Osvaldo Supino – Imparare ad amarsi

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osvalso supino

Cantante

Sito Web: Osvaldo Supino
Facebook: 
Osvaldo Supino


Abbiamo intervistato lo scorso anno Osvaldo Supino, ma lo scorso 2017 e questo 2018 stanno portando per lui tante novità che abbiamo deciso di farci raccontare in questa nuova intervista, tra rivelazioni, progetti e desideri. 

Lasciamo la parola a Osvaldo Supino, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso. 

 
osvaldo supino _ amati1

 

Ora lasciamo la parola a Osvaldo Supino, con l’augurio di proseguire in questo meraviglioso percorso.


 

D: Ci siamo sentiti lo scorso anno per un’intervista. Cosa è cambiato nella tua vita professionale da allora?
R: Ho girato molte nuove città e avuto modo di far conoscere questo lavoro a molte persone attraverso i singoli e i video estratti. Resolution è assolutamente fino ad oggi il mio progetto più “completo” ed è per questo che ancora oggi, dopo un anno, continuo a portarlo in giro, ma se ha avuto così tanta risonanza di sicuro lo devo ai miei fan e a chi mi ha supportato.

D:A febbraio hai ricevuto una nomination nella categoria Best Music Video ai Los Angeles Indipendent Film Festival Awards come unico artista italiano in gara con il videoclip di Back Home. Cosa ci dici in merito?

R: La nomination è arrivata con Back Home, uno dei pezzi forse più intimi di questo pezzo che tra l’altro non è stato neanche un singolo, ma solo un video estratto. E’ stato particolare perchè è il pezzo che ho dedicato a mia sorella con cui non ho avuto un rapporto per molti anni, ed è uno dei punti su cui sono tornato varie volte prima di accettare di pubblicarla. Avevo paura che fosse frainteso il senso di tutto questo e invece il cuore ha vinto. Fare musica oggi, specialmente da indipendente, non è un percorso semplice, tutt’altro. Però poi quando arrivano queste cose, ti ripagano di tutto il lavoro fatto. Sono onorato di vedere quel nome italiano li, ma sono anche felice per Pietro Barba e Giovanni Perolo che ne hanno curato il video.

D: Il 20 marzo invece hai pubblicato un brano chiamato Amati. Raccontaci meglio
R: Ho ricevuto “Amati” due giorni dopo aver saputo che una mia fan era scomparsa di anoressia e in un certo senso tutto è stato guidato da questo, e forse anche dal senso di colpa di non essere riuscito a capire prima la gravità della situazione. Per tutto il processo di lavorazione mi sono sentito guidato da lei, perchè proprio mentre ci lavoravo trovavo dei segnali, mi arrivavano delle mail da persone a lei molto strette… e se all’inizio ero un po’ in dubbio se tenerla in Italiano, proprio la profondità e sincerità delle parole che ha scritto Andrea Villella mi ha convinto. Amarsi è un concetto base oggi, per vivere in un mondo troppo veloce e per troppi versi senza senso come il nostro. Ma è qualcosa che dobbiamo imparare a fare, a ricordarci di fare, ogni giorno. Io in primis.

D: Dopo tanti singoli in lingue straniere come è stato ritrovarsi faccia a faccia con la lingua italiana?
R: Anche se non ho pubblicato niente prima di amati, ho fatto molti tentativi in Italiano ed io di mio vengo da una cultura della musica italiana. Per anni ho cantato e amato, e lo faccio tutt’oggi, Baglioni, Giorgia… Perciò la mia non è stata mai una scelta di internazionalità a tutti i costi. Avevo solo bisogno della chiave giusta, e con “Amati” è arrivata.

D: Quali sono le differenze che percepisci tra il pubblico estero e quello italiano?
R: In Italia sono sempre un po’ più frenato e ho più paura, all’estero mi lascio molto più andare. Non importa la dimensione e l’importanza dell’evento o del concerto, ma dall’inizio funziona così. Forse all’estero sono più aperti a quello che hai da dire, danno importanza alle firme che hai sul disco, alle collaborazioni musicali.

D: Quali sono i sogni le aspettative riguardo questo 2018?
R:La voglia è sempre la stessa, continuare a condividere la mia musica in più modi possibili. Possono cambiare i tempi, i singoli, i palchi e anche il numero di persone che ti segue. Quando ami la musica, è farla è ciò per cui lavori, ed è quella l’unica cosa che importa.


Ringraziamo Osvaldo Supino per la sua collaborazione e per il tempo che ci ha donato, augurandogli di continuare a sorprenderci e a sorprendersi.

 

Recensione a cura di Stefania Meneghella
Intervista realizzata da Manuela Ratti

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