Stain- Tracce indelebili

32474096_1685346541578589_9062363930654932992_n
Umberto e Daniele Vita- Uniti si è più forti
19 maggio 2018
32503730_1710163535718364_1601850457255313408_n
Storie di eroi
21 maggio 2018
Stain 2

Band

Stain 2

Gli stain sono una band barese composta da: Francesco Lagioia, Michele Tangorra ,Dario Ladisa e N.I.C.H.O. La loro musica nasce dalla voglia di lasciare un segno indelebile nel cuore e nell’anima di chi li ascolta, un messaggio che possa essere valido per sempre. Scopriamoli meglio attraverso le loro stesse parole.

Lasciamo la parola agli Stain con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


D: Come nasce la vostra passione per la musica?
R: Il nostro primo vero approccio con la musica nasce ai tempi della scuola media. Facevamo parte di un corso musicale e abbiamo avuto lì un primo legame con uno strumento. Tre di noi (Francesco, Dario, Niccolò) suonavano la batteria e Michele invece ha iniziato a studiare chitarra classica.

D:Come si forma la vostra band? Come mai questo nome?

R: Ciò che ci ha legato inizialmente è stata la passione per gli U2 che Niccolò (il batterista) ci ha trasmesso; è stato un processo naturale che ha portato Dario e Francesco, inizialmente batteristi a cambiare completamente direzione e diventare gli attuali bassista e cantante del gruppo, al quale successivamente si aggiunse Michele, attuale chitarrista. Dopo le prime esperienze facendo cover abbiamo sentito l’esigenza di voler comunicare qualcosa di nostro, di voler cercare una propria identità musicale. Infatti è da più di un anno che scriviamo inediti. Stain che tradotto significa macchia è un nome venuto giù un po’ per caso, d’istinto, e indica l’obiettivo che ci siamo preposti con i nostri pezzi “lasciare un segno”.

D: Come vi descrivereste in tre aggettivi a chi non vi conosce?

R: Sarebbe difficile racchiudere in 3 aggettivi l’esperienza che stiamo vivendo, ma forse, ci descriveremmo come “intuitivi”, “semplici” ma “complessi”.

D:Qual è l’obiettivo principale che vi prefissate quando salite su un palcoscenico?

R:Come si può intuire dal nostro nome, il nostro obiettivo è lasciare un segno, di conseguenza quando si è sul palcoscenico si cerca sempre di stabilire un legame con chi è lì ad ascoltare, in modo da dargli quel qualcosa in più che vada oltre la nostra musica.

D: Quali sono le vostre influenze maggiori in ambito musicale?

R: Come detto in precedenza, il nostro primo legame musicale è nato con gli U2, un esempio che abbiamo seguito e continuiamo ad apprezzare. A questi però si aggiunge la passione per altri gruppi come Radiohead, David Bowie, Editors, Franz Ferdinand, Interpol e molti altri.

D:  Raccontateci del Contest Rec n Play che vi ha visti vincitori

R: Il “Rec n Play” è stata un’esperienza fantastica. Non ci era mai capitato di vincere o soltanto essere in competizione in un contest musicale. È grandioso vedere persone che impegnano il loro tempo per sostenere giovani come noi, accompagnandoli nel loro percorso artistico. Il Rec’n’play ci ha permesso di creare una piccola cerchia di amici che condivide quello che facciamo. Vedere le persone che erano in concorso con noi sotto il palco ai nostri concerti scalda il cuore, allo stesso modo lo fa vedere i loro progressi.

D: Cosa ci dite riguardo The compromise? Come nasce questo brano?

R: Grazie alla vittoria del “Rec n Play” abbiamo avuto la possibilità di realizzare un videoclip di un nostro brano. Il video live di “The Compromise” è stato pubblicato qualche giorno fa ed è il nostro secondo lavoro che pubblichiamo dopo il primo singolo “Free Man Lost in the Ocean”. E’ un brano che nasce da una riflessione sulla poesia di Kipling “The white man’s burden” (il fardello dell’uomo bianco). Abbiamo deciso di vederla diversamente come “The right man’s burden” (il fardello dell’uomo giusto) annullando completamente l’accezione razziale, anzi presentandola come provocazione. Il compromesso di cui parliamo nasce dalla distinzione fra ciò che è giusto e ciò che è considerato giusto.

D: Partecipereste mai ad un talent show?

R: Molta gente ci ha posto questa domanda ma al momento non la riteniamo la giusta direzione da prendere. Sentiamo il bisogno di voler trovare una propria identità autonomamente, senza dover seguire delle regole ben precise che un talent può presentare. Ciò non toglie che ci possa essere una possibilità in futuro, ma per adesso non la consideriamo.

D: C’è un palcoscenico che in futuro sognate di calcare?

R: Ci sarebbero molti palchi dove sarebbe grandioso avere la possibilità di suonare: il Sziget Festival, il Madison Square Garden per citarne alcuni. Il Piper Club di Roma era in questa lista ed è stata un’esperienza incredibile l’anno scorso esibirsi lì dove abbiamo vinto il “Tour Music Fest”, contest nazionale presieduto da Mogol.

D: Quali sono i vostri futuri progetti?

R: Siamo per entrare in studio per registrare il nostro primo album che uscirà a Settembre e che sarà seguito da un tour europeo. Sarà una prima grande occasione per far conoscere quello che facciamo, e non vediamo l’ora di partire in questa bell’impresa.


Ringraziamo gli Stand per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e sorprendersi.

Intervista realizzata da Manuela Ratti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *