Street Clerks- Una rivoluzione che parte da noi

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Band


 

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Gli Street Clerks sono una band che si è fatta conoscere ad X Factor un pò di anni fa, da allora non si sono mai fermati e hanno raggiunto nuovi traguardi come ad esempio la collaborazione nel programma “E poi c’è Cattelan”. Da poco è uscito il loro ultimo album intitolato “Come è andata la rivoluzione” anticipata dal singolo ” Rivolù”.

Lasciamo la parola agli Street Clerks con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso 

D: Come nasce la vostra passione per la musica?

R:Ognuno di noi quattro è partito a suo modo, sicuramente abbiamo tutti e quattro delle famiglie che hanno sostenuto le nostre scelte, ma soprattutto abbiamo capito abbastanza alla svelta che la musica era per noi una strada possibile. Per fortuna queste cose le decidi a un’età in cui sei ancora abbastanza incosciente da scegliere una via così impervia ed incerta. Poi il talento, il lavoro e la fortuna giocano insieme un ruolo centrale perché ci sia un equilibrio che porti a diventare un musicista di professione. Di base ci piace molto ed è sempre stata una valvola di sfogo, il modo migliore che abbiamo per esprimerci.

D: Cosa ricordate dei vostri esordi? Aneddoti particolari?

R:Inizialmente eravamo tre. Francesco non c’era. Eravamo una band senza batterista, infatti abbiamo suonato in molti locali minuscoli, bar, ristoranti, dove la musica non poteva essere troppo invadente. Quando è arrivato Fra abbiamo cambiato un po’ faccia, siamo diventati la band da festa per eccellenza. Abbiamo suonato a tantissime feste universitarie, feste di piazza, feste rionali, feste di laurea, matrimoni, un po’ di tutto. Era molto divertente, faticoso ma divertente. Ricordo le serate al Red Garter, un locale in centro a Firenze, dove attaccavamo a mezzanotte e mezza e finivamo alle tre. Il locale era sempre strapieno di universitari americani impazziti e noi uscivamo sempre stanchi morti.

D:  Partecipate nel 2013 ad X Factor. Cosa vi ha spinto a partecipare?

R:Forse il semplice voler provare a vedere cosa sarebbe successo. Avevamo già provato nel 2008, quando eravamo ancora un trio, ma Mara Maionchi non rimase particolarmente colpita. Eravamo ancora giovani e soprattutto l’avevamo presa sotto gamba, un po’ troppo come un gioco. Il secondo tentativo ha ripagato a pieno gli sforzi fatti in quei cinque anni.

D: Cosa vi è rimasto di quell’esperienza? Rifareste l’esperienza del talent?

R:Ci è rimasta la consapevolezza che se credi in qualcosa devi fare un tentativo per farti conoscere, perché qualunque sarà l’esito ne uscirai più forte. C’è da dire che per noi sono stati fondamentali i sei anni di gavetta precedenti perché lo show business può essere molto invasivo soprattutto se sei giovane e alle prime armi. E’ facile montarsi la testa o crearsi delle false aspettative. Per fortuna noi abbiamo preso quello che c’è di buono e cioè un’esperienza intensa in cui lavori con professionisti di altissimo livello nella realizzazione di uno show di rilevanza nazionale. Noi ne siamo usciti stanchi e un po’ allucinati, ma con qualche arma in più rispetto a prima. E’ chiaro che il mondo non lo cambi in due mesi…

D: Avete poi collaborato nel programma “E poi c’è Cattelan”. Raccontateci meglio di questa esperienza.

R:Con Ale c’è stato un rispetto reciproco fin dall’inizio. Già ad X-Factor ci stavamo simpatici, poi da quando lavoriamo a EPCC il rapporto si è consolidato molto. Per noi è un ottimo impiego perché ci dà la possibilità di lavorare come musicisti ad alti livelli in un programma di alto livello. E’ molto stimolante perché dobbiamo continuamente trovare soluzioni funzionali alle necessità di Alessandro e gli autori, quindi lavoriamo insieme a loro alla realizzazione di tutti i trattamenti con una quasi totale libertà sulle scelte musicali. E’ una grande soddisfazione vedere la conferma della fiducia negli anni da parte di tutta la produzione e speriamo davvero di farlo ancora per molti anni.

D: Il vostro ultimo singolo si chiama invece “Rivolù”. Come nasce questo brano? In che modo questo brano vi identifica?

R: Rivolù è un brano nostalgico che riporta l’ascoltatore al periodo dell’adolescenza, quando avevamo tutti grandi sogni e vivevamo la vita con più leggerezza. Nasce dalla consapevolezza del tempo che passa ma anche dalla gratitudine di aver scelto la chitarra come compagna di vita, quindi no, no siamo più ragazzi spensierati ma forse quella rivoluzione che stavamo preparando insieme quindici anni fa è ancora in corso… Essere musicista significa in parte rimanere per sempre un ragazzo, quindi direi che ci rappresenta perché abbiamo un po’ tutti e quattro la sindrome di Peter Pan ma anche la voglia di crescere e andare avanti.

D: E’ uscito anche il vostro album intitolato “Com’è andata la rivoluzione?”, composto da 10 brani. Cosa si deve aspettare il pubblico in merito a questo lavoro?

R:E’ un lavoro molto vario. Ci sono canzoni più lente, altre più ritmate. Ci siamo concessi di scrivere quello che ci veniva senza costringerci a rientrare in un genere musicale piuttosto che in un altro. Sono tutte canzoni che hanno un forte elemento introspettivo, che direi essere una delle nostre caratteristiche principale, insieme alla presenza di armonie vocali e arrangiamenti semplici. Quindi un disco vario e diretto.

D: C’è una canzone che sentite maggiormente vostra all’interno di questo disco?

R:Direi di no. Ognuna da voce ad uno dei tanti personaggi esistenti nelle nostre teste.

D: Avevate un piano b se con la musica non fosse andata come speravate?

R: Francesco è laureato in chimica e Cosimo è laureato in contrabbasso al Conservatorio di Firenze, quindi loro sarebbero stati coperti. Io e Valerio invece non abbiamo nessun foglio di carta quindi non saprei… Io ho lavorato come guida turistica per anni quindi forse avrei continuato. Chissà…

D: Quali sono i vostri futuri progetti?

R:Semplicemente continuare a lavorare a EPCC, scrivere canzoni e fare concerti. Nell’immediato stiamo organizzando il tour per il disco che supponiamo inizierà in autunno.

Intervista realizzato da Manuela Ratti

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