Sabrina Brazzo – Volare ad occhi chiusi

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Sabrina Brazzo - Volare ad occhi chiusi

Ètoile internazionale

Sito Web: Sabrina Brazzo
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Sabrina Brazzo
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La Jas Art Ballet sarà in scena il 27 e 28 settembre a Milano al teatro Martinitt con lo spettacolo “Carmen” (coreografia di José Peres). Seguiranno poi in autunno altre date dello spettacolo “Il Mantello di pelle di drago”.




 

 


Gli occhi mirano sempre verso orizzonti lontani o verso cieli distanti o verso luoghi irraggiungibili; il nostro cuore urla spesso posti che desideriamo ma che sono difficili da visitare, perché fatti di ali che non possediamo o di momenti che non viviamo.
Costretti a camminare a testa bassa, ad occhi aperti.
Spesso.
A volte, però, ci sono eccezioni che fanno di noi esattamente le persone che vogliamo diventare, ci sono gesti su cui si fonda la vita che diventano lentamente attimi da raggiungere in qualsiasi momento, in qualsiasi parte della giornata.
Queste eccezioni prendono il nome di danza classica.
Non è semplice arte. Non è nemmeno semplice sogno. La danza classica è vita, è magia, è miracolo, è l’unico modo che abbiamo per raggiungere orizzonti lontani, cieli distanti, luoghi irraggiungibili. La danza classica è volo.

Oggi è con noi perciò una danzatrice che vola, che trasforma il palco in cielo e i passi in nubi. Sabrina Brazzo – questo il suo nome – ha questo potere: il potere di volare attraverso la danza e di trasportare il pubblico in una dimensione diversa, un mondo estraneo alla nostra quotidianità, un mondo percepibile solo dal cuore e dall’anima, luoghi che lo spettatore ritrova sul palcoscenico quando un angelo trasformato in donna compie passi e li tramuta in eternità. Vivendo ad occhi chiusi e sognando ad occhi aperti, ogni movimento è leggiadro, ogni gesto diventa divino, e persino lo sguardo assume il significato dell’esistenza: volare restando con i piedi per terra.

Nata a Portogruaro e vissuta a Venezia, Sabrina Brazzo si diploma alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala dove viene nominata Prima Ballerina nel 2001, dopo la sua interpretazione nel ruolo di Giselle di Sylvie Guillem. Da lì, ha interpretato i ruoli principali dei titoli più celebri del repertorio classico e moderno di grandi coreografi e ha danzato sui palcoscenici dei teatri più prestigiosi del mondo, tra cui l’Operà Garnier di Parigi, Convent Garden di Londra, Bunka Kaikan e NHK di Tokyo, Met di New York, Bol’soj di Mosca, Marjinskj di San Pietroburgo, Theatro Municipal di Rio de Janeiro. Nel maggio 2012, insieme al ballerino Andrea Volpintesta, forma la Jas Art Ballet, nuova compagnia di danza. Sono innumerevoli le sue esperienze, tra cui le collaborazioni con Carla Fracci, Simona Atzori e Roberto Bolle e la partecipazione ai videoclip musicali di Malika Ayane, Giovanni Allevi e Vasco Rossi. Nel settembre 2015 è inoltre Special Guest all’apertura del XX Festival Internazionale del balletto a Miami (USA), dove interpreta la “Morte del Cigno” per la Ode alla Danza e il passo a due del Cigno Bianco da “Il Lago dei Cigni”. Tra i premi e riconoscimenti vi sono invece il Premio Positano, il Premio Atzori, il Premio Rotary International Paul Harris Fellow, Premio Donne Eccellenti, Premio G.A.R. Bellini e, nel 2013, l’encomio YouManRight per il sostegno e il contributo culturale a favore dei Diritti Umani Universali ONU.

Ora lasciamo la parola a Sabrina Brazzo, con l’augurio più grande di continuare a volare e farci volare attraverso la sua sublime danza.


D: Come nasce la sua passione per la danza?
R: Sono nata ballerina, l’ho sempre avuta questa passione ed è come se fossi nata con lei. Sin da piccola ho sempre vissuto la danza come vita e quotidianità; con l’Accademia a 10 anni ho iniziato a studiare la disciplina e attraverso grandi personaggi la mia passione per il balletto si è sviluppata sempre più.

