Sabrina Rizzo- Lascia che la musica ti porti lontano

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Soprano

Facebook: Sabrina Rizzo

Youtube:Monica’s waltz


Sabrina Rizzo è un soprano italiano nato ad Alcamo, in Sicilia. Ha conseguito il diploma di maturità classica presso il liceo statale “Santi Savarino” di Partinico. All’età di 15 anni inizia i suoi studi musicali a Palermo e nel 2013 viene ammessa al conservatorio “Arcangelo Corelli” di Messina, nella classe di Mario Luperi. Nel 2016 consegue il diploma di I livello in canto lirico nella classe di Silvia Dalla Benetta e nel luglio 2018 conclude i suoi studi accademici conseguendo la laurea di II livello in canto lirico sotto la guida del tenore Marcello Nardis.

Ora lasciamo la parola a Sabrina Rizzo, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


 

D:Ciao Sabrina! Iniziamo con la domanda che facciamo a tutti: come hai scoperto l’amore per la musica?

R: Il mio amore per la musica nasce da bambina, in casa ascoltavo musica di ogni genere insieme alla mia adorata nonna Maria. La musica era la mia compagna di giochi preferita e ogni mia azione era accompagnata dal canto e dal ballo.

D:  Come mai ti sei indirizzata proprio verso il genere operistico?
R:Indirizzarmi verso il mondo dell’opera è stato del tutto naturale.  Da sempre le voci liriche mi hanno emozionato; così, iniziando la mia avventura con il canto, notai che la mia voce era predisposta verso questo repertorio. Ho cominciato ad ascoltare con una nuova curiosità e con una maggiore consapevolezza i titoli più noti del Teatro musicale, e sono andata avanti.

D: Sei mai riuscita a coinvolgere i tuoi coetanei, a portare gli amici in teatro?
R: Certo, sin dalle mie prime esibizioni in pubblico, concerti solistici o corali, ho sempre reso partecipi i miei amici, invitandoli, condividendo con loro queste esperienze, e quando ci ritroviamo dopo tanto tempo è nostra abitudine andare in teatro…è una piacevole consuetudine!

D: Quale opera è in cima ai tuoi desideri?
R:  In cima ai miei desideri sicuramente vi è l’opera barocca “Tamerlano” di Händel. Tutte le sue opere sono state per me amore al primo ascolto: Acis, Giulio Cesare, Rodelinda, Alcina, Ariodante, Messiah.
E’ affascinante e geniale in tutte le sue composizioni.

D: Raccontaci come sei arrivata in Germania…
R:L’arrivo in Germania nasce dall’esigenza di conoscenza e di un confronto con realtà diverse rispetto al contesto locale in cui mi sono riconosciuta fino allo scorso anno. Sentivo che dovevo in un certo senso mettermi in discussione, tentare di imparare quanto fosse più lontano dal mio quotidiano abituale. Così lo scorso luglio, terminando i miei studi accademici, ho preso il coraggio a due mani e grazie anche all’interessamento preziosissimo del mio Maestro, sono stata ammessa alla prestigiosa Hochshüle für Musik und Tanz di Köln. Ho iniziato un’esperienza magnifica in seno ad un’Istituzione musicale importantissima per la sua storia e per la sua vocazione al futuro. Docenti preparati e professionali, una struttura organizzativa efficiente e competitiva, un gruppo di studio eterogeneo -ci siamo noi, allievi di tante parti del mondo- insieme a parlare una lingua comune: la musica.

D:  Riguardo al tuo lavoro, credi che la situazione tedesca sia più favorevole rispetto a quella italiana?
R:Indubbiamente sì: ai giovani musicisti vengono proposte molteplici opportunità di studio e progetti concreti di avviamento al lavoro. Il livello è davvero molto alto rispetto (ahimè) allo standard italiano. In Italia il “fare” risente troppo spesso di relazioni e contingenze, simpatie e antipatie.

D: Quali sono le difficoltà per chi, come te, si trova a vivere all’estero dall’oggi al domani?

R:Per fortuna noi veniamo dalla grande stagione della generazione Erasmus. Ormai per i ventenni/venticinquenni di oggi c’è una specie di “abitudine” già diffusa ad accogliere e soprattutto ad essere accolti in Europa.
Sono stata molto fortunata in questa esperienza. Poi ovviamente una difficoltà obiettiva è imparare una lingua straniera come il tedesco: per fortuna in una vita normale fatta di studio, ma anche di quotidianità e di relazioni è tutto più semplice, perché necessario! In questa maniera la difficoltà si trasforma in opportunità: se posso aggiungere, il mio invito ai molti colleghi siciliani, alcuni dei quali ancora in Conservatorio, è proprio quello di guardarsi attorno e “fuori”, perché quello che ci sembra buono, se non addirittura ottimo a casa, è appena sufficiente all’estero, in un contesto didattico fortemente performativo basato sul rendimento e sull’efficienza: sia degli studenti, sia dei docenti.

D:  Cosa fai prima di entrare in scena?

R: Prima di entrare in scena ho l’abitudine di eseguire alcuni piccoli gesti scaramantici (solitamente di nascosto). Tendenzialmente non credo a queste cose, ma ogni volta mi dico… perche rischiare??

D: Cosa vedi nel tuo futuro?

R: Nel mio futuro vedo tanto studio, il sacrificio accompagnato da una forte determinazione e una famiglia mia, dei bambini, che possano ricevere la gioia che metto in tutto quello che faccio: anche e soprattutto nel “mio” canto.
Mi piace pensare: “The best is yet to come!”

Ringraziamo Sabrina Rizzo per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

Intervista a cura di Giulia Cucciarelli


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