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Attore


Tarik Varsalo studia recitazione presso la stimatissima Duse International, basata sul metodo Strasberg-Staninslavskij, fondamentale per la sua formazione. Il suo percorso lavorativo inizia con il cinema indipendente mentre, parallelamente, prende parte come protagonista anche a diversi spot pubblicitari. Successivamente, ricompre un ruolo all’interno della fiction televisiva “Un medico in famiglia 10”, e supera il provino per il nuovo lungometraggio attualmente in post-produzione del regista A. Amadei, pluripremiato alla mostra del Cinema di Venezia 2010 e vincitore di ben quattro David di Donatello. Recentemente, riesce ad ottenere un provino per il prossimo film hollywoodiano del regista Ridley Scott, le cui riprese saranno svolte prossimamente a Roma.

Lasciamo la parola a Tarik Varsalo, con l’augurio più grande di proseguire in questo meraviglioso percorso.

Tarik Varsalo (3)


 

D: Come nasce la passione per la recitazione?
R: Da sognatore inarrendevole quale sono, mi ero avvicinato a questa arte come via di fuga dalla realtà. La mia è una passione innata per la recitazione che porta ad una strada lastricata di speranza, ambizione, fatica e difficoltà che, però, ho sempre percorso col sorriso nonostante un’infanzia romanzesca ed a tratti travagliata. Sono convinto che non sia importante quello che ti accade nella vita ma come reagisci.

D: Che significato ha assunto e assume tuttora la recitazione nella tua vita?
R: Credo che recitare significhi viaggiare verso la scoperta di sé stessi e che la propria autenticità sia proporzionale alla conoscenza del proprio animo. Per me ogni esperienza artistica è indubbiamente un arricchimento interiore.

D: Quali sono le lezioni più importanti che hai appreso attraverso gli studi?
R: Senza dubbio è stato di fondamentale importanza apprendere la tecnica della reviviscenza; l’educazione dell’attore comprende un bagaglio di conoscenze acquisite attraverso esperienze personali utili per affinare la sensibilità, ma mai modelli da imitare. All’ occorrenza si deve saper rievocare l’esperienza interiore per impiegarla all’evento immaginario da rappresentare.

D: Qual è stata la tua prima reazione quando hai saputo della partecipazione alla fiction “Un medico in famiglia 10”?
R: È stata una grandissima emozione, conservo ancora la penna con cui mi ero appuntato l’ora e il luogo della convocazione sul set. Avere la possibilità di recitare in una delle serie tv più amate dagli italiani era per me un sogno che si stava coronando.

D: Hai poi preso parte ad un lungometraggio del regista A. Amadei, attualmente in post produzione. Puoi svelarci qualcosa sul tuo personaggio?
R: “Looking for Monica” è il titolo dell’opera seconda di A. Amadei, regista pluripremiato alla mostra del Cinema di Venezia 2010 e vincitore di ben 4 David di Donatello al suo primo lungometraggio. La sua ultima opera è per me un film di genere sperimentale in cui interpreto un allievo del maestro di arti marziali: Dang.

D: Qual è un ruolo che in futuro ti piacerebbe interpretare?
R: Mi piacerebbe interpretare personaggi molto complessi perché indagando e conoscendo le loro dinamiche emotive mi permettono di superare i miei limiti. Ogni ruolo è una sfida.

D: C’è il ruolo di una fiction o di un film che avresti visto bene addosso?
R: So che è in fase di sviluppo l’adattamento cinematografico de “L’alchimista”, il mio romanzo preferito, e il personaggio di Santiago lo sento molto vicino.

D: Qual è un sogno che ti piacerebbe realizzare nel campo della recitazione?
R: Se potessi tornare indietro nel tempo sarebbe meraviglioso assistere ad una lezione diretta da Lee Strasberg.

D: Come immagini la tua vita tra 10 anni?
R: Non penso al futuro, vivo il presente cercando di fare il meglio possibile senza mai sprecare energie inutili piangendomi addosso.


Ringraziamo Tarik Varsalo per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

 

Presentazione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti

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