D: Qual è il ricordo più bello che la lega agli inizi della sua carriera?
R: Il mio diploma che segna l’inizio della mia carriera, giunto dopo 8 anni di scuola. Anche quando ho lavorato in Germania è stato un momento bellissimo. Un altro momento fantastico è stato quando mi hanno richiamato al Teatro alla Scala e fui scelta da Nureyev per “Il lago dei cigni”: un’emozione davvero bella ed incredibile.

D: Ha interpretato i titoli del repertorio classico e moderno di grandi coreografi quali Rudolf Nureyev, George Balanchine, Roland Petit. Come è stato reinterpretare dei balletti così importanti?
R: Ogni ruolo ha la sua storia, la sua tecnica e il suo personaggio, quindi interpretare la coreografia diventa difficile e bisogna capire pian piano come potersi migliorare. La cosa bella è che ogni giorno si scoprono nuovi aspetti durante l’interpretazione; scoprire le caratteristiche dei personaggi è per me parte del senso della vita.

D: Ha avuto la possibilità di danzare in numerosi teatri; c’è uno di questi che rievoca in lei particolari emozioni?
R: Ho ballato in tutti i teatri più belli del mondo: l’Opera di Parigi è stato il più difficile perché in Francia la danza è fondamentale quindi dovevo essere perfetta poiché vi è molta criticità soprattutto verso i ballerini stranieri. Nonostante ciò sono riuscita a superare tutte le difficoltà. Bellissime anche le esperienze a Mosca e in Giappone dove c’è stato molto più calore da parte del pubblico.

D: Ha condiviso il palco con Roberto Bolle molte volte come partner di danza durante il “Bolle & Friends”. Quale creda sia stato il segreto principale che ha creato empatia durante le esibizioni?
R: Io e Roberto siamo cresciuti insieme, abbiamo iniziato questo percorso insieme. La nostra è un’amicizia dietro le quinte che si sviluppa anche al di fuori; uno degli ingredienti fondamentali è sicuramente il grande rispetto che ci unisce.

D: Numerosi sono i riconoscimenti che ha ottenuto durante la sua carriera. Si sarebbe mai aspettata agli inizi della sua carriera di arrivare ad un livello così importante?
R: Sentivo che potevo arrivare; ho iniziato da una scuola privata e successivamente in accademia dove si riceve il diploma. Quando da piccola facevo gli esercizi notavo delle differenze rispetto alle altre bambine, dentro di me sentivo di poter fare bene. La consapevolezza si è affermata poi con la maturità anche grazie alle conferme lavorative. Da piccola avvertivo il talento e sentivo di poterlo sfruttare.

D: Ha collaborato anche con importanti personalità musicali come Malika Ayane per il suo videoclip. Quali sono le differenze che ha colto rispetto all’esperienza teatrale? Parteciperebbe nuovamente ad un progetto simile?
R: Ho preso parte anche ad altri progetti musicali con Giovanni Allevi e Vasco Rossi. Sono esperienze che rifarei molto volentieri, un’artista non si deve chiudere in un certo tipo di esperienza; c’è sempre il bisogno di rinnovarsi e provare diverse emozioni.

D: Nel 2012 ha fondato insieme ad Andrea Volpintesta la Jas art Ballet, compagnia di giovani e talentuosi ballerini. Come nasce questa idea?
R: L’idea è venuta da nostro figlio Joseph, e il nome della compagnia deriva dalle tre iniziali dei nostri nomi: Joseph, Andrea e Sabrina. Un giorno io e Andrea stavamo discutendo sulla situazione della danza in Italia che è molto difficile; Joseph quindi ci ha proposto di fondare noi stessi una compagnia.

D: Qual è l’esperienza che più ha segnato la sua carriera? Perché?
R: L’esperienza che più mi ha segnato è quella con Silvye Guillem , lei mi ha insegnato tantissimo e mi ha permesso di mettermi alla prova con diversi stili di danza. Ho interpretato la sua Giselle, con grande intensità senza perdere la serietà del personaggio; da qui ho capito che si potevano interpretare ruoli in maniera diversa.

D: Quali sono i suoi futuri progetti?
R: Ce ne sono molti: la “Carmen” con Jose Pèrez, un tour in giro per l’Italia sia con la Carmen che col “Mantello” di Volpini e infine un progetto al quale non vedo l’ora di partecipare, una nuova versione del “Lago dei cigni”, coreografato da Giorgio Azzone, talentuoso e giovane artista.


Ringraziamo Sabrina Brazzo per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, con l’augurio più grande di continuare a volare e farci volare attraverso la sua sublime danza.

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

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