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Band 


Nella musica dei Parco Lambro, vediamo una continua voglia di ricercare, una continua voglia di sognare, sperimentando, ed è così che loro hanno raggiunto un equilibrio musicale molto bello. 

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Parco Lambro è un quintetto formatosi nel 2014 in uno scantinato bolognese.
Inizialmente i brani nascono da lunghe improvvisazioni con un sound che si rifà a gruppi come Area e Soft Machine. Tuttavia PL continua a sperimentare con suoni elettronici, armonie jazz, ritmi punk e canzoni. Il risultato è una musica ibrida e ricca di riferimenti, che non vuole farsi etichettare.
Nel gennaio 2016 viene registrato il primo disco – pubblicato a luglio per Music Force e Toks Records – dal titolo “Parco Lambro”. Questo lavoro discografico riassume il percorso musicale svolto dalla band nei suoi primi due anni di attività.
Nel 2015 ha partecipato allo stoner festival Pietrasonica e nel 2016 a Tarcento Jazz.

Lasciamo la parola ai Reveers, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


D: Come nasce la tua passione per la musica?
R: Ognuno di noi ha la sua storia, ma come Parco Lambro abbiamo cominciato da amici. Ci trovavamo a suonare senza altro scopo che passare due o tre giornate a tirare fuori tutta la musica che ristagnava dentro di noi. Ne è uscita una valanga!

D:Qual è un musicista o cantante dal quale avete attinto maggiori influenze musicali?
R: Il nostro quintetto nasce quartetto, ma dopo meno di un anno – diciamo, appena abbiamo avuto bisogno di un “vero” batterista – si è aggiunto Alessandro, diventando il quinto vertice del nostro pentagono di luce.
L’idea di chiamarci così è stata di Clarissa. È un modo di trovare continuità con un momento un po’ dimenticato della musica d’avanguardia italiana, di cui furono un punto nevralgico proprio i festival del Parco Lambro a Milano, a metà anni Settanta. Nella nostra musica portiamo l’idea che abbiamo di quel modo caotico e fantasioso di vedere il mondo.

D: Quanto tempo avete impiegato per raggiungere un vostro equilibrio determinando un vostro stile musicale?
R: Da quando siamo in cinque direi che per ognuno di noi è chiaro il suo ruolo all’interno del gruppo. Ciononostante, vogliamo sempre cercare e sperimentare strumenti e sonorità nuove, quindi il sound della band è sempre in evoluzione.

D: Nel 2016 esce il vostro primo disco. Come lo descrivereste a chi non ha avuto la possibilità di ascoltarlo?
R: Il nostro primo disco è un concerto da paura! Cinquantacinque minuti tutti d’un fiato, botte di suono, paesaggi eterei, stormi di dinosauri volanti che affollano il soggiorno. Vestitevi comodi e aprite le orecchie verso l’interno di voi stessi!

D: C’è una canzone presente all’interno di questo album alla quale siete maggiormente legati?
R: Ognuna è legata a qualche ricordo o qualche emozione particolare, ma forse quella più “presente” nelle nostre vite e Ibis, il finale almeno. Sicuramente provarla e riprovarla ci ha accorciato la vita!

D: Quali sono gli elementi che secondo voi caratterizzano la vostra musica?
R: La botta di suono, innanzitutto, ma anche la capacità di cambiare ambiente e atmosfera. Sicuramente la nostra è una musica che richiede dedizione da parte dell’ascoltatore e il modo migliore di usarla è lasciarsi trasportare. Per questo, probabilmente, ascoltarci dal vivo è il massimo. Ma questo primo disco sicuramente è una buona alternativa.

D: Qual è il vostro sogno in ambito musicale?
R:Che più gente possibile ascolti i nostri dischi e, per dargli una mano, viaggiare il mondo suonando la nostra musica.

D: Cosa vi piacerebbe la gente pensasse dopo avervi ascoltato?

R: Ci piacerebbe che si perdessero nella contemplazione delle cose semplici, e che ci volessero ascoltare ancora.

D: Come immaginate la vostra carriera tra 10 anni?

R: Non saprei, ma speriamo di avere ancora idee per nuova musica, insieme alla voglia e alla possibilità di continuare a farla.

Ringraziamo i Parco Lambro per la collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandole di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

 

Intervista realizzata da Manuela Ratti

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