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Danzatrice classica



Ci sono sensazioni che la Terra non conosce; sono troppo umani i suoi pensieri, troppo umani i suoi percorsi. Non c’è via di uscita per un mondo che resta racchiuso in una scatola: si vorrebbe fuggire, volare via, diventare un’altra persona. Ci sono sensazioni che la vita vorrebbe incontrare, che il mondo vorrebbe guardare. Sono quelle sensazioni che si scorgono casualmente quando si guarda il cielo e si diventa eterni; sono tante le sensazioni, ma le più immortali, le più lucenti e limpide, accadono in punta di piedi..
.. In punta di piedi, si conosce il cielo o le stelle, quando il buio investe anime senza consapevolezze; in punta di piedi, si diventa esattamente chi si è sempre sognato di essere: colmi di sogni e sinonimi di un tempo che apparentemente termina con il suo iniziare ma che, solo dopo, si accorge essere il tempo che abbiamo desiderato: infinito, eterno, immortale. In punta di piedi… In punta di piedi, la vita è semplicemente magia, miracolo, unione tra Cielo e Terra, quelle due dimensioni che creano un nuovo mondo conosciuto solo da noi stessi; è il potere della danza classica. E’ la vita racchiusa in un istante, è l’inconscio, è lo sguardo rivolto verso orizzonti lontani, è il sorriso di chi ama e sogna, è sacrificio e lotta, è insieme di emozioni, è la danza. 

Serena Rainò - In punta di piedi

 

Protagonista di oggi è Serena Rainò, splendida ballerina classica il cui amore per la danza si percepisce dal mondo racchiuso nel suo sguardo: un suo mondo personale, fatto di anima e cuore, fatto di musica e passi, di pensieri e sentimenti percepibili solo in punta di piedi. Figlia d’arte, iniziata alla danza da Alfredo Rainò, studia con artisti internazionali come Ingrid Ebert del Teatro dell’Opera di Dresda, Ramona de Saa del National Ballet di Cuba, Diego Dolcini del Comunale di Firenze, Loretta Alexandrescu del Teatro Rapsodia di Bucarest, Emanuela Tagliavia, docente di Contemporaneo all’Accademia del Teatro alla Scala. Interpreta vari ruoli nel repertorio classico con l’Associazione Artistica “PROMETHEVS”.

Laureata in Scienze Psicologiche dell’intervento clinico, si qualifica in Biodanza, mentre continua la sua attività di insegnante e coreografa presso l’associazione “PROMETHEVS”. Superata la selezione, studia all’Accademia del Teatro alla Scala per specializzarsi nell’insegnamento della tecnica Classico Accademica.

.. In punta di piedi, Serena viaggia e vola in mondi sempre distanti ma in realtà vicini; per questo, le lasciamo la parola per condurci in quei luoghi che solo la danza ha il potere di incontrare.


D: Come si sviluppa la tua passione per la danza?
R: La danza fa parte di me praticamente da quando sono nata; figlia di un primo ballerino étoile e di una violinista concertista, sono praticamente cresciuta in un mondo, quasi onirico, fatto di grande musica e di danza nella sua più raffinata espressione. I miei ricordi più vecchi infatti hanno i contorni evanescenti, ma luminosi, dei sogni: mio padre che insegnava con me (piccolissima) nel marsupio, le serate scintillanti al Teatro dell’Opera di Roma per i balletti, i concerti di mia mamma a cui andavo ad assistere fin da quando i miei piedi ancora non toccavano il pavimento se stavo seduta sulle poltroncine di velluto rosso di un auditorium.

D: Descrivici la tua gavetta all’interno di questo campo artistico
R: La mia gavetta inizia di pari passo con il camminare; ho cominciato gli studi con mio padre e questo percorso mi ha portata a studiare anche con molti altri maestri internazionali (Ramona de Saa, Ingrid Ebert, Loreta Alexandrescu, Frederic Olivieri, Emanuela Tagliavia, Vera Karpenko, per citare i maggiori). Attualmente studio all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano e non potrei essere più felice.

D: Cosa pensi contraddistingua la danza da altre forme artistiche?
R: Sinceramente ancora oggi non ne ho trovato la giusta definizione. Come tutte le forme d’arte, la danza descrive la vita, ma allo stesso tempo è la vita stessa. Per esempio, un dipinto finito non ha più bisogno del suo autore; la danza invece non esiste senza il corpo del ballerino. La danza vive nello spazio e nel tempo della sua espressione, ma dopo la performance ne resta solo una ripresa video, qualche foto o un ricordo. Per questo è più preziosa.

