The Reveers- Con gli occhi pieni di meraviglia

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Band 


E’ bello stupirsi di fronte a ciò che più ci piace, è bello meravigliarsi di quanto una passione ci fa cambiare ed essere migliori. Nella musica dei Reveers è visibile tutto ciò, l’amore per la musica traspare in ogni loro nota, seppur molto giovani hanno ben chiaro il disegno della loro vita. 

Copertina Reveers 1

La giovane band udinese Reveers si forma nell’estate del 2015, trovandosi per improvvisare facendo jam e, dopo qualche mese, decide di iniziare a scrivere brani propri. Progredendo nella scrittura di canzoni si delinea un suono e una filosofia più elaborata e differente dagli esordi. I vari brani nascono da improvvisazioni per poi essere levigati successivamente da tutti i componenti, in alcuni casi attraverso interscambi di strumenti per dare diverse atmosfere alle composizioni. La band è costituita da Fabio Tomada alla chitarra elettrica, Ismaele Marangone alle tastiere e voce, occasionalmente al basso, Elia Amedeo Martina al basso e chitarra acustica e Giulio Ghirardini alla batteria, voce e percussioni.

Lasciamo la parola ai Reveers, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


D: Come nasce la tua passione per la musica?
R: Come dei bambini di fronte ad un grande negozio di giocattoli: un po’ ingenui, ma con gli occhi pieni di meraviglia.

D:Qual è un musicista o cantante dal quale avete attinto maggiori influenze musicali?
R: Veniamo tutti da mondi e ascolti diversi, ma è innegabile l’ombra di Thom Yorke e soci su ciò che scriviamo; i Radiohead sono stati e probabilmente sono ancora il faro artistico di una generazione disillusa, non realizzata e vagamente depressa che non si riconosce nella superficiale semplificazione del Mainstream.

D: Come mai avete deciso di chiamarvi Reveers?
R: Non c’è un motivo particolare, ci piaceva il suono della parola. Molti ci chiedono cosa significa ma non c’è un vero significato, non dev’esserci per forza.

D: Quanto pensate di essere cambiati dagli esordi?
R: Abbiamo imparato un sacco di cose e molte ne impareremo ancora. Abbiamo acquisito uno sguardo più chiaro sul mondo della produzione musicale e di ciò che sta dietro il sipario; in campo sonoro ciò che di più forse è cambiato è la voglia di mettersi in gioco, stiamo sperimentando cose che in passato non avremmo mai neanche immaginato di fare, e con nuove esperienze alle spalle siamo pronti a buttarci sempre un po’ più in là.

D: Come nascono i vostri brani? Cosa caratterizza la vostra musica?
R: Una qualsiasi idea può essere l’inizio del processo creativo: una progressione, una linea melodica, un groove, un verso; dopo essere passata tra le fauci di tutti e quattro viene modellata e sviluppata. È un processo molto istintivo e ricorda le regole dall’evoluzione delle specie: ciò che è adatto o si adatta sopravvive. Nonostante non ci siano pregiudizi sul risultato finale esiste un’idea di fondo per molti pezzi: un mood malinconico e qualche dissonanza in un contesto leggero e, se vogliamo, “pop”

D: C’è un brano in particolare al quale siete maggiormente legati?
R:Fortune Teller, perché è stato il primo brano che abbiamo scritto, ma oltre ai motivi nostalgici, è probabilmente quello che sotto molti punti di vista rappresenta lo spirito di “To FInd a Place”.

D: Come vi immaginate tra 10 anni?
R:Con la barba lunga, meno capelli e tante storie da raccontare (forse sugli inizi dei Reveers? Sul loro successo o disastro? Chi lo sa).

D: C’è una collaborazione che vi piacerebbe realizzare in futuro?

R: In questi mesi siamo molto affascinati dal mondo della musica elettronica (Four Tet, Flying Lotus, Floating Points, tutti quelli con la F) quindi chissà.. magari un giorno potremo partecipare a delle produzioni di questo tipo, sarebbe fantastico. Magari troveremo pure noi un nome che inizia per F.

D: Quali sono i tuoi futuri progetti?
R:Stiamo lavorando a tanti brani, ora siamo in fase “brainstorming”. Poi il passo successivo sarà capire cosa va cestinato e cosa invece è valido; inoltre vogliamo entrare più a fondo nella componente sonora dei pezzi, l’aspetto che in musica elettronica è detto “production”, che ormai nel ventunesimo secolo è importante quanto accordi, motivi e strutture. Sicuramente poi vedremo di pubblicare questi lavori.

 

Ringraziamo i Reevers per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandole di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

 

Intervista realizzata da Manuela Ratti

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