merito alla promozione di “Un cattivo esempio”?
R:Ci saranno spero, tra l’autunno e l’inverno, altre occasioni di incontrare di persona i lettori. Tutte le novità e gli aggiornamenti saranno sulla mia pagina fb, sul mio sito www.tinacaramanico.org e sul mio blog dentroilcerchio.blogspot.it, che vi invito a seguire.

Ringrazio Tina Caramanico per la sua collaborazione e per il tempo che mi ha donato, augurandole di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

 

Recensione e intervista a cura di Stefania Meneghella

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