Roberto Amadè – Come pioggia, le emozioni

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Musicista, cantautore e pittore

Sito Web: Roberto Amadè
Facebook: 
Roberto Amadè




Roberto Amadè – Let’s Feel Better

Le parole scendono come pioggia, quando scivolano tra i pensieri e non riescono a
star ferme.. scorrono, mentre i momenti si cristallizzano in ricordi. Il suono della
pioggia crea la musica della vita, e ciò che amiamo costruisce la poesia di cui sono
fatti gli attimi che viviamo. La musica è stata poesia sin dall’origine dei tempi, sempre
stata l’unico modo per scoprire le sfaccettature di cui è fatto l’animo umano. La musica
ci tiene vivi, e lo fanno anche le parole che creano la loro essenza nell’esatto momento
in cui ci sentiamo bene, ci sentiamo vivi.

 

 

Il protagonista di oggi è Roberto Amadè, cantautore, musicista e pittore che costruisce tutto su musica e parole, la cui intensità provoca il calore nell’anima e il bisogno di ascoltare la pioggia che cade solo per udirne il leggero suono che trasmette sulla nostra pelle. La musica di Roberto non è solo musica, ma è pura poesia cantata che, mescolata con uno stile musicale del tutto unico e originale, crea il bisogno di ascoltarne ogni singola nota e parola, solo per sentirsi bene dentro. Le note di Amadè attraversano anche tele bianche, che si trasformano in colori e pennelli. Lo sfondo dorato fa da cornice ai protagonisti che, come in un teatro, comunicano tutto il loro benessere, tutto il loro segnare, al pubblico, immobile ad ammirarli.

Figlio d’arte (suo padre è Claudio Cappella, contrabbassista stabile presso l’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano dal 1979), Roberto Amadè è diplomato in pittura presso l’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino e una sua opera, dal titolo “Abbado”, è conservata presso la Fondazione del Teatro alla Scala.

Dopo aver studiato pianoforte, si avvicina allo studio dei generi blues, soul e jazz; questo porta Amadè a studiare attentamente vari timbri stilistici sia vocali sia strumentali. Resta molto affascinato dalla musica per il cinema e nel 2008 compone la colonna sonora del film “La terra nel sangue” diretto da Giovanni Ziberna. Nel 2010 vince il Premio Bindi, ricevendo il premio SIAE per la miglior musica e il miglior arrangiamento. Il 15 settembre 2010 pubblica l’album d’esordio Tutti gli incanti della vita, prodotto da Bruno Tibaldi e distribuito da Universal Music Group. Grazie alla vittoria del Premio Bindi, partecipa insieme a Cristiano De Andrè, Alberto Fortis e Francesco Baccini alla rassegna Palco d’Autore esibendosi al Porto Antico di Genova e ricevendo l’omonima Targa “Palco d’Autore”. Nel dicembre 2010 è il vincitore di Area Sanremo con il brano Come pioggia, ottenendo l’ammissione al Festival di Sanremo 2011 dove si aggiudica il terzo posto nella categoria “Giovani”. L’anno successivo Roberto Amadè diventa il supporter del tour teatrale di Francesco Renga che gli permette di esibirsi nei maggiori teatri italiani. Nel 2013, collabora come autore e compositore dell’album “Come in cielo così in guerra” di Cristiano De Andrè scrivendo il brano “Disegni nel vento”. Nel febbraio 2014, realizza un grande concerto presso il Teatro Impero di Marsala, organizzato dal Centro culturale e artistico di Ignazio Boschetto, membro del celebre trio internazionale Il Volo.

Come pittore, partecipa a numerose aste presso la casa d’aste “Meeting Art”. I suoi dipinti sono visibili sui siti certificati d’arte come Ars Value del Sole24ore. Nel 2014, partecipa alla collettiva “Opera prima” presso il Palazzo Oddo di Albenga insieme a numerosi celebri artisti contemporanei come Andy, Scanavino, Licata, Mirò, Boyes. Nel dicembre 2014, di fondamentale importanza è la sua esibizione “In my secret life” curata dal critico d’arte Massimo Cotto; l’evento viene mostrato nel febbraio 2015 durante il Festival di Sanremo. Nel gennaio 2015, Amadè viene chiamato dal Governo di Dubai per partecipare come cantante nell’evento “ArtMob in Dubai”, una manifestazione che unisce artisti da ogni parte del mondo. Per questo progetto, Amadè ha lavorato con il famoso cantante afro-americano Joey Blake e il giapponese Gene Shinozaki.

Lasciamo ora la parola a Roberto Amadè, con l’augurio più grande di continuare a trasmettere emozioni che scendono come pioggia.


D: Come nasce la sua passione per tutto quello che riguarda l’arte, in particolare la musica e l’arte visiva?
R:
La mia passione nasce in famiglia grazie a mio padre che è un contrabbassista dell’Orchestra Sinfonica del Teatro alla Scala ed ha collaborato con importanti personalità artistiche come Luciano Pavarotti. Grazie a ciò, la musica è stata una parte profonda della mia vita: ho imparato a suonare grazie a lui. Grazie a mio nonno, che era un pittore, ho iniziato invece ad apprezzare l’arte e, migliorandomi attraverso corsi e master, ho fatto si che ciò potesse diventare un lavoro.