D: Qual è il più bel ricordo vissuto da te in questo mondo?
R: Potrei farvi un elenco lunghissimo di ricordi indimenticabili ma probabilmente il più potente di tutti resta ancora il giorno in cui ho affrontato l’audizione all’Accademia del Teatro alla Scala e, una settimana dopo, ricevuto la lettera di ammissione.

D: Quali credi siano le doti che deve avere un bravo ballerino?
R: Un bravo ballerino deve essere ovviamente fisicamente dotato e predisposto al movimento danzato. Le doti fisiche richieste sono molte: longilineità, elasticità, gambe lunghe, busto corto, testa proporzionata, collo del piede, ottima rotazione en dehors dell’anca, struttura muscolare armoniosa (soprattutto per le donne), superare un certo standard di altezza (soprattutto per gli uomini). Ovviamente questi parametri cambiano anche a seconda dell’evoluzione della danza: attualmente gli stili hanno raggiunto virtuosismi tali da richiedere una fortissima preparazione atletica e senza una buona base fisica non sarebbe possibile. Altre doti invece sono: coordinazione, musicalità, ottima memoria, velocità di apprendimento, ottima concentrazione, buona elevazione nei salti, buona pirouette (giro), pazienza, umiltà, costanza, disciplina, espressività, artisticità. Se possiedi la maggior parte di queste caratteristiche puoi aspirare a diventare un bravo ballerino.

D: Cosa ricordi della tua prima esibizione in un teatro? In cosa pensi di essere maturata da allora?
R: Della mia prima esibizione in teatro ricordo il mio tutù Degas bianco (gonna di molti strati di tulle lunga fino alle caviglie per intenderci) e la musica incredibilmente bella (“Barcarola” dai Racconti di Hoffmann). Ricordo il viso emozionato delle mie compagne e il pubblico ammutolito all’aprirsi del sipario di velluto. Ma anche dettagli che tutt’ora vivo e che non smettono di emozionarmi come la prima volta: l’odore di legno del palcoscenico, il calore dei fari sulla pelle, l’atmosfera di attesa festosa prima dello spettacolo, l’emozione condivisa di un passo a due, lo scrosciare degli applausi a fine performance. Da quel primo spettacolo sono cambiata infinitamente, sono cambiati i miei sogni, le mie aspirazioni e la stessa consapevolezza del mio corpo in relazione alla danza.

D: Se dovessi descrivere la danza attraverso tre aggettivi quali sarebbero?
R: Educativa, catartica, totalizzante.

D: Qual è il genere di danza che più ti appartiene? Cosa lo differenzia da altri stili?
R: La Danza Classica senza dubbio, per la sua storia, la tradizione, la poesia e la ricercatezza di ogni movimento. Alcuni pensano che sia troppo inquadrata, troppo rigida o addirittura limitante, ma il complesso sistema di regole e la vastità della disciplina non sono che strumenti di libertà per me. Le scarpe da punta sono ali, e se si vola ci si dimentica persino del dolore. Inoltre attualmente, anche grazie al lavoro di artisti come Bolle, la danza classica non è più solo per pochi ma è fruibile anche dal grande pubblico.

D: Hai avuto l’occasione di essere a contatto con famose personalità della danza. Cosa hai avuto modo di apprendere da loro?
R: Ogni grande artista ha qualcosa di speciale e unico che lo rende diverso dagli altri e “vincente” a suo modo. Dal mio papà ho appreso soprattutto la versatilità e la creatività oltre che molte nozioni di preparazione e gestione di un vero e proprio spettacolo teatrale. Da alcuni maestri ho carpito la velocità di apprendimento, il metodo e tanti trucchi del mestiere. Attualmente ho la fortuna di studiare con Loreta Alexandrescu (docente di Tecnica Classica in Accademia), che oltre ad insegnarmi la sua materia, mi ha aperto la mente ad un modo di pensare la danza e la disciplina incredibilmente vasto e ricco di possibilità, il tutto condito da una personalità forte e affascinante. Poi ho avuto la fortuna di veder ballare da vicino artisti come Iana Salenko, Julie Kent, Roberto Bolle, Carla Fracci, e da ognuno di loro ho ricevuto ispirazione senza confini.

D: Qual è il tuo sogno più ambizioso in questo campo?
R: Non posso dirvelo… ma riguarda il campo della didattica e l’insegnamento della danza, che sono la mia dimensione e la mia più profonda passione. Se dovessi realizzarlo sarete le prime a saperlo!


Ringraziamo Serena per la collaborazione, augurandole di realizzare tutti i suoi sogni e di continuare a coltivare la sua più grande passione.

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

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