D: Nel 2011 giungi al podio a Sanremo giovani. Cosa ricordi di quell’esperienza? Parteciperesti nuovamente a sanremo?
R: Si, parteciperei nuovamente volentieri. Ho un ricordo bellissimo di quell’esperienza legato anche ad un’ingenuità dal punto di vista lavorativo. Il mio mondo era prettamente la musica folk e ho deciso di iscrivermi all’Accademia (attuale area Sanremo), trovandomi a vincerla. E’ stato memorabile perché è stato uno scalino in più per la mia crescita professionale. Un’esperienza da ripetere assolutamente.

D: Subito dopo inizi a collaborare con grandi nomi della musica italiana; apri i concerti di Francesco Renga e collabori con Cristiano De Andrè. Cosa queste due figure ti hanno lasciato come messaggio per il futuro?
R: Francesco è una persona molto gentile ed amichevole. La sua grandissima umiltà mi ha insegnato che non bisogna mai sentirsi più di quello che si è. Per quanto riguarda Cristiano De Andrè, è stato un altro tipo di esperienza, poiché mi sono trovato a scrivere insieme a lui ed è stato unico soprattutto perché sono cresciuto con le canzoni di suo padre. Tutti dovrebbero cercare collaborazioni e scrivere per altri, è un’esperienza che cambia.

D: Ricevi inoltre un’importante onorificenza per l’arrangiamento sinfonico della canzone “Cara” di Lucio Dalla. Come è nata la scelta di questa canzone e come si è poi sviluppata nel corso del tempo?
R: Sono stato contattato da Bruno Santori, un caro amico ,uno dei migliori direttori d’orchestra di musica classica e leggera, famoso direttore d’orchestra di musica leggera. Stava tenendo un corso di aggiornamento e mi chiedeva se potessi partecipare come studente. Le canzoni erano assegnate già dal corso; il mio arrangiamento fu considerato il più bello ed è stata un’immensa soddisfazione vederli interpretato dall’orchestra sinfonica di Sanremo.

D: Nel 2014 tu e Ignazio Boschetto, membro del trio pop lirico il volo, siete stati protagonisti di un magnifico evento a Marsala. Come nasce la collaborazione con lui? Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
R: Con Ignazio, la collaborazione è nata perché all’epoca di Sanremo e qualche mese prima ho stretto contatti professionali con Michele Torpedine, il manager de Il Volo. Ciò ha permesso a me e ad Ignazio di stringere una collaborazione lavorativa ed amichevole. Sin da quando ci siamo conosciuti abbiamo avuto questo sogno che è stato reso possibile grazie alla sua “Associazione Artistica Ignazio Boschetto”. Durante quell’occasione ho avuto modo di esibirmi con un coro gospel composto da 35 persone più una band. E’ stata la coronazione di un desiderio romantico.

D: Quali sono le similitudini e le differenze che hai riscontrato nel mondo dell’arte visiva e quello musicale?
R: Sono due mondi estremamente differenti e per questo motivo li affronto in maniera opposta. Quando realizzo un dipinto o una scultura posso esprimermi nella totale libertà, senza alcun tipo di condizionamento, e durante la mostra non avverto coinvolgimenti da un mercato, cosa che accade invece dal punto di vista musicale.

D: Come definiresti la tua arte visiva? Cosa ti piace raccontare attraverso quest’ultima?
R: Mi piace raccontare quello che vivo in quel momento. Nell’ultima mostra ho voluto raccontare la rinascita dell’uomo attraverso una serie di strumenti musicali distrutti; io li assemblo tra di loro e creo quella che è la rappresentazione dei momenti difficili.

D: Raccontaci del tuo dipinto “Abbado” sito nella di una Sala Privata della Filarmonica del Teatro alla Scala di Milano.
R: E’ un dipinto realizzato anni fa, che ho dedicato ad uno dei più grandi direttori d’orchestra di tutti i tempi; inoltre è segno di ribellione. E’ un quadro che ho donato alla Filarmonica del Teatro La scala, accolto con grande ammirazione. La musica e l’arte hanno segnato questo posto fin da sempre.

D: Per quanto riguarda l’arte ci sono stati pittori che hanno influenzato il tuo modo di vedere le cose?
R: Sicuramente, tra cui Klimt e Chagall ma anche impressionisti come Monet e Renoir, e cerco di ricordare quello che ho imparato tramite loro. Si può trovare ispirazione però anche in un’artista di strada.

D: Per quanto riguarda l’arte ci sono stati pittori che hanno influenzato il tuo modo di vedere le cose?
R: Ho appena pubblicato il nuovo album di inediti intitolato “Bravery” che ho presentato in Francia lo scorso Giugno. Il lavoro, uscito con la Vanity Label Respect, è stato registrato presso Sound Sistemi a Santhià e presso Respect Studio a Trino (VC), mixato presso lo Studio impatto di Bologna e masterizzato presso il Bionic Studio nel Vermont (Stati Uniti) da Enrique Gonzalez Muller e Tom Hutten. La distribuzione digitale è affidata a Cd baby, azienda dell’Oregon (Stati Uniti). Il brano “Bravery”, che dà il titolo all’album, ho avuto la fortuna di eseguirlo insieme al maestro Beppe Vessicchio e i solist del Sesto Armonico a Novara, alcuni mesi fa, un momento indimenticabile. Sto inoltre preparando alcune mostre d’arte Contemporanea e sto costruendo alcuni progetti artistico/musicali negli Emirati Arabi.

 

Ringraziamo Roberto Amadè per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a trasmettere emozioni che scendono come pioggia.

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti
Pubblicazione a cura di Roberta Giancaspro